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Marzo 2004
Intervista dal CD Bootleg "Mariah
Carey - In Conversation" del 1990 (Grazie Barbara)
Febbraio 2003
VISTA
Grazie MC
Guardian Angel x la traduzione
Il suo nuovo album è stato registrato sotto il caldo sole
dell’isola di Capri, in Italia, ora è tornata trionfante e piena di vita
dopo un periodo molto burrascoso, quando il suo film e la sua carriera
sono praticamente collassati.
Ora è tornata! Mariah Carey ha un nuovo album, “Charmbracelet”, che è
ai primi posti delle classifiche, e tutto sta andando per il meglio.
Molti erano certi che, dopo l’esaurimento nervoso avuto quasi un anno
e mezzo fa, la sua carriera fosse finita, dato che dopo tanti anni di
successo Mariah era stata ricoverata in ospedale. Infatti Mariah non si
è mai fermata per oltre 10 anni, registrando un album all’altro, lavorando
20 ore al giorno, ha sposato anche il suo capo, il boss della Sony Tommy
Mottola. Poi Mariah è scappata lasciando la casa in cui viveva con il
marito per riprendersi quella libertà tanto voluta, ma tra una collaborazione
e un remix, ha iniziato a perdere il controllo di quello che stava facendo.
Quando “Glitter”, il suo primo album con una nuova casa discografica,
la Virgin, non ha venduto come si sperava, Mariah è stata immediatamente
licenziata, anche se molte case discografiche hanno iniziato a contendersela
quando hanno saputo che stava registrando il suo nuovo album a Capri.
Ora Mariah è con la Island Def Jam, con Lyor Cohen che ha una grandissima
fiducia in lei e in questo nuovo album che reputa un grandissimo successo,
soprattutto per il fatto che “Through the Rain” è uno dei singoli più
programmati dalle radio. Ora Mariah sta di nuovo bene, e secondo lei dipende
dal fatto di aver registrato “Charmbracelet” nella bellissima isola di
Capri. Ha ricaricato le batterie, ha prodotto quello che lei chiama un
grande album e le piace la sua vita.
Sei bellissima. Qual è il tuo segreto?
Mi prendo cura di me stessa.
Hai imparato molto da quello che ti è successo lo scorso anno.
Oh certo, ho imparato moltissimo.
E’ stato detto molto a proposito del tuo esaurimento, del ricovero.
Ma cosa è successo veramente?
Be’, è stato meno di un esaurimento nervoso e un po’ più di un crollo
fisico. Se non dormi, se lavori più di 2 ore al giorno per due mesi ovviamente
stai male. Nessuno potrebbe farlo. E soprattutto quando hai intorno tutti
quei paparazzi che dicono che sei finita, che hai un esaurimento… il gioco
è fatto!
Ma perché non ti sei mai fermata?
Mi sono sempre presa cura di me stessa fin da piccola. Sono sempre stata
una sorta di genitore per me. Perché i miei divorziarono quando avevo
appena tre anni: molta gente questo non lo sa e molti bambini che passano
queste cose non si prendono cura di se stessi come dovrebbero invece fare.
Io facevo tutto da me. In realtà io mi gestisco da sola, produco e scrivo
le mie canzoni.
E sei stata su tutti i tabloids.
Naturalmente. In fondo è quello che vuole la nostra società. I giornali
vendono in base alle cose brutte che capitano agli altri. Amiamo i drammi
in TV. Ci piacciono programmi che trattano fatti di vita reale. Ci piace.
Ci piacciono i talk show trash. E ci piace parlare delle celebrità…
Ma in parte anche questo ti piace, vero?
E’ interessante. A volte leggo un giornale e mi scopro a dire ‘Chi ha
fatto cosa?’ e poi penso ‘Aspetta un momento, ma chi ha scritto questo?’
Ho scoperto che molti giornali considerati rispettabili a volte scrivono
i fatti senza verificarli. A volte scrivono tanto per scrivere qualcosa.
E come riesci ad uscirne?
Ne esci e basta. Ho prodotto il mio nuovo album su una piccola isola del
Mediterraneo, in Italia, e dormivo in un appartamento sopra gli studio.
Era come un piccolo palazzo sulle colline, fantastico perché lì non puoi
guidare. Ed è stato molto bello perché mi sono divertita. Puoi lavorare
sodo, ma devi lavorare senza stress. Ho lavorato per giorni interi senza
guardare l’orologio, andavo a dormire quando mi sentivo stanca. L’oceano
è fantastico, è grandioso.
Ma dov’è questo paradiso?
Non posso dirtelo, altrimenti non sarebbe più il mio rifugio.
Perché hai intitolato il tuo nuovo album “Charmbracelet”
Perché i bracciali portafortuna sono oggetti molto personali che raccontano,
in qualche modo, una persona. Mia nonna ne aveva uno. E’ qualcosa di molto
importante per me. Ecco perché per me è come fare un regalo ai miei fans.
E’ come se ogni canzone avesse un suo significato. Rappresenta una parte
della mia vita.
Fino ad ora abbiamo visto due lati differenti della tua musica. Le
canzoni uptempo e hip-hop e le ballate. Quali preferisci?
Mi piacciono tutte e due. Ho avuto molte influenze perché sono cresciuta
soprattutto con la musica R&B. Mia mamma era una cantante d’opera
e io ho collaborato con molte persone, anche con Pavarotti. Lui ha cantato
Hero in italiano e io in inglese durante un evento a scopo benefico che
lui ripete ogni anno. Non voglio limitarmi a fare una cosa sola; ho sempre
lavorato con differenti artisti.
Il tuo primo CD è uscito nel 1990 e ti ha fatta subito diventare una
star. Com’è ora la tua vita, 12 anni dopo?
Mi sento come se fossi cresciuta sotto gli occhi di tutti. Non so, io
non mi sento veramente famosa, è sempre cose se fossi agli inizi, come
se mi occupassi solo della musica e di cantare. Mi sento sempre la stessa
persona, ma mi sento ancora un po’ strana quando vedo persone con le mie
foto o quando sono sui giornali. Mi sento molto vicina alle persone che
sono cresciute ascoltando i miei dischi, perché è così che racconto la
mia vita.
Quando partecipi ad un evento sei sottoposta a pressioni forti per
essere sempre al top. Come te la cavi?
Ci sono degli alti e bassi. Io non sono sottoposta a quei regimi dietetici
a cui sono sottoposti molti altri. La maggior parte delle volte faccio
un po’ di ginnastica guardando dei film in tv. Così mi passa il tempo,
posso anche stare al telefono se voglio.
Secondo i tabloids la tua vita sentimentale è complicata. Ma cosa deve
fare un ragazzo per uscire con Mariah Carey?
La maggior parte delle persone sono convinte di dover dire certe cose
in un certo modo, o di sembrare molto belli. E’ una cosa carina, ma a
me non piace essere impressionata da qualcuno. Sono come tutti gli altri,
non richiesto cose impossibili
Un’ultima domanda, cosa ti emoziona di più in questo momento, a parte
il tuo nuovo album?
C’è un artista con il quale sto collaborando e sono molto emozionata.
Ha 13 anni, è molto bella ed ha una voce splendida. Stiamo lavorando a
un CD, è come se fosse la mia sorellina, una sorellina segreta.
Gennaio 2003
TELEPIU'
Aspettando il sole...
Dopo un anno disastroso Mariah Carey è tornata con CHARMBRACELET, un album
coraggioso cui hanno collaborato anche personaggi della scena hip-hop
più spregiudicata. Per Mariah Carey, il 2002 è stato davvero un brutto
anno, un anno da dimenticare. Una serie di disavventure, personali e artistiche,
l'avevano fatta cadere in un tunnel depressivo dal quale sembrava difficile
che potesse uscire. Da una parte la separazione sentimentale dal cantante
Luis Miguel e il dolore per la morte del padre; dall'altra del film GLITTER
(e del cd omonimo) e il licenziamento dalla sua casa discografica, Unica
nota positiva (non da poco), la liquidazione che la Virgin le ha concesso
per liberarsene: 28 milioni di dollari! "Ma io" sostiene la popstar "non
ho più nulla da dimostrare". E come darle torto visto che la Universal
le ha offerto un contratto di 20 milioni di dollari per tre album, il
primo dei quali è già in circolazione. Si intitola CHARMBRACELET (braccialetto
portafortuna) e, come dice la parola stessa, per Mariah rappresenta un
amuleto per esorcizzare tutte le negatività che le si sono abbattute addosso,
un nuovo capitolo della sua carriera e forse anche della sua vita. "Per
inciderlo" ha dichiarato la Carey "mi sono rifugiata a Capri, lontana
da New York sia con il corpo sia con la mente. Lo considero quasi un'operazione
psicoterapeutica. In una canzone THROUGH THE RAIN, lo dico a chiare lettere:
dopo la tempesta, ritorna sempre il sole! Inizialmente il video di questo
brano doveva essera una specie di remake della storia di Giulietta e Romeo,
ambientata negli anni 50, ma poi ho deciso di farne una rappresentazione
della vicenda dei miei genitori, che in realtà si sono separati, mentre
qui c'è un lieto fine" Il legame di Mariah con suo padre era molto forte,
tanto che un altro pezzo SUNFLOWERS è dedicato proprio alla sua memoria.
L'album, però, riserva anche sorprese meno scontate. Ad esempio, la collaborazione
con una serie di reapper del calibro di Ice Cube (uno dei padri fondatori
del genere gangsta, ovvero l'hipè-hop duro) e Jay Z (il più quotato rivale
di Eminem). Ma come è possibile che una cantante così politicamente corretta
se la faccia con questi "neri" cosi "cattivi"?? "Beh", risponde lei, "non
è mica la prima volta.. Qualche anno fa, tutti si sbalordinoro perchè
un tipo conosciuto come Ol' Dirty Bastar, uno dedi capi della "ferocissima"
posse famosa come Wu-Tang-Clan, accettò di lavorare a una mia canzone.
Eppure è successo, anche perchè conosco la gente dell'ambiente hip.hop
da molti anni e ho la loro stima" Se lo dichiara così appertamente, c'è
da crederle! Un po' meno credibilie, invece, la voce che circola su un
suo presunto flirt con Eminem. Mariah lo smentisce seccamente ("come potrei
condividere qualcosa con un tipo cosi violento?"). E, tanto per non lasciare
spazio a ulteriori illazioni, ha anche inciso un brano provocatorio CLOWN,
che si adatta alla perfezione al personaggio - Eminem (ma lei non lo ha
mai ammesso). Un'ultima curiosità: in CHARMBRACELET troverete addirittura
una cover "BRINGIN ON THE HEARTACHE" portata al successo dai Def Leppard.
una delle hard band inglesi piùà ortodosse. Che la bella Mariah abbia
deciso di abbandonare definitivamente l'immagine acqua e sapone per riconquistare
i favori del pubblico con qualcosa di assolutamente inaspettato? Be' se
così stanno le cose, prossiamo dire che ci sta provando alla grande. Ai
suoi fan l'ardua risposta.
TUTTO
Mariah Carey- La rinascita?
IO,FRA RAPPER, "BASTARDI" E PORTAFORTUNA
Che ci fa un'artista smaccatamente pop assieme a gente della scena
hip-hop?Cerca forse di esorcizzare un meriodo "nero"?E perchè odia tanto
Eminem?
Mariah carey è tornata. Tutti parlano di rinascita,richiamando alla
memoria il brutto periodo di Glitter,film e cd non esattamente fortunati,
Un funesto momento professionale che la vide abbandonata dalla Virgin,
a fronte di una carriera di 120 milioni di album venduti negli ultimi
10 anni. Un periodo di depressione, di crisi amorose...Ma noi non crediamo
che quelle che stiamo per intervistare sia un'artista in procinto di cominciare
una nuova vita.Mariah è l'artista che ha venduto più dischi da che esiste
la musica pop, e tanto basta...
Allora Mariah...parlaci di questo nuovo album. Il primo con la universal?
Mariah:Quasi tutte le canzoni di Charbracelet, soprattutto
le ballate, sono molto personali. Vengono da esperienze che hanno lasciato
il segno sulla mia pelle. Ho scelto di intitolare il cd Charmbracelet
perchè mi sono immaginata che ogni canzone fosse come un ciondolo di un
braccialetto portafortuna.
Nel nuovo lavoro collabori con artisti hip-hop come Cam'ron, Jay-z la
West side connection, cosi come in passato hai fatto con molti altri rapper
e cantanti. Quale di queste collaborazioni reputi più importante?
Mariah:Lavorare con Jay-z e Cam'ron è stato molto divertente,sono
miei amici di lunga data. Ma la collaborazione a cui sono più legata con
Old Dirty Bastard. E' stata la prima, nel periodo Fantasy, e una delle
più coinvolgenti.Ai tempi in cui collaborammo, nessuno poteva pensarmi
al fianco di un membro del wu-Tang-clan.
A proposito, hai novità sulla situazione di O.D.B? Le ultime notizie lo
davano semilobotomizzato in carcere...
Mariah:Per quello che mi riguarda i suoi problemi con la
giustizia, si ne sono al corrente, ma non voglio parlarne nelle interviste.
Sia come sia, questa tua commistione di musica pop e di influenze hip-hop
e r'n'b ha fatto scuola.Penso all'ultimo lavoro di Christina Aguilera,
Stripped...
Mariah:No, non credo di aver inventato un genere.Ci sono
tanti artisti che hanno fatto un percorso simile al mio: Mary j. Blige,
Method Man, R.Kelly...io. Comunque, sono cresciuta in una famiglia interraziale,
padre afro-americano e madre bianca e per me è naturale mischiare culture
diverse.Certo, quando vedo artisti radicalmente pop avvicinarsi a queste
contaminazioni,mi vengono seri dubbi sulla loro sincerità.
Parliamo di cinema.Nella recitazione sei alle prime armi.Cos'è, una
ricerca?Una sfida?
Mariah:No, no.Faccio solo film solo per divertirmi.Comunque,
anche nei video recito delle vere sceneggiature, come fossero piccoli
film...Pensa a Honey, per dirne uno.
A proposito di video: in Through the rain racconti la difficoltà di
vivere una storia d'amore interraziale.
Anche tu vivi una vita "differente".Ti manca la normalità?
Mariah:Be da sempre mi sento "diversa" dagli alti.Anch'io,
come i protagonisti del video, vengo da una famiglia interrazziale, una
famiglia che si è sgretolata quando ero piccola. Sono cresciuta tra due
culture lontane tra loro, ma sono riuscita a venirne fuori. Un pò come
succede nel brano, dove dopo la tempesta arriva finalmente il sole.
Cambiamo discorso. In passato hai cantato per le truppe americane in Kosovo.
Pensi di andare anche in Afghanistan? E andresti a tirare su gli animi
dei militare in Iraq. Nel caso di un attacco a Saddam Hussein?
Mariah: Premetto che odio tutte le guerre. Quando mi hanno
chiamata in Kosovo, sono andata perchè pensavo che risollevare il morale
di quei ragazzi fosse una buona azione. Per lo stesso motivo, augurandomi
che non ci sia nessun attacco all'Iraq, lo rifarei.
Ultima domanda: si mormora di un duetto con justin timberlake degli NSYNC...
Prima o poi farai anche una canzone anche con Eminem (con quale si
favoleggia di un flirt, da lei immortalato nel brano Clown; n.d.r)?
Mariah:Si, il duetto è stato registrato. Probabilmente uscirà
come singolo o remix. Invece escludo a priori la possibilità di lavorare
con Eminem. Si, ho collaborato con artisti hip-hop che, a prima vista,
sembravano violenti, ma ho sempre scelto rapper che uscivano dal ghetto
e che fuori cercano la positività. Non credo che potrei mai collaborare
con un tipo come Eminem, uno che istiga alla violenza e si fa portavoce
di messaggi così negativi.
Di Michele Monina
Fonte: Tutto Musica E Spettacolo (Gennaio 2003)
Grazie Antonio
Dicembre 2002
Larry King Live CNN
Grazie Mariah
Carey Guardian Angel
Abbiamo aspettato questo momento per molto tempo ed è
veramente un piacere per noi dare il benvenuto a Mariah Carey qui al Larry
King Live. Lei è la star che ha venduto più dischi in assoluto, ha 15
singoli che hanno raggiunto il primo posto delle classifiche, è l’unica
artista che ha raggiunto il primo posto delle charts ogni anno dal 1990,
la vincitrice di due Grammy e di otto American Music Awards. Il suo nuovo
album è “Charmbracelet”, il titolo in una sola parola. E mentre parliamo
è già al terzo posto della classifica di Billboard. E’ un gran bel debutto
anche perché è già al primo posto della classifica R&B e numero uno
in Giappone. Mariah, perché questo titolo?
Mariah: Be’, ha un significato molto personale. Mia nonna aveva
un bracciale, e questo non lo sapevo. Purtroppo la scorsa estate mio padre
si è ammalato molto gravemente e così ho rivisto molti dei parenti che
non vedevo da tantissimo tempo. Uno dei miei cugini mi ha parlato del
bracciale di mia nonna e io ho pensato che fosse carino. Purtroppo mio
padre è morto poco dopo e volevo fare qualcosa per lui, dato che stavo
ancora lavorando all’album…
King: Tu scrivi tutti i tuoi testi, vero?
Mariah: Sì, scrivo tutte le mie canzoni. E c’è una canzone che
ho scritto per quest’album che si intitola “Sunflowers for Alfred Roy”.
Ma volevo che ci fosse qualcosa di molto simbolico che rappresentasse
parte della mia famiglia e...
King:
Ed è stato così?
Mariah: Questo
è quello che avevo. E' come uno scherzo ma quando ho saputo che mia nonna
ne aveva uno, ho pensato davvero che fosse una strana coincidenza.
King:
Però non ci sono canzoni intitolate “Charmbracelet”
Mariah: No.
King:
Qual è la canzone dedicata a tuo padre?
Mariah: E’ “Sunflowers for Alfred Roy”. E’ molto personale. E’
difficile parlarne. Abbiamo attraversato un periodo davvero difficile
perché è stato come un attimo, un istante… è successo tutto così in fretta!
King:
E la sua malattia?
Mariah: Sì. Intendo dire che era una persona molto forte, solo
poco prima stava scalando un monte e poi, sai, quella telefonata… Stavo
lavorando al mio album…
King:
Cosa aveva?
Mariah: Aveva il cancro, una forma molto rara di cancro. Non erano
riusciti a diagnosticarlo prima. Così sono tornata a casa e abbiamo passato
un po’ di tempo insieme. I miei genitori divorziarono quando avevo appena
tre anni, così ci è voluto un po’ anche per noi prima di riavvicinarci.
King:
Ti ha cresciuta tua madre?
Mariah: Sì, sono stata cresciuta da mia madre. Ma vedevo mio padre
ogni domenica e qualche volta anche di sabato. E così c’è stata una sorta
di riavvicinamento anche perché non so se sapete che io arrivo da…
King:
Un matrimonio misto
Mariah: Sì, appunto.
King:
E’ stato divvicile vero?
Mariah: Sì
King:
Lui era di colore e…
Mariah: Era venezuelano. Troviamo aspetti differenti di questo
tutte le volte.
King:
E tua madre?
Mariah: Irlandese. Mio padre…
King:
Deve essere stato un matrimonio interessante fino a che è durato
Mariah: Credo di sì, mi manca molto di tutto questo. Io ero, sai…
King:
Come ti senti, bianca o nera?
Mariah: Non mi sento bianca perché tecnicamente non lo sono. Sono
cose che purtroppo sono state stabilite durante la schiavitù…
King:
E’ triste
Mariah: Molto triste, naturalmente. Ma è stato come…
King:
Qualcosa come una goccia, non è così?
Mariah: Sì, ecco cosa era la schiavitù – I giorni degli schiavi
avevano queste cose che erano già state stabilite. E tecnicamente è quello
che dicono
King:
Così ti consideri di colore? Ma tu sei stata cresciuta…
Mariah: Io mi considero nata da un matrimonio misto.
King:
cresciuta da una madre bianca
Mariah: Sì…
King:
Il più delle volte in una cultura bianca
Mariah: Non del tutto. Sono cresciuta in quartieri di neri e in
quartieri di bianchi.
King:
Dove sei cresciuta?
Mariah: Prevalentemente a Long Island. Ma mia madre ha fatto lavori
diversi, era una cantante, ma il cantare il più delle volte non pagava
le bollette. E alla fine si è fermata. Io sono la più giovane di tre figli.
E quindi sono cresciuta con lei che ha fatto i lavori più diversi. Ci
saremo spostati circa 13 volte e quindi siamo cresciute insieme.
King:
Molte cose da riscoprire. La morte di tuo padre è stata dolorosa per te?
Mariah: Molto.
King:
Gli eri molto vicina, lo sei stata per molto?
Mariah: Eravamo molto vicini, ma ero lì quando è morto, l’ho visto
andarsene – è come guardare qualcuno che ti lascia davanti ai tuoi occhi.
E’ veramente molto doloroso.
King:
E’ successo in fretta?
Mariah: No, non molto in fretta – ma comunque prima di quanto ci
aspettassimo.
King:
Quanti anni aveva?
Mariah: 72, ma dimostrava almeno 10 anni di meno. Ed era sempre
quel grande, forte uomo che ho conoscituo
King:
E’ stato difficile per te cantare quella canzone?
Mariah: Sì. L’ho cantata una sola volta mentre la registravo. E
non credo che sarà una di quelle canzoni che farò live. Ma ho pensato
che fosse importante includerla nell’album. Perché questo album è molto
personale e…
King:
C’è un tema portante in tutte le canzoni?
Mariah: Non comincio con un tema particolare nella mia mente. Ma
è come se l’album fosse una sorta di celebrazione della vita. Ma durante
la nostra vita tutti abbiamo degli alti e bassi, ecco perché ci sono canzoni
differenti. E la prima canzone è intitolata “Through the Rain”. E finiamo
con un’altra versione di “Through the Rain” che è come se fosse…
King: Casa
Mariah: Sì, come se la storia continuasse.
King:
Francamente, ti sei mai chiusa in te stessa?
Mariah: Sai cosa?
King:
Una bambina cresciuta a Long Island in un matrimonio inusuale, che si
è spostata spesso, giusto?
Mariah: Sì. Be, sai una cosa? Stavo pensando a questa cosa proprio
oggi, prima di venire qui, Penso che una delle ragioni per cui ho lavorato
sempre così duro è perché non mi sono mai sentita speciale. Cioè, l’unica
cosa che mi abbia mai fatta sentire speciale è la mia musica. Non mi sentivo
carina. Non mi sentivo accettata dagli altri bambini, perché alla fine
non ho mai avuto un posto dove stare. E l’unica cosa che mi ha fatto andare
avanti è stata sicuramente la fiducia in me stessa…
King:
E la forza era nel tuo lavoro?
Mariah: Sì, nel mio lavoro.
King:
E in nient’altro?
Mariah: Nelle mie canzoni, nella mia musica
King:
E questo ti ha sollevata -
Ma sapevi già cosa fare quando andavi a scuola?
Mariah: Sapevo di voler cantare fin dall’età di 4 anni. E canto
da quando avevo 4 anni. Mia madre era una cantante d’opera. Cantava nella
New York City opera, ancora prima che io nascessi. Ed è arrivata a New
York dal Midwest, poi ha sposato mio padre, che era cresciuto ad Harlem
e che per lei era bellissimo, divertente, simpatico… pensava che fosse
Yul Brynner!
King:
Era calvo?
Mariah: Sì, e poi ha incontrato mio padre a Brooklyn.
King:
Brooklyn
Mariah: Brooklyn Heights, perché era lo stesso quartiere in cui
viveva Yul Brynner.
King:
Mariah, il tuo nome è stato preso dalla canzone “They Called the Wind
Mariah”?
Mariah: Esatto.
King:
Una delle mie canzoni preferite
Mariah: Davvero^
King:
Da “Paint Your Wagon”
Mariah: Esatto
King:
"Way out here they've got a name for wind and..."
Mariah: "rain and fire."
King:
"The rain is test..."
Mariah: "The fire is Job."
King: "And they call the wind
Mariah."
Mariah: E’ quello che si dice.
King:
Mariah, perché hai fatto il tuo tour in Messico?
Mariah: In verità abbiamo girato il mondo.
King:
Per l’album?
Mariah: Per l’album, perché molte persone non realizzano – molte
persone non girano il mondo perché il loro tipo di musica è conosciuto
solo in America e quindi non girano l’Asia o l’Amercia Latina. Ma io sono
stata abbastanza fortunata da essere conosciuta in gran parte del mondo,
e quindi so che è importante andare in questi posti. E in Messico c’era
il Telethon, hanno raccolto fondi per costruire ospedali per i bambini.
Ho pensato che fosse qualcosa di molto importante da fare
King:
Questo programma è visto in tutto il mondo. Noi siamo in tutto il mondo
adesso.
Mariah: Davvero? Siamo in tutto il mondo?
King:
Sì. Sei sorpresa del fatto che la tua musica è davvero ben accetta in
Giappone?
Mariah: Sai, per me è sempre una sorpresa quando vai in un altro
stato e le altre persone cantano le tue canzoni. Ma non possiamo iniziare
una conversazione perché non parliamo la stessa lingua. E’ qualcosa di
molto gratificante perché supera tutte le barriere. E’ fantastico pensare
che io scrivo una canzone e qualcun altro in Giappone la sta cantando.
King:
Come te lo spieghi? In fondo canti canzoni e le canti in inglese.
Mariah: Esatto
King: Non capiscono quello che
canti.
Mariah: Be’, però sai una cosa? Credo che in molti paesi facciano
cantare le canzoni per insegnare l’inglese e tra l’altro ho fatto anche
delle pubblicità per Berlitz in Giappone. E loro usano molto l’inglese.
King:
Come è stato il tuo inizio?
Mariah: E’ come se ne avessi avuti tanti ma…
King:
Quale è stato…
Mariah: Ma io ero una corista, ho iniziato cantando…
King:
Per?
Mariah: Per Brenda K. Starr, appena terminata la scuola
King:
Anche se sei una cantante con sette ottave? E’ esatto?
Mariah: Be’, io non lo so…
King:
Qualcuno mi ha detto che hai sette ottave
Mariah: E’ quello che hanno detto a me, ma oggi forse ne ho una
in meno, perché non ho dormito molto. Ma sai, io non so tutte queste cose
tecniche. Mia madre è talmente tecnica che io sono l’esatto opposto. Ecco
perché…
King:
Così eri una corista.
Mariah: Una corsita. In effetti lo sono stata dall’età di 13 anni
per persone diverse. Un giorno una delle coriste di Brenda K. Starr si
è ammalata e uno dei suoi collaboratori mi ha chiamata. Quando sono andata
da lei e ho provato a cantare lei mi ha detto: “Cosa stai facendo? Stai
cercando di rubarmi il lavoro?”, ma devo ammettere che mi ha aiutata moltissimo.
King: Come hai prodotto il primo
disco? Come è stato?
Mariah: Be’, lavoravo sempre per lei. Avevo preparato un demo durante
le superiori, avevo scritto canzoni, quel demo contenteva tre delle canzoni
del primo album che hanno raggiunto il primo posto delle classifiche.
Brenda ha cercato di dare il mio demo a molte persone, ma tutte le persone
a cui lo dava non lo consideravano. Così una sera mi ha portata a un party
per la WTG Records, dove c’erano Walter Yetnako, Tommy Mottola e Gerry
Greenberg. Tutte queste persone mi guardavano, ma non capivo perché. Ero
solo una ragazzina, non avevo vestiti e quelli che indossavo quella sera
me li aveva prestati lei. L’unica cosa che non mi aveva prestato erano
le scarpe, perché i miei piedi erano troppo grandi. E’ andata da Gerry
Greenberg e ha detto: “Questa è la mia amica Mariah. Scrive tutte le sue
canzoni, lei fa questo, lei fa quello…”, ha dato la cassetta con i demo
a Gerry ma Tommy gliel’ha presa. La storia è questa, anche se tutti pensano
che io sia andata lì dicendo a tutti: “Ecco, ecco il mio demo!”. Ma io
non sapevo neanche chi fosse Tommy. Quando però mi ha detto chi era ho
pensato che non avrebbe mai ascoltato le mie canzoni. Ma quando se ne
è andato lo ha ascoltato mentre tornava a casa. Tommy è tornato al party
per cercarmi, ma io me ne ero già andata e mi ha rintracciata tramite
Brenda.
King:
Quanti anni avevi?
Mariah: 19.
King:
Diventare famosa tanto in fretta, ti ha creato problemi?
Mariah: La cosa interessante è che non mi sono sentita famosa fino
allo scorso anno perché…
King:
Sei stata bersagliata, lo sai.
Mariah: Lo so, è come se fossi stata sequestrata lontano dal mondo.
E non avrei mai voluto sentirmi famosa…
King:
Non lasciate che lei…
Mariah: I manager, i legali, tutte quelle persone che dovrebbero
essere un’unica cosa. Sai cosa intendo? Era come se non avessi nessuno
intorno. Tutti mi controllavano, ed è stato difficile perché io sono cresciuta
molto libera.
King:
Cosa è andato storto?
Mariah: Dovevo capire dove volevo arrivare.
King:
E quindi hai registrato il tuo primo album?
Mariah: Sì, ma all’inizio io non avevo niente e nessuno, nemmeno
un manager. E ho deciso di andare con loro prima che con la Warner Bros
perché pensavo che lui capisse quello che volevo.
King:
Alla fine lo hai anche sposato?
Mariah: Esatto
King:
Quale è stata la tua prima hit?
Mariah: “Vision of Love”.
King:
Eri sorpresa di così tanto successo così in fretta?
Mariah: Ero sorpresa per "Vision of Love", perché secondo
me non era rappresentativa del periodo musicale. Era una ballata con molte
influenze R&B, non qualcosa di pop come tutto quello che andava in
quel periodo. Ma non capivo ancora nulla di tutto il sistema delle chart,
né tantomeno dei Grammy…
King:
Il nuovo CD, “Charmbracelet”. Ok, cosa è successo? Cosa ti ha fatta ammalare?
Ci sono un sacco di storie in giro, un esaurimento nervoso, ma cosa è
successo realmente?
Mariah: E’ stato un collasso fisico ed emozionale. Ecco cosa è
stato.
King:
E’ quello che è successo lo scorso anno?
Mariah: Sì, è quello che è successo.
King:
A luglio dello scorso anno?
Mariah: Non questo luglio, quello prima ancora.
King:
E a luglio di quest’anno è morto tuo padre.
Mariah: Sì, ma in quel periodo mi ero dovuta prendere due settimane
di riposo. Ormai lavoravo quasi 22 ore al giorno.
King:
Registrando o...
Mariah: No, anche per al promozione. Giravo per il mondo, a volte
rilasciavo 20 interviste al giorno. Era davvero stressante e stancante.
Ma non mi permettevano di fermarmi un attimo, mi dicevano: “Non fermarti,
dobbiamo fare un servizio fotografico”. E poi dovevamo fare quel video…
King:
E questo era nuovo per te, non lo avevi mai fatto prima?
Mariah: Sì, l’avevo fatto prima, ma ora stavo con una nuova casa
discografica, perché avevo finalmente lasciato quella di prima. Ho avuto
un sacco di successo con quella di prima ma c’erano troppe questioni personali.
Ero arrivata ad un punto in cui dovevo assolutamente chiudere.
King:
Ma avevi sposato il capo della tua casa discografica…
Mariah: Ma avevamo anche divorziato. E dopo il divorzio stare lì
era diventato davvero molto difficile, perché le persone che lavoravano
là non erano sempre carine con me...
King:
No…
Mariah: Non sapevano se dovevano amare la mia musica o odiare me.
King:
Cresceva la tensione.
Mariah: Certo, è cresciuta per troppo tempo. Ma a un certo punto
ho avuto una nuova casa discografica, vivevo una nuova situazione. Perchè
ho dovuto produrre una colonna sonora, che non è affatto come un album
e ho dovuto fare anche i conti con la casa produttrice del film.
King:
Intendi per un film?
Mariah: Infatti, mi sono dovuta confrontare con tutto questo, con
persone con cui non avevo mai dovuto avere a che fare prima. Le persone
che lavoravano là non mi hanno mai vista come un’artista e non sapevano
come essermi d’aiuto. Non avevo un’assistente personale che dicesse: “Ok.
Ora ha bisogno di cinque minuti di riposo per mangiare qualcosa”.
King:
Non avevi un’assistente personale?
Mariah: La mia assistente se ne era dovuta andare. Era di un altro
paese. Se ne è dovuta andare per problemi personali.
King:
Eri praticamente sola
Mariah: Sì, ero sola, perché le altre persone si occupavano di
altro.
King:
E cosa è successo quando sei crollata?
Mariah: Be’, cosa è successo...
King: Cosa ti è successo fisicamente?
Mariah: Ho avuto questo crollo a casa di mia madre. Ero arrivata
al punto in cui dovevamo girare il secondo video per Glitter, e a un certo
punto ho detto “Sapete una cosa? Ho lavorato troppo”. Il mio medico mi
aveva già detto che stavo lavorando troppo, avevo pochi zuccheri, dovevo
prendermi cura di me stessa, e questo non stava accadendo perché lavoravo
troppo. E’ difficile spiegarlo alle persone fuori, perché loro ti guardano
e pensano “Lavorare troppo? Ma se non stai facendo niente, te ne stai
solo lì seduta a parlare!”
King:
E dovevi sempre apparire in ordine?
Mariah: Tutto doveva sembrare perfetto. Ma seriamente erano giorni
in cui mi dovevo alzare alle cinque del mattino per fare un’intervista
al telefono e poi tornare a dormire, per svegliarmi ancora…
King:
Ma lo facevi per la nuova casa discografica e questo ti era richiesto.
Mariah: Infatti. E io ho detto “Sono in assoluto la persona che
lavora di più” e infatti lo dicono ancora di me, anche se ho ridotto le
mie ore. Perché comunque capisco l’importanza della promozione di un disco
King:
Giusto, ma cosa è successo poi?
Mariah: Ok
King:
Sei stata male?
Mariah: Sì, ero completamente disidratata. Sono andata a casa da
mia madre, perché quando ho detto che non volevo fare il video tutti mi
hanno guardata e hanno detto “Cosa vuol dire? Ha detto no?”, io non sapevo
come dire di no.
King: E’ difficile da dire.
Mariah: E’ difficile dire no. Perché pensavo che se avessi detto
no, tutti intorno a me mi avrebbero abbandonata ma questo non sarebbe
successo. Capisci cosa intendo? Ho provato a dire a tutti “No, ho bisogno
di tempo per me”. Ma loro non capivano, perché non è mai stato parte del
mio carattere. Così sono andata da mia madre, di solito quando vado da
mia madre porto sempre dei regali, ma quella volta avevo bisogno di aiuto.
E quando sono stata male lei ha chiamato il 911.
Probabilmente se le cose fossero andate diversamente e non fossi
stata una celebrità, mi avrebbero dato un sedativo e mi avrebbero detto
di riposare, ma non è stato così anche perché io ho detto “Sapete una
cosa? Forse se potessi andare in ospedale, sono esausta…”
King:
E’ arrivata un’ambulanza’
Mariah: Sì. Perché ho detto “Sapete, forse se vado in ospedale
le persone capiranno che sono umana e ho bisogno di riposo.”
King:
Come hai preso tutte le voci di un possibile suicidio?
Mariah: Sono cose che mi hanno fatto molto male.
King:
Come mai?
Mariah: Perché ci sono ragazzini che sono dei fans e spesso cercano
di imitare i loro idoli in tutto quello che fanno. Quindi l’ultima cosa
che voglio che facciano è pensare che quando c’è un problema, qualcosa
che non riescono a superare, pensino subito al suicidio. Questo è quello
che mi ha dato più fastidio.
King:
E tu come stavi?
Mariah: Ma io ero in ospedale…
King:
E per cosa sei stata curata? Per l’affaticamento?
Mariah: Sì
King:
Non per esaurimento nervoso?
Mariah: No, non per quello
King:
Hai ricevuto cure psichiatriche?
Mariah: Ho fatto della terapia. Credo molto nella terapia. Non
ho mai pensato che poteva essere…
King: Ma hai fatto tutto questo?
Mariah: Esatto. Ma in alcune persone che non crescono con questo
tipo di cose, tutto questo risulta come una terapia. E io ora sto bene.
King:
E’ stato difficile diventare una persona che dice spesso no e che ha ridotto
il suo lavoro dal 90 al 40%?
Mariah: Ero una persona che dedicava il 99% del suo tempo al lavoro,
ora dedico al lavoro il 75% del mio tempo. Forse l’ospedale non è stata
la cosa migliore perché in ospedale non dormi, quindi il massimo del mio
riposo l’ho avuto quando sono uscita dall’ospedale.
King:
E dove sei andata per riposare?
Mariah: Be’, in tanti posti. Sono andata ai Carabi, a Puerto Rico.
Sono stata con degli amici. Il problema erano i paparazzi che mi seguivano
da tutte le parti e creavano tutte le loro storie. Hanno detto che ero
in qualche ospedale in Inghilterra, dove in realtà non sono mai stata.
Ero qua, ero là… e tutti i miei amici mi chiedevano “Perché non li denunci?”
King:
E perché non l’hai fatto?
Mariah: Perché avevo già abbastanza problemi, e comunque loro stanno
cercando di vendere più giornali. A un certo punto una volta che qualcuno
legge circa 5000 storie su di me dice “ecco, sta avendo il suo 59esimo
crollo emotivo”. Su, andiamo! Non vale la pena di prendersela tanto!
King:
Hai mai letto bugie sul tuo conto?
Mariah: Ti dirò una cosa, a un certo punto mi divertono anche.
King: Davvero?
Mariah: A un certo punto quando leggi cose ridicole come “lei è
andata in una clinica e ha avuto un esaurimento, e ha obbligato i suoi
collaboratori a seguire la sua dieta ma loro sono andati a sua insaputa
a mangiare cheeseburger e poi dovevano mangiare mentine per nascondere
perché lei adora i cheesburgher”… io pensavo “Ma non ho mai mangiato cheeseburger!”.
King:
Ancora un paio di cose…
Mariah: Ok.
King:
Per un periodo ho anche sentito voci di messaggi strani sul tuo sito web…
Mariah: Sì
King:
Qualcuno ha parlato di messaggi strani, ma cosa intendevano?
Mariah: Be’, è stato lo stesso giorno in cui…
King:
In cui sei stata male?
Mariah: Infatti, è stato il giorno in cui ho lasciato quel messaggio,
perché quello che cercavo di fare era di lanciare un messaggio alla casa
discografica. Nessuno rispondeva al telefono, e io cercavo di comunicare
con la casa discografica. Ho lasciato molti messaggi sul mio sito, perché
ho comunque un rapporto molto personale con i miei fans, mi trasmettono
qualcosa che io non ho mai avuto. Ho cercato di dire loro cosa stavo attraversando,
ma quando l’ho fatto ho capito che altre persone lo potevano sentire.
Ho detto che non avrei fatto più nulla, che avevo bisogno di riposo e
che mi sarei resa del tempo, ma le persone che lo ascoltavano si chiedevano
cosa stessi dicendo, parlavo di Arcobaleni e cose del genere, tutte cose
che possono capire solo i miei fans… ho un album intitolato Rainbow, ho
un album intitolato Butterfly. Non ero una pazza che parlava di arcobaleni
e farfalle a caso, sono cose che i miei fans…
King:
Tu sei qui questa sera per dire che non sei diversa?
Mariah: No, non sono diversa. Cioè… tutti lo siamo qualche volta,
e se pensiamo di non esserlo non diciamo tutta la verità. Ma io penso
che cose come questa siano una specie di messaggio ai miei fans, e loro
lo sanno. Non mi aspetto che tutto quello che dico venga capito, o che
tutti credano a quello che dico.
King: In altre parole, “tutto”
fa parte di me, giusto? E’ quello che stai dicendo? Che non potrei capire?
Mariah: Non parlo di te, intendo dire che si ho spiegato una cosa,
tu puoi capirla.
King:
Potrei capire
Mariah: Ma non penso che abbiamo abbastanza tempo in questo show
King:
Torneremo tra qualche minuto, non andate via
Mariah: Voglio solo dire che sto cercando di capire cose nella
vita adesso. Ma non penso di doverlo fare per forza adesso. Potrei credere
a tutti in questo momento, perché non capisco cosa sta succedendo.
King:
Siamo tornati con Mariah Carey. Ha avuto molti alti e bassi ultimamente.
La vita però è stata piuttosto buona.
Mariah: Sono molto grata di tutto. Sono felice della mia vita e
di tutto quello che ho. Penso che tutti abbiano dei periodi difficili.
Io li ho avuti. Tutti li abbiamo. La vita è così. Sfortunatamente la mia
è finita sui tabloids e diventi inevitabilmente un gioco, qualcuno da
prendere in giro. Va bene, diventi lo zimbello di tutti per un periodo,
è lo show business.
King:
Frank Sentra una volta mi ha detto che loro facevano solo le cose di cui
erano capaci, tutto il resto era un di più.
Mariah: Sì, è vero.
King:
Ma tu fai di più di tutto questo.
Mariah: Ci provo
King:
Provi a cooperare?
Mariah: Infatti, cerco sempre di accontentare tutti, anche se questo
mi occupa moltissimo tempo. Ecco perché non dico mai di no.
King:
Hai qualcuno adesso che dice no per te?
Mariah: Io? No, devo dirlo da sola.
King:
Perché la tua tendenza è quella di dire sempre sì?
Mariah: Sì, ho detto agli altri “Dovete dire di no qualche volta,
perché arriverete a un punto dove si prova e si prova e si prova. Ecco
quali sono i motivi per cui lo devo fare.”
King: Come è avere la propria vita
privata sbattuta sui giornali?
Mariah: Be’, la metà di quelle cose erano bugie…
King:
Hanno detto che stavi con persone con cui non sei mai stata, vero?
Mariah: Oh sì, sì… sempre, quasi ogni volta che esco. Ed è divertente
perché io sono davvero una persona di compagnia, soprattutto quando posso
uscire con colleghi.
King:
Cosa vuoi fare da grande, Mariah, quello che stai dicendo, vero?
Mariah: Esatto. Io magari tendo a essere troppo carina con qualcuno
senza rendermene conto. E a volte questa cosa ti marcia contro perché
poi le persone si fanno un’idea sbagliata e pensano…
King:
Si è innamorata di me
Mariah: Esatto. Magari sei lì che parli con qualcuno e tutti pensano
“Ecco il suo nuovo fidanzato”
King:
Ma se dai appuntamento a qualcuno di famoso…
Mariah: Giusto.
King:
Sto pensando a Derek Jeter…
Mariah: Sì…
King:
Anche quello è stato un problema?
Mariah: Sì, penso che sia davvero difficile per le star dello sport,
perché sono molto vicini ai loro fans…
King:
Derek era aggredito, no?
Mariah: Sì, ma…
King:
E quando eravate insieme?
Mariah: Be’, non dipendeva dalle situazioni in cui eravamo. Era
come se fossimo in qualcosa di più del suo mondo, ci sono persone che
escono con me lo stesso. Ma io e lui, se eravamo sempre come in un altro
posto o situazione che non fosse il campo da baseball… Ed io stavo molto
bene con lui, ero molto vicina alla sua famiglia, mi piaceva stare con
sua madre, sua sorella e suo padre.
King:
Perché non siete stati insieme?
Mariah: Perché non ha funzionato.
King:
Ma a te piace ancora come prima?
Mariah: Penso che sia una persona fantastica. Lo penso davvero.
E amo talmente tanto la sua famiglia. Mi hanno dato molto di loro, perché
anche loro vengono da una situazione come la mia, e quindi mi trovavo
a mio agio.
King:
Ho capito
Mariah: Non ho mai visto un matrimonio misto durare così a lungo
ed ho imparato molto da loro.
King:
E ora tu sei con il cantante messicano Luis Miguel?
Mariah: Stavamo insieme
King:
Non lo so
Mariah: Ok. Siamo stati insieme per molto tempo, più di quello
che avrei dovuto. La relazione è durata un po’ troppo a lungo, ed è finita
in modo naturale. Le persone hanno detto che quello che mi è successo
l’anno scorso è successo perché…
King:
Perché era finita con lui.
Mariah: Sì, a causa della fine della nostra storia. Ed è più facile
per tutti pensare che lui mi abbia trattata male e che io abbia sofferto
molto per quello che mi è successo, ma le cose non sono andate in questo
modo. Quindi gli auguro solo tutto il bene del mondo. Ha molto talento.
Ma eravamo due persone molto famose, se dovevamo andare in Messico, in
Argentina o in America Latina lui era molto più noto di me, e questo era
molto bello.
King:
E cosa mi dici di Eminem?
Mariah: Cosa ti dico?
King:
Sei uscita con lui?
Mariah: No.
King:
E allora cosa era tutto quello che è stato scritto?
Mariah: E’ stato detto di tutto.
King:
E non sei davvero mai uscita con lui?
Mariah: Ho parlato con lui al telefono. Forse ci siamo sentiti
in totale al massimo quattro volte. E io non considero certo una telefonata
un appuntamento.
King:
Pensi che abbia del talento?
Mariah: Sì, lo penso.
King:
Come spieghi il successo per il tipo di musica che fa?
Mariah: Be’, prima di tutto io sono una fan dell’hip-hop, è una
musica che gira da 20 anni, solo ora però sta diventando come un messaggio,
e sta diventando una cosa universale. E penso che lui possa essere un’alternativa
per tutte quelle persone che hanno problemi con altri artisti di colore.
King:
Perché è bianco
Mariah: Penso che alcune persone lo accettino di più
King: Come spieghi il tuo talento?
L’abilità nello scrivere testi, da cosa viene?
Mariah: Considero tutto questo come un dono di Dio. Tutti…
King:
E tu scrivi testo e musica?
Mariah: Sì. Sento le melodie prima nella mia testa, e poi le canto
alle persone, perché non sono bravissima a suonare il piano.
King:
Non leggi la musica?
Mariah: No, anche se mia madre è capace, io sono andata in un’altra
direzione. Penso che però questa cosa mi abbia aiutata a scrivere testi
che non sarei stata in grado di scrivere se avessi avuto nozioni tecniche.
Perché tutti ti dicono “Non puoi fare così da questo passaggio. Non si
fanno queste cose. “
King:
Irving Berlin non può leggere la musica.
Mariah: Infatti
King:
Scrivi alcune canzoni, ma è come se infrangessi le regole
Mariah: E’ così, a volte lo faccio ma le melodie mi vengono talmente
in fretta che non posso usare il piano. Alcune canzoni come “Vision of
Love” le ho scritte al piano, o “All I Want for Christmas” l’ho iniziata
al piano. Ma sono solo le basi. Ecco perché preferisco lavorare con qualcuno
che sappia più di me.
King:
Comunque, il tuo album è già al numero tre delle classifiche e primo nella
R&B chart. Queste chart sono importanti, no?
Mariah: Lo sono, e io non so cosa…
King:
Ti consideri un’artista R&B
Mariah: Lo sono. Posso scrivere canzoni pop. Ma il mio cuore è
molto più R&B, capisci cosa intendo? Prima parlavamo della musica
rap. Io adoro collaborare con artisti rap, perché è una forma d’arte che
mi piace molto e con la quale sono cresciuta. E credo che sia molto importante
per me superare certe barriere, come le varie charts.
King:
Ti piacciono canzoni come “Night and Day” di Cole Porter? Ti piace…
Mariah: Certo, mia madre cantava anche jazz e…
King:
Ti piace?
Mariah: Certo, io lo cantavo; quando ero piccola, seduta nel salotto
di casa, cantavo con dei musicisti amici di mia madre “I can’t give you
anything but love” e…
King:
Cosa ne pensi del fare un album seguendo gli standard convenzionali? O
devi cantare quello che scrivi?
Mariah: Scrivere testi per me è quasi più importante del cantare.
E’ difficile cantare soprattutto in questo album perché c’è troppo di
quello che ho attraversato, ho messo tutto nei testi, nella musica. Ma
mi piace anche cantare altre canzoni, non necessariamente scritte da me.
King:
Hai una voce fantastica.
Mariah: Grazie.
King:
Penso che Dio ti abbia dato un dono fantastico.
Mariah: Penso che quando ricevi un dono come quello della musica,
è sicuramente Dio che te ne ha fatto dono.
King:
Consideri l’esperienza con Tommy Mottola un errore?
Mariah: No, assolutamente.
King:
O qualcosa che cresce lungo la via?
Mariah: Ero molto, molto giovane quando mi sono fidanzata con lui,
e non avevo parenti che mi dicevano “Ma cosa stai facendo? Forse è meglio
se non ti butti in questa relazione”. Ma devo ammettere che abbiamo avuto
dei momenti molto belli e anche molto molto difficili. Tutti e due abbiamo
avuto dei benefici da questa relazione.
King:
Quanto è durato?
Mariah: Be’, io considero il matrimonio l’inizio della fine della
nostra relazione. Tutto è finito lì.
King:
Davvero?
Mariah: Sì, non voglio entrare troppo nello specifico perché rispetto
molto Tommy e gli auguro il meglio e spero che sia felice adesso. Me è
difficile, molto difficile cercare di cambiare una persona come me.
King: Non puoi essere controllata.
Mariah: Ho permesso di essere controllata, ma ogni volta che ne
avevo la possibilità e mi lasciavo andare, era come se una nuvola scura
si abbattesse su di me e mi dicesse “Ok, adesso basta con i divertimenti”.
King:
Vuoi dei bambini?
Mariah: Non lo so. Non ne sono poi così sicura. Prima di avere
dei bambini vorrei un marito. Voglio che li cresca la persona giusta.
King:
Ma non stai cercando qualcuno da sposare?
Mariah: Non ne sono poi così sicura…
King:
Non sei sicura di volere dei bambini?
Mariah: Non è che non sia sicura. Se devo avere dei bambini, voglio
un marito prima, tutto l’insieme insomma.
King:
Poco rumore insomma
Mariah: e nipoti, certo.
King:
Ma tu non sei – in altre parole, se dici che non vuoi avere bambini, loro…
Mariah: Se qualcuno, Dio permettendo, dicesse che non posso averne,
be’… allora penso che ci sono tanti bambini per il mondo che hanno bisogno
di una famiglia…
King:
Ne adotteresti uno?
Mariah: Probabilmente sì, ma comunque sai, lavoro con un sacco
di centri per bambini e penso che sia molto importante.
King:
Questo programma ha un relazione con te già da prima che ci incontrassimo,
perché ti abbiamo seguita dall’11 settembre. Tu eri in tour.
Mariah: Sì
King:
Ti abbiamo seguita, e per tre volte differenti alla fine dei nostri programma
c’è la musica. Credo che tu lo sappia.
Mariah: Sì, lo so.
King:
Tu hai chiuso tutti i programmi
Mariah: Sì
King: Dove eri l’11 settembre
Mariah: Sai, io vivo a Tribeca. Ed ero a Los Angeles in quel momento,
ho sentito quello che era successo e…
King:
Credo tu stessi dormendo, era mattina presto.
Mariah: E’ così, mi sono alzata e ho guardato la TV. Non potevo
credere a quello che stavo vedendo. Poi c’è stato il “Tribute to Heroes”
ed io ero a Los Angeles, mi hanno chiesto di partecipare a quello show
televisivo, c’erano tutti…
King:
Un grande show.
Mariah: Sì, infatti. Io tra l’altro uscivo da quel brutto periodo
ed ho dovuto affrontare tutte quelle voci su di me. E’ stato importante
per me. Ma è stato strano per me quella sera tornare a casa, guardare
fuori dalla finestra e realizzare che non c’erano davvero più, solo molto
fumo e…
King:
Erano parte del tuo scenario. Parte della tua cultura.
Mariah: Parte della mia cultura, della mia vita e parte dei miei
ricordi.
King:
E tu dove sei andata? Noi ti stavamo seguendo, dove stavi andando?
Mariah: Mi avete vista in Kosovo, giusto? Ero là nel periodo natalizio,
ho cantato per le truppe.
King:
Come è stato?
Mariah: Molto bello. Ci si sente bene a fare una cosa di questo
tipo, qualcosa per qualcuno, perché comunque non è il più bel posto al
mondo, e non c’era proprio lo spirito giusto. Ma anche loro si sentivano…
King:
Be’, quando sei arrivata hai comunque fatto qualcosa di carino per loro,
giusto?
Mariah: Sì, ed è stato bellissimo.
King:
Siamo tornati per gli ultimi istanti con la fantastica Mariah Carey. Cosa
è successo con Michael Jackson?
Mariah: Io lo conosco. Credo che sia davvero pieno di talento.
Sono cresciuta con la sua musica e lo ammiro molto. Una persona piena
di talento.
King:
Ti ha sorpreso il fatto che ha attaccato il tuo ex marito?
Mariah: Sono rimasta sorpresa dal modo in cui l’ha fatto. Ma non
ero così sconvolta dalle cose che ha detto. Ma sai, molti artisti sono
scontenti del mondo della musica.
King:
Ti danno fastidio tutte le attenzioni a Jennifer Lopez? Siete rivali?
Mariah: Ci sono rivalità, ma non penso che lei abbia dei problemi
nei miei confronti. Intendo dire che tutto quello che mi importa è scrivere
e cantare…
King: Lei è anche un’attrice.
Mariah: Sì. E sai, io ho fatto questo per tutta la vita. Cantare
è la cosa più importante, un dono di cui sono molto grata. Quello che
fa lei è qualcosa di diverso.
King:
Quando scrivi ti preoccupi di quello che fai? Nel senso che alcune persone
scrivono testi ma sono aridi.
Mariah: Sì, ma non è il mio caso
King:
Io non potrei scrivere di tutto.
Mariah: Questo io lo faccio, l’ho fatto lo scorso anno. Quando
ho avuto tutte quelle idee per le canzoni. E per quest’album, Charmbracelet,
ho scritto circa 21 canzoni ma le ho dovute ridurre a 15, quindi penso…
King:
Le senti in testa?
Mariah: Be’, è stato come avere un’idea dopo l’altra. E credo sia
stato perché qualche volta devi attraversare momenti dolorosi per arrivare
a un momento di gioia, per arrivare dove realmente vuoi arrivare. Capisci
cosa intendo?
King:
Vuoi arrivare a Broadway?
Mariah: Le persone me lo chiedono in continuazione. Non vorrei
arrivare a Broadway se questo volesse dire cantare la stessa canzone tutte
le sere. Ma vorrei fare qualcosa di divertente, delle commedie, cose simpatiche
insomma.
King:
Cosa mi dici del cinema?
Mariah: Ho appena finito di girare un film con Mira Sorvino intitolato
Wisegirls. E’ stata un’esperienza fantastica per me, è un film indipendente
dove io interpreto la parte di una ragazza della mafia. Ho imparato molto
da questa esperienza.
King:
Sei romantica?
Mariah: Credo di sì. Credo che si debba essere romantici per scrivere
testi come i miei.
King:
Lo sei certamente. Anche se ora non sei innamorata, ti manca l’amore?
Mariah: Non credo di essere mai stata realmente innamorata.
King:
Cosa?
Mariah: Sì, è vero.
King:
E tu scrivi tutte quelle cose bellissime, canzoni fantastiche, e credi
di non aver mai provato quello che scrivi?
Mariah: E’ quello che ho detto.
King:
Sai cosa si prova quando pensi “Se non mi chiama penso che impazzirò”
Mariah: E’ una cotta o è amore? Non lo so. Capisci cosa intendo?
King: Be’, è come quando un ragazzo
ti dice “Ti chiamerò” ma non lo fa, non ti viene da impazzire?
Mariah: No, assolutamente, ma vorrei che succedesse, vorrei potere
dire “Oh, non mi ha chiamata” e impazzire.
King:
Questo non è amore.
Mariah: Questo vuol necessariamente dire che sei innamorato?
King:
No, è l’oppposto.
Mariah: Non voglio dire che non me ne importa. Anche se ho detto
che sarei impazzita, in realtà sarebbe stato “Lei è pazza”
King:
Non vorresti essere innamorata?
Mariah: Credo che sarebbe bello. Ma sai, il mio problema è che
non mi fido mai veramente delle persone, perché non sai mai quali siano
le loro vere intenzioni. E’ come se fossi molto amico di qualcuno, lui
ti parla dei suoi problemi e tu dei tuoi e il passo successivo è inevitabilmente
una relazione. E io non sono sicura di volere questo in questo momento…
King:
Ma potrebbe capitare domani.
Mariah: Ma tu non lo sapresti mai.
King:
Ma è difficile, no? Non credi di intimidire le persone in questo modo?
Un ragazzo si deve sentire sicuro.
Mariah: No, non credo.
King:
Tu sei una grande star…
Mariah: Ma…
King:
Voglio dire, Joe Flake, l’uomo dell’assicurazione di Astoria, non ha nessuna
possibilità di incontrarti.
Mariah: Potrebbe invece essere una persona molto divertente, non
lo saprai mai.
King:
Joe, c’è una speranza anche per te.
Mariah: Joe Flake.
King:
Joe, tu piaci a Mariah Mariah grazie mille.
Mariah: Grazie a te Larry. E’ stato splendido stare qui questa
sera.
King: Mariah Carey, è stato fantastico
incontrarti. La più grande star di tutti i tempi. Il suo nuovo album,
Charmbracelet, n. 1 nella classifica R&B, n. 3 nella chart di Billboard,
n. 1 in Giappone. Lei è la #1, Mariah Carey
grazie per essere stata con noi.
Novembre
2002
La rinascita della Diva
Saving Grace, una delle canzoni del tuo
nuovo album, parla di una persona che ti ha salvata. Chi è questa persona?
Si tratta di un gospel e parla di Dio. Sono cresciuta in una situazione
familiare difficile, sono stata messa da parte a causa delle mie origini.
Ma attraverso gli anni, i più difficili, mio zio, che era prete, mi ha
confortata dicendomi che nella vita avrei ottenuto tutto quello che desideravo.
Questo zio è morto l’anno successivo e mio padre, che era molto religioso,
è morto quest’anno. E anche io mi sono avvicinata a questa via molto spirituale.
Lo scorso luglio hai avuto un problema e sei dovuta entrare in clinica.
Che è successo?
Purtroppo mi sono caricata di impegni, presa nella “ragnatela” della promozione
di Glitter e del film che ne seguiva. Avevo appena firmato un contratto
importantissimo con la Virgin per tre album con quella nuova casa discografica
e mi sentivo in dovere di fare quello che stavo facendo. Dal mio debutto
in Sony avevo l’abitudine di produrre un album all’anno. Lavorare non
mi aveva mai fatto paura, ma ero sostenuta, avevo un gruppo intorno a
me. Questa volta invece no. Avevo appena perso un’amica, la mia assistente
era partita per il Brasile, mi sentivo persa. A Parigi ho fatto più di
un’intervista senza fermarmi a mangiare né a bere. Ho lavorato sempre
e sodo, anche con 40° di febbre.
E’ stata tua madre, Patricia, a prestarti
i primi soccorsi. Ma è stata in grado di aiutarti?
Il mio errore è stato quello di girarmi
verso mia madre, ma era più che giustificato. Non dormivo da cinque giorni
quando mi sono rifugiata da lei. Di solito arrivo con le braccia piene
di regali, ma questa volta ero affaticata, frustrata, furiosa… e lei è
entrata in panico, perché da sempre sono stata io quella più forte, quella
che sosteneva un po’ il ruolo della madre: quando mio padre se ne è andato
da casa, sono stata io a sostenerla fino a che tutto non è tornato a posto.
E le voci che giravano di un tentativo
di suicidio?
Io, che ho cantato Hero che parla di esporre
il proprio coraggio, commettere un atto del genere? Un coltello è caduto
a terra, mi sono chinata a raccoglierlo e mi sono tagliata, ma non tagliata
le vene! Quando mia madre mi ha trovata in cucina ha chiamato l’ambulanza
senza riflettere. Mi ha presa in braccio e mi ha portata fino al letto
per farmi calmare. Una volta all’ospedale un medico mi ha rassicurata:
una persona in depressione non ha la voglia di fare i mestieri come li
stavo facendo io!
Come hai reagito a tutta la pressione a cui sei stata sottoposta?
Quando sono uscita sono stata letteralmente seguita dai fotografi
da Santa Barbara fino a Puerto Rico. Ho sentito le voci più strane su
tutto quello che era successo, ma me le sono lasciate alle spalle. Mi
sono invece concentrata sugli altri. Ho cantato rendendo omaggio alle
vittime dell’11 settembre, ho finito Wise Girls, con Mira Sorvino, un
film che sta per uscire negli Stati Uniti. La musica, come sempre, è stata
la mia medicina. Comporre, scrivere, cantare, tutto questo fa parte di
me. Ho cominciato a lavorare a Charmbracelet, il mio nuovo album, nell’autunno
del 2001. E ho creato la MonarC, la mia casa discografica.
Lavorare con la Def Jam, una label di
Rap e R’n’B, è un modo di dichiarare le tue origini?
Certamente. Non vi deve ingannare il colore
dei miei capelli, perché in realtà io sono mora. I miei nonni erano di
colore, mia madre è irlandese. Anche dopo tutto quello che ho sofferto
sono fiera di quello che sono.
Grazie Dany
Ottobre 2002
Mariah
Carey è tornata, ed è tornata facendo quello che fa meglio. Il suo ultimo
singolo gira tantissimo nelle radio ed ha buoni motivi per essere così
promosso dopo un anno così tumultuoso e controverso.
Non lo immaginerete mai però guardando Mariah in questo video, girato
in una chiesa di New Yourk, ma questo è il suo primo singolo dopo un lungo
anno di silenzio. E’ una ballad intitolata – non a casao – “Through the
Rain”.
Lo scorso anno Mariah è stata vittima di un forte esaurimento nervoso,
seguito da un CD molto discusso e il licenziamento dalla Virgin Records,
che l’ha pagata milioni pur di farla andare via dopo un solo album.
Ora Mariah ha un nuovo contratto con una nuova casa discografica, la Island
Def Jam, e la trentaduenne superstar sta cercando di lasciare il passato
dietro le spalle. Ha registrato il suo nuovo album in uno studio a Capri.
Billy Bush, di Access Hollywood, l’ha intervistata per noi sul set del
suo nuovo video…
Billy Bush: perché hai deciso di girare il video in una chiesa?
Mariah Carey: Siamo in una chiesa perché voglio che la gente pensi
che la parte finale del video sia molto profonda. E comunque è una parte
della storia del video. Non voglio dire molto del video, ma la coppia
che seguiamo sono una sorta di Romeo e Giulietta che alla fine volano
via.
Billy: La pioggia è vera o creata?
Mariah: E’ stata creata, ma a New York, quando è stata trasportata,
ha perso qualcosa e tutto alla fine è sembrato un po’ più realistico.
Billy: Ho visto Jamie-Lynn Sigler, la dolce Meadow Soprano, girare
intorno alla chiesa. Come mai è qui?
Mariah: E’ qui perché interpreta a parte della giovane madre che
alla fine del video vola via nel vento.
Billy: E’ passato un po’ dal tuo ultimo album. Come ti senti? Sei
nervosa, emozionata?
Mariah: Sai, sono emozionata per la musica. Se fossi stata nervosa
non avrei pubblicato un album. Faccio musica per me e per i miei fans.
E’ comunque un passo avanti per me. Sono appena tornata da Capri, dove
ho passato gli ultimi due mesi. Sono dovuta tornare per un po’ a causa
di problemi familiari. E’ stato molto rilassante là. Mi sono immersa nel
lavoro, ho scritto testi – perché scrivo io tutte le mie canzoni – e nella
produzione. Ho sempre vissuto in un piccolo appartamento sopra gli studio.
Questa è stata l’occasione per essere più riflessiva e per concentrarmi
sulla musica, ho capito che “Hey, non è il caso di concentrarsi così e
di stressarsi tanto. E’ solo il mondo della musica. E’ solo una parte
del mondo della TV”. Quello che conta veramente è la famiglia, gli amici
– quelli veri – sono la cosa più importante. E’ favoloso avere successo,
ma potrei ritirarmi anche domani e continuare ad avere le mie vittorie
personali.
Billy: Ci credi che stai facendo tutto questo da quando avevi 19
anni?
Mariah: Sì, lo so. Be’, alla fine è solo un anno (ride). Be’, come
hai detto prima ho iniziato molto giovane. Ho iniziato a produrre demo
all’età di 14 anni. Sono cresciuta senza un soldo, sono cresciuta con
tutta questa determinazione e con la forza per scavalcare qualsiasi ostacolo.
Ero povera, mi sentivo diversa e sempre fuori posto. E poi tutto è cambiato,
sono diventata famosa. Ho iniziato a lavorare sodo, senza fermarmi mai,
ho prodotto un album all’anno più la promozione. E’ stato davvero devastante,
e la gente non lo capisce perché loro ti vedono da fuori ed è sempre come
se tu fossi in TV a dire “Sì! Ecco il mio nuovo album!” Ma sai, questo
richiede molto di più di 20 minuti al giorno in ogni stato del mondo,
se comunque decidi di girare il mondo.
Billy: E tu hai avuto problemi a salvare tutto questo
Mariah: Esattamente!
Billy: Credo di essere anche io una di quelle persone
Mariah: Sei anche tu uno di quelli che non si preoccupano degli
altri? (ride)
Billy: Sì!
Mariah: Il problema è che a volte nessuno si prende cura di te.
Rinneghi te stesso e quello che ho imparato è che non c’è niente di male
a dire di ‘no’ qualche volta, a mettere se stessi prima di tutto. Ora
ho capito che è questo che devo fare qualche volta.
Billy: Parlami del nuovo album, il primo singolo. Musicalmente
questo album è diverso da quello che hai fatto in precedenza?
Mariah: Il primo singolo si intitola “Through the Rain”. Non è
molto diversa da canzoni come ‘Hero’ o ‘Vision of Love’. E’ una ballad,
ho prodotto un album up-tempo e per me c’erano molte canzoni che dovevano
uscire, ma quando la gente ha sentito la canzone era come se sapesse che
quella doveva essere il primo singolo. So che la gente dice ‘Oh, questa
canzone riguarda lei e la sua vita’. E naturalmente tutto quello che scrivi
viene da dentro, da quello che hai vissuto. Ma ho sempre creduto che fosse
importante trasmettere agli altri qualcosa, soprattutto a quelle persone
che stanno attraversando periodi difficili – un amore perso o altro. Cerco
solo di far capire alla persone che se credi veramente e hai fede puoi
attraversare tutto, e in questo io credo molto.
Billy:
La canzone è sicuramente un successo. Intendo dire che è una carta vincente
per te, no?
Mariah: Sì, certo, lo è, ma ho avuto anche album up-tempo di successo.
Dipende da quello su cui ti vuoi concentrare. Canterò sempre delle ballads,
ma non smetterò comunque di cantare up-tempos perché il mondo dice ‘Vogliamo
che lei canti solo ballads’. Non sarebbe giusto. Molte delle ragazzine
che incontro per la strada vengono da me e vogliono che canti ‘Heartbreaker’.
Ci sono canzoni che sono sicuramente dei successi senza per forza essere
ballads. Io non sono un’artista che segue un’unica strada. Se qualcuno
mi chiedesse ‘Potresti scrivere un jingle per il latte?’, io risponderei
che lo so fare! Sono una persona che è cresciuta in ambienti diversi e
ovviamente ho avuto influenze diverse. Ecco perché non mi piace concentrarmi
su una cosa sola.
Billy: Lascia che ti chieda una cosa. Tu canti mai sotto la doccia
o a tempo perso?
Mariah: Be’, io non considero il canto un lavoro.
Billy: Ma tutti cantiamo sotto la doccia, e tu?
Mariah: Sì, ma preferisco la vasca! (ride)
Settembre 2002
Se volete sapere
cosa ha fatto Mariah Carey durante le sue vacanze, la risposta è: lavorare.
Certo, si è anche divertita, dopo tutto ha registrato un disco a Capri,
ma la Carey si è concentrata su quello che sa fare meglio: produrre hits.
Con più di 140 milioni di album venduti e singoli in tutto il mondo, 12
canzoni che hanno raggiunto il primo posto delle classifiche negli States,
Mariah è una star che si è costruita da sola.
Certo non è un segreto per nessuno che la Carey ha avuto dei problemi
personali e professionali negli ultimi anni. Il flop di Glitter, il suo
esaurimento nervoso e per finire la morte di suo padre. La Carey ha spiegato
che si erano riavvicinati poco prima che lui morisse. “E’ stato difficile
per me” ha spiegato “Ci sono molti riferimenti a lui in questo album,
una canzone è dedicata a lui”
Se volete sapere da dove arriva la Carey con questo nuovo disco, ascoltate
le sue parole: “L’esperienza di registrazione di questo album è molto
vicina alle esperienze che ho dovuto affrontare nella mia vita. Ho cercato
di essere speranzosa” ha detto “Non è un album pieno di cose tristi. Ci
sono canzoni che ti danno un ottimo stato d’animo, ma io ho cercato di
essere sempre positiva, anche in quelle occasioni che sembra ti possano
abbattere.
La Carey ha anche cambiato casa discografica quest’anno con Doug Morris
e Lyor Cohen alla Universal’s Island Def Jam Music Group. Quando ho chiesto
a Cohen cosa pensa di Mariah mi ha risposto “Tutto quello di cui Mariah
ha bisogno è di trovare una casa discografica che la ami veramente e che
capisca di cosa ha bisogno un’artista. Mariah è un dono per noi. La sua
musica e le sue canzoni hanno donato molta gioia alle persone. Credo abbia
scritto una canzone che diventerà davvero un classico.”
La canzone di cui parla Cohen è Through the rain, che sta girando davvero
tutte le stazioni radio. Quando ho chiesto alla Carey se è stata lei a
scegliere Through the rain come primo singolo ha risposto: “Credo che
la canzone si sia scelta da sola. Tutti quelli che l’hanno sentita hanno
provato una grandissima emozione.”
Così la Carey ha un nuovo album. Ha una nuova casa discografica, la MonarC,
ha scritto tutte le canzoni dell’album tranne il remake (ancora non si
conosce il titolo). Ha lavorato con Jermaine Dupri, Jimmy Jam e Terry
Lewis e promette ancora molte sorprese. Con il suo sorprendente look,
la sua grandissima voce e il suo incredibile talento, la Carey è tornata.
Fresca, decisa e piena di hits.
La tua nuova
casa discografica, insieme alla Island, è la MonarC. Come sei arrivata
al nome?
Jerry Blair, il presidente
della MonarC ed io abbiamo pensato a molti nomi, e MonarC era la mia prima
scelta. Come molte persone sapranno la farfalla è diventata un po’ il
mio simbolo. Le farfalle Monarch, per me, sono le più belle. Così abbiamo
tolto la “h” e la MC ha dato personalità. Ci sembrava carino.
Ha già avuto una tua
casa discografica in passato, la Crave. Perché ne hai creata un’altra?
Be’, la Crave non era
proprio una mia idea. E in quel periodo, quando si è formata la casa discografica,
io attraversavo una situazione differenta, anche come artista. La MonarC
mi rappresenterà veramente.
Hai già qualche progetto per la MonarC?
Voglio che la MonarC
abbia un’impronta tutta sua, non voglio che gli artisti si sentano obbligati
a fare il tipo di musica che io rappresento o che associno la casa discografica
a me. Jerry Blair sta vagliando alcuni artisti, e io ho scoperto una ragazza
di 13 anni, davvero brava. Abbiamo
già cominciato a registrare con lei e ci sono già molte cose in agenda.
Dopo aver sciolto il contratto con la Virgin
hai vagliato molte case discografiche, perché hai scelto proprio la Island?
Fin dal primo giorno
Doug Morris e Lyor Cohen sono stati moto carini con me, mi sono stati
vicini. Hanno creduto in me. Anche se ho incontrato molte altre persone,
ho sentito che loro mi erano così vicini che non ho voluto incontrare
altre persone. Ho capito e sentivo nel mio cuore che quello era il posto
giusto per me. Stavo già andando con loro prima di firmare il contratto
con la Virgin. Dopo quello che è successo ho capito che non puoi stare
con le persone solo per i soldi, ma devi stare con persone passionali,
con uno spirito giovanile. Credo davvero che loro abbiano saputo far rivivere
la musica.
Ti è piaciuto lavorare
con Cohen in questo album?
Quello che mi piace di più è il modo in cui
questo team lavora. Ho scritto “Through The Rain” prima di firmare il
nuovo contratto. E così ho fatto anche con altre canzoni. Lyor era davvero
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