*RECENSIONI*
Se avete recensioni degli album (o dei film) di Mariah vi prego di inviarmele
GRAZIE!
CHARMBRACELET - Da Tutto Dicembre
2002-
"Dopo il flop di Glitter ecco la "rinascita" di Mariah Carey: un nuovo album
che ripropone una vecchia formula" Anche nel periodo più nero della sua carriera,
quello recente del film-flop Glitter, non abbiamo smesso di fare il tifo per
Mariah Carey. Un po' per la sua voce flautata, in grado di coprire con la più
totale naturalezza note che i comuni mortali neanche riescono ad immaginare,
un po' per la sua vita eccessiva, fatta di grandi successi e di amori da rotocalco.
Noi abbiamo sempre fatto il tifo per lei, ma molti suoi fans l'hanno abbandonata,
lasciandola in balia della depressione. Ora Mariah ci riprova, con album e casa
discografica nuovi. Si parla di rinascita, ma a ben ascoltare di nuovo c'è ben
poco. Non che la cosa ci dispiaccia, anzi. C'è la solita dose di hip-pop ben
suonato (si va dal nuovo divo Cam'ron al classico Jay Z), di r&b da classifica.
Insomma, c'è la solita overdose di Mariah che canta come una dea, ma di questo
noi non ci stancheremo mai, noi.
2 stelle e mezzo (cioè tra il mediocre e il buono n.d.r)
Michele Monina
CHARMBRACELET
- Billboard-
Il titolo del nuovo album di Mariah Carey (il primo con la sua etichetta discografica,
distribuita dalla Island Def Jam, Monarc) richiama alla memoria tempi più semplici
ed innocenti. Ed è precisamente quello che Mariah desiderava fare e che ha pubblicato
in Charmbracelet. Mentre i fans dei primi anni ''90 troveranno molto da apprezzare,
quelli che hanno amato il nuovo stile hip-hop si sentiranno abbandonati. La
classica Mariah si apre in Charmbracelet con l'autobiografica "Through the Rain,"
il racconto di come superare le difficoltà. Da Through the rain in poi sono
per la maggior parte una ballata dietro l'altra (un pò troppe) che echeggiano
gli in e out dell'amore. Canzoni degne di nota includono "Boy (I Need You)"
e "Irresistible (West Side Connection)," che hanno i sample rispettivamente
di "I'm Goin' Down" di Rose Royce e "The Show Is Over" di Evelyn "Champagne"
King. Ma l'opera d'arte dell'album è una ballata potente, la cover di "Bringin'
on the Heartbreak." dei Def Leppard. —MP
CHARMBRACELET - ?-
Analizzate la carriera di Mariah e scoprirete tutti gli elementi base che fanno di lei una diva. Il suo talento è resiliente, la sua voce è grandiosa, il suo carisma è splendido e il suo carattere è di classe. Mariah non è una di quelle persone che non si rialza più, nonostante gli aspetti negativi dell'anno scorso con "Glitter". La colonna sonora è stata molto pubblicizzata per il flop, ma ai giornalisti è sfuggito il fatto che è stata tre volte platinum. i critici hanno dimenticato che "Glitter" non era un vero e proprio album; ed in più è stato pubblicato l'11 Settembre 2001. Il passato è passato. Mariah è tornata con "Charmbracelet," un album che vi sorprenderà e farà tornare ogni diva nel proprio studio di registrazione. Sotto la propria etichetta, la "MonarC Records", e col pieno controllo della sua carriera, Mariah pubblica uno degli albums più intimi e ricco di confessioni dai tempi di "Butterfly." "Charmbracelet" si apre col primo singolo, una "survival ballad", "Through The Rain," che chiude l'album con la versione R&B featuring Kelly Price e Joe. Le ballads sono dominate dall'impeccabile impronta di "My All", come "I Only Wanted" ed una deliziosa collaborazione con Jermaine Dupri, "The One." Le ballate sono affiancate da canzoni dove risplende la voce stellare solo di Mariah, come in "My Saving Grace" e nel tributo a suo padre che è scomparso la scorsa estate "Sunflowers For Alfred Roy", un'indimenticabile e commovente inno. Carey ha reso la cover di Def Leppard di "Bringin' On The Heartbreak,"come una delle best vocalists della nostra era. Ma i fans dell'R&B apprezzeranno l'apparizone di Jay-Z nella hit radio "You Got Me" e la featuring di Westside Connection in "Irresistable." Inoltre Mariah usa il sample di "Boy (I Need You)" di Cam'ron insieme a Cam'ron stesso. Se queste canzoni non sono abbastanza, il meglio deve ancora venire. Le altre tracks sono in stile funky, smokey-bar in "Subtle Invitation", questa canzone cattura come nessun altra. L'altra fenomenale track è "Clown," una mid-tempo con un lungo testo che è una sfacciata accusa ad Eminem. Queste 15 tracks sono la prova che Mariah è qui per restarci. "Charmbracelet" è la completa entità di un lavoro eccezionale. Niente altro che il capolavoro di una leggenda della musica.
CHARMBRACELET - UnitedMusic -
Mariah Carey ci riprova. La ‘farfalla del soul’ alza finalmente il sipario sul nuovo album, il settimo – escluse raccolte, cover natalizie e unplugged – della sua carriera. Intitolato scaramanticamente “Charmbracelet”, il disco segna l’inizio del sodalizio artistico tra la Monar C (label di Ms.Carey) e la potente Island Def Jam/Universal, la major che, dopo il clamoroso divorzio della cantante dalla Sony e il flop - “Glitter” - licenziato dalla concorrente Virgin, si è assunta l’incombenza di curare gli interessi di una diva tanto prolifica quanto volubile. Incoscienza o lungimiranza? Registrata prevalentemente nei suggestivi studi di Capri, la track-list non si allontana affatto dalle vecchie produzioni dell’ex signora Mottola, “Glitter” inclusa. Mariah rilegge se stessa e lo fa sin dalle prime battute: “Through The Rain”, brano d’apertura e primo singolo, è si una ‘minestra riscaldata’, ma pur sempre un’ottima minestra, cucinata da due chef della musica nera, Jimmy Jam e Terry Lewis (Janet Jackson, Mary J Blige) e servita da una Carey vocalmente in forma. Stesso discorso per “Yours”, “Sunflowers For Alfred Roy” e per un’altra ballata, “I Only Wanted”, perla soul che qualcuno potrebbe confondere con la fortunata “My All”. Proprio come nei precedenti “Glitter” e “Rainbow”, due album di prim’ordine che hanno registrato una risposta di pubblico diametralmente opposta, la newyorkese Mariah chiama a rapporto alcuni tra gli hitmaker hiphop più dotati – Jermaine Dupri, Dre & Vidal, 7 Aurelius e Just Blaze - e confeziona una sfilza di morbidi thang, tutti potenziali numeri 1. Come “Boy”, cover del rapper Cam’ron con featuring dello stesso, la deliziosa “The One”, la ruvida “You Got Me”, nella quale i vocalizzi di Ms.Carey si confondono con le rime dei roc-a-fella Jay-Z e Freeway, le sinuose “You Had Your Chance” e “Lullaby” o “Clown”, sussurrata ma intensa. Immancabile il siparietto gospel (“My Saving Grace”), graditissimo il tributo alla west-coast (“Irresistible -West Side Connection”, con tanto di campionamento di Ice Cube e rap di Mack 10, WC e dello stesso Cube) e sorprendente l’esperimento soul/swing (“Subtle Invitation”), ‘stilosissima’ session acustica scritta, arrangiata e prodotta da Mariah accanto ad un insospettabile 7 Aurelius. Il capitolo “Charmbracelet”, che si chiude sulle note di “Through The Rain” (remix version, in trio con i bravi Kelly Price e Joe), farà la felicità dei fan di Mariah e cristallizzerà il disprezzo dei suoi detrattori. Resta apprezzabile l’interesse di Ms.Carey a plasmare track-list unitarie, alla moda quanto basta ma mai le mere compilation di hit proposte da molte sue colleghe. Nella buona e nella cattiva sorte.
GREATEST HITS -Da UnitedMusic.it-
Per cercare di risollevare l'appannata carriera della bella Mariah, la sua
ex casa discografica si è affrettata a pubblicare un "greatest hits" che nelle
intenzioni della diva aveva lo scopo di dire: avete visto cosa vi ho fatto sentire
in passato? Preparatevi ad un'altra serie di hit! Sulla prima parte nulla da
obiettare: in questo cd ci sono canzoni del calibro di "Emotions", "Hero", "Without
you", "All i want for Xmas is you" (qui in una curiosa versione con Lil Bow
Bow), "When you believe", "My all", peccato che già sul finale (il suo brano
più recente della raccolta è "Against all odds" con i Westlife, definito da
una rivista inglese il più brutto singolo di tutti i tempi) si noti già la crisi
creativa che ha colpito Mariah. Un consiglio quindi: compratevi questo "greatest
hits" e nella vostra discografia di Mariah ne avrete già più che a sufficienza!
GREATEST HITS - Da Tutto-
Voce e immagine sexy da azzerare ogni paragone, Mariah ha le carte giuste per
centrare l'obiettivo. Una doppia raccolta con tutto il meglio che questa ragazza
ha saputo offrire al suo pubblico. Dopo un nuovo cd non proprio strepitoso,
i fan avranno modo di rifarsi ascoltando Vision of Love, Someday oppure Fantasy.
Uno stile pop-dance da ascoltare ad alto volume, curatissimo nei dettagli tecnici,
registrato perfettamente e per questo passibile di un unico inconveniente: troppa
precisione potrebbe rendere il risultato un po' freddo. Capita spesso, ma non
è questo il caso: Mariah sa aggiungere calore umano e sa essere carezzevole
nei punti giusti. Pezzo dopo pezzo è un continuo crescendo, dopo la strepitosa
I Don't Wanna Cry arriva l'altrettanto vibrante Emotions. Il ritmo è inarrestabile
con brevi attimi di respiro (Can't let go). Tra le collaborazioni: Whitney Houston
(When you believe) e Westlife (Against All Odds).
GLITTER -Da Rockol-
Sarà che l'animo sordido e un po' bastardo del giornalista si incrina di fronte
alle sfighe dei personaggi dello showbiz, fatto sta che l'esaurimento nervoso
di Mariah Carey e il suo conseguente crollo nelle quotazioni di mercato me l'hanno
resa più simpatica. Lo scoprire che buona parte della crisi, a giudicare dalla
stampa scandalosa e scandalistica, derivi dalla fine del suo rapporto con il
cantante confidenziale latino Luis Miguel, già idolo di milioni di "chicos"
italiani ai tempi di quando i mulini erano bianchi (ricordate sicuramente il
suo immortale incipit "Noi, i ragazzi di oggi, noi...", una sorta di profezia
Ramazzotti), me l'ha fatta scendere ancora di più dal piedistallo per farla
approdare quasi alla porta di casa (di fatto, la mia vicina di pianerottolo
si lamenta delle stesse cose, anche se il suo lui non si chiama Luis Miguel).
Bene, fatta della facile ironia sulle vicende della burrosa Mariah, sotto con
la recensione del disco, che onestamente mi sembra molto meglio di molta paccottiglia
melensa e "fintofunkosa" da lei pubblicata in passato. Merito del progetto cinematografico
di cui questo disco è in un certo senso la colonna sonora - progetto su cui
sapete già tutto grazie alle sapide cronache contenute nella sezione news (vedi
news) - che probabilmente restringe il raggio delle proposte musicali, ma "Glitter"
sembra un disco molto a fuoco, attento a rendere omaggio alla musica degli anni
d'oro della discomusic ereditandone atmosfere, mirror ball e voglia di divertimento.
Prodotto dalla stessa Mariah con la premiata ditta composta da Jimmy Jam e Terry
Lewis, newyorkese nelle ambientazioni di copertina e in quelle musicali in modo
quasi stridente con la realtà attraversata oggi da quella città, "Glitter" ci
ricorda i tempi dello Studio 54, l'era della discomusic virata funk, l'elettricità
che circola nelle strade e nei locali della Grande Mela. Mariah si tiene stretta
con i lentazzi, inanellandone due che sono piccoli capolavori di genere ("Lead
the way", più bello, e "Reflections (care enough)", già più normale ma pur sempre
pregevole), mentre "Never too far" è una pericolosa ricaduta nella melassa passata.
Il resto è musica uptempo, fortemente in debito con il funk di Prince ("Didn't
mean to turn you on"), con l'hip hop newyorkese (vedi la cover di "Last night
a DJ saved my life", arricchita dall'intervento di Busta Rhymes, Fabulous, DJ
Clue) e con sonorità a cavallo tra fine anni '70 e inizio anni '80, che rimandano
ai tempi d'oro di Michael Jackson e del suo epigono Rockwell, di Prince e del
suo epigono Georgio e di tanta dance music di allora. C'è anche il ripescaggio
di un eroe di quei tempi, Larry Blackmon dei Cameo, dal repertorio dei quali
è campionata la "Candy" che fornisce base e sostanza all'hit single del disco,
"Loverboy". Blackmon è presente nel nuovo edit del brano con la sua immortale
frase "strawberies, raspberries, all those good things...", regalando ai vecchi
fans dei Cameo il sogno di ritrovarlo in azione a oltre 10 anni di distanza
dalle sue ultime cose (un ripescaggio di lusso, quello di "Candy"; l'altro hit
dei Cameo, "Word up", era già stato riciclato in diverse salse qualche anno
fa). Insomma, pur tenendo presente che si tratta pur sempre di un album di Mariah
Carey, "Glitter" è addirittura scoppiettante se paragonato a "Rainbow" e, più
in generale, ai suoi lavori precedenti. Più che una colonna sonora, un disco
vero e proprio, e forse sarà meglio considerarlo così, visto lo scarso successo
del film...
(Luca Bernini)
GLITTER - Da Caltanet-
Mariah Carey è in assoluto una delle cantanti che ha venduto di più: la sua voce è senz'altro stata un biglietto da visita incredibile, ma bisogna ammettere, che oltre al bell'aspetto, conquistato a suon di microplastiche, ed un mix di sonorità accattivanti, è riuscita sempre a cavalcare gli stili e le mode musicali. E' stato così per tutti i suoi album, in particolare #1S e Rainbow, dove dava una sterzata verso sonorità ancora più black con uno sguardo all'hip hop, complice Puff Daddy, allora suo produttore, nonché compagno per un brevissimo periodo. Da questo tempo la Carey non si è mossa molto da questa scelta e anche per Glitter, primo disco per la Virgin Records e colonna sonora del suo primo film come attrice protagonista, ha scelto ancora sonorità funky, hip hop con qualche incursione nella dance anni '80. Nell'album Mariah compare sia come produttrice, autrice ed ancora una volta si è lasciata consigliare dalla crema dei produttori musicali in circolazione in America ossia Jimmy Jam e Terry Lewis almeno per I Din't Mean Turn To You, che ricorda Prince prima maniera. Glitter è quasi una sorpresa: la Carey ha riarrangiato brani cult degli anni'80, come Last Night A Dj Saved My Life, dove canta, e sottolineiamo canta, con Busta Rhymes e Dj Clue. Nelle sue precedenti produzioni spesso dava troppo spazio agli altri suoi special guest, limitandosi a sospiri e qualche gorgheggio degno della sua voce. In Glitter sembra essere tornata ad esprimersi come una volta, soprattutto offre brani con arrangiamenti interessanti. Ad impreziosire l'album c'è la cover di Funckin' for Jamaica dove duetta con Mystikal e la bellissima If We in coppia con Nate Dog e Ja Rule. Poi ci sono le classiche ballate alla Carey, classici lenti nel più puro stile R&B come Reflections, Twister e Never Too Far, che sarà anche il secondo singolo dopo Loverboy, obiettivamente forse il meno interessante di tutto Glitter, nonostante la presenza degli storici Cameo. Quest'album sembra di buon auspicio per la Carey ora bisogna solo aspettare l'uscita dell'omonimo film.
GLITTER -Da Unitedmusic-
Evitando di farsi coinvolgere dagli ultimi eventi che hanno coinvolto miss 150 milioni di copie, bisogna dire che "Glitter" è un brutto disco. Il cd è la colonna sonora dell'omonimo film interpretato da Mariah e delude già dalla copertina, dove Mariah esaspera il suo tentativo di competere con le colleghe più giovani, più svestite e più glamour, raggiungendo l'apice del kitsch. Riguardo al disco, è la solita raccolta di pezzi strappalacrime, alternati a vari tentativi hip hop più o meno riusciti, di cui il primo singolo "Loverboy" rappresenta un esempio non eccelso.
GLITTER -Da Rockstar-
''Sorprendente'' è un aggettivo che raramente si ha l'opportunità di accostare
alle interpretazioni e alle opere di Mrs.Carey(come peraltro a quelle di alcune
delle sue piu' illustri colleghe e rivali).Bene neanche per Glitter è il caso
di scomodare questo aggettivo:il disco,anche colonna sonora dell'omonimo film
in uscita a novembre con trama basata sulla vita della rilucente Mariah, non
stravolge affatto i canoni e lo stile della pluripremiata ex corista di Brenda
K.Star.Tuttavia il molto rinviato Glitter slittato a causa dei problemi di salute
della superstar, non è nemmeno una replica esatta dei vari Butterfly e Rainbow,album
che hanno intasato le classifiche per mesi.Qui il punto di riferimento con cui
incontrarsi e scontrarsi non è Whitney Houston,come agli esordi, ma piuttosto
Janet Jackson:Mariah modera in maniera corposa gli acuti inutili(ma non i caratteristici
urletti e mugolii) e lavora per quasi tutto il disco in squadra con molti rapper
:appaiono le firme di BustaRhymes,Mystical,Da Brat, i Cameo.Mariah non è sempre
in perfetta sintonia con il team e qui e là sparge troppa melassa .''Don't Stop'',un
incontro tra il ghetto e Beverly Hills,e la covr ''Last night a DJ saved my
life'',che riporta dritta dritta agli anni '80 e alla ''Holiday'' di Madonna,sono
i brani che convincono di piu'.Da bocciare,invece a parer nostro,i lentoni troppo
convenzionali(''Lead the Way''su tutte),con commiserazione per il batterista
di ''Never too far''cui viene concesso un solo colpo di cassa nel finale.Una
vita d'inferno!
Fabio Alcini
RAINBOW -Da Rockol-
Nel libro di Giobbe (quello della pazienza, non della tv), Leviatano è un mostro immenso, e "non c'è potenza sulla terra che possa essergli paragonata". Per Hobbes, "L'arte dell'uomo può fare un animale artificiale. Più ancora, l'arte può imitare l'uomo, questo capolavoro razionale della natura. Perché è veramente un'opera d'arte questo gran Leviatano (...) che non è nient'altro che un essere umano artificiale, sebbene di dimensione molto maggiore e di forza molto più grande dell'uomo naturale". A nostra memoria i critici musicali sono disposti a spendere lunghi volumi su artisti che vendono una ventina di dischi, ma non hanno mai detto la loro sulla donna che ha venduto di più in questo decennio, e potrebbe comprarsi Madonna come cameriera e George Michael come maggiordomo ("Hai un cioccolatino, George?"). Ne deduciamo che Mariah Carey, la donna dei primati (in classifica e nel Guinness) mette soggezione. E' l'immenso Leviatano del pop senza espressione, e apparentemente senza significato se non quello di una "stardom" fine a se stessa. Stiamo esagerando? Date un'occhiata al booklet del cd. Per ogni canzonetta, scorrono titoli di coda degni di Spielberg. "Heartbreaker", che apre il disco, conta 44 righe che descrivono adeguatamente chi sono gli assistenti dei tecnici, tutti gli studi dove è stata registrata (6, compresa Capri - ma non abbiamo contato N.Y. dove è stato fatto un "additional editing"). I produttori del singolo brano sono tre; in tutto il disco ce ne sono, in totale 11 - tacciamo dei responsabili del missaggio e degli arrangiamenti, ma ci sembra opportuno segnalare che i campionamenti, in tutto il disco, sono solo cinque. Almeno questo. Senza scomodare il fatto che Stones e Beatles sono diventati ciò che sono diventati perché in un pomeriggio incidevano un disco, prendiamo atto del fatto che ogni brano è un kolossal, e cerchiamo di porci davanti al risultato in modo obbiettivo - ci facessimo influenzare dalla figura leviatanica di Mariah la supercantante, verrebbe da dire subito: "Tutto qui?". Il disco, sinceramente, ha dei momenti piacevoli. I testi sono autobiografici; almeno la metà sembrano rivolgersi al boss della Sony Tommy Mottola e all'amore finito tra i due. Non aspettatevi invettive alla Alanis Morissette ("ti ricordi quando te lo prendevo in bocca al cinema" o "pensi a me quando scopi con lei?"), ma c'è un certo risentimento struggente che in "Cry baby" si stacca un pochino dalla banalità del pop attuale. A proposito di risentimento, un brano della superautrice Diane Warren dice che la Carey (il brano è sottotitolato "Mariah's theme") ha una sua forza interiore che nessuno può portare via ("Can't take that away"). Vabbè. Niente male anche la zuccherosa ma bella "Petals" e la più ritmata "How much?", che si inserisce nel desiderio della star americana di rimanere vicina alle giovani generazioni estimatrici del black pop. Desiderio che si fa surreale nel posterino del cd che la vede sul letto della sua cameretta (s)vestita alla Britney Spears, con tanto di lecca-lecca. Ahò, Mariolona, ci hai 30 anni! Sul retrocopertina, un arcobaleno le attraversa le chiappe. Mitico. Ma restando alla musica, non possiamo tacere i momenti terribili: l'hip-hop da salotto del remix di "Heartbreaker", l'affettazione di una negritudine da limousine, i continui, prevedibili vocalizzi con rapido salto di ottava e ritorno - parlando di voce, fra parentesi, si nota una maggiore ricerca di una rauca sensualità. Dove casca l'asino, però, è nell'interpretazione di "Against all odds", una delle più belle canzoni di Phil Collins. Beh, figuratevi che è più sensuale lui. E' un autogol, un iceberg che fa sì che il disco si inabissi come il Titanic per il confronto con quella che è una canzone bella e vera, una di quelle che l'altrettanto miliardario Phil Collins non riuscirà mai più a scrivere. Ci resterebbe questa consolazione, se non fosse che sia Mariah che Phil, qualunque porcheria incidano, andranno diritti al n.1 perché non sono solo i critici, ad aver timore del Leviatano. Anche il pubblico, di fronte ai fenomeni sovradimensionati, compra, ascolta, e, perplesso, accetta. Ma se questo è quanto si trova alla fine dell'arcobaleno, speriamo nel prossimo temporale.