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Marzo 2004
Intervista dal CD Bootleg "Mariah
Carey - In Conversation" del 1990 (Grazie Barbara)
Febbraio 2003
VISTA
Grazie MC
Guardian Angel x la traduzione
Il suo nuovo album è stato registrato sotto il caldo sole
dell’isola di Capri, in Italia, ora è tornata trionfante e piena di vita
dopo un periodo molto burrascoso, quando il suo film e la sua carriera
sono praticamente collassati.
Ora è tornata! Mariah Carey ha un nuovo album, “Charmbracelet”, che è
ai primi posti delle classifiche, e tutto sta andando per il meglio.
Molti erano certi che, dopo l’esaurimento nervoso avuto quasi un anno
e mezzo fa, la sua carriera fosse finita, dato che dopo tanti anni di
successo Mariah era stata ricoverata in ospedale. Infatti Mariah non si
è mai fermata per oltre 10 anni, registrando un album all’altro, lavorando
20 ore al giorno, ha sposato anche il suo capo, il boss della Sony Tommy
Mottola. Poi Mariah è scappata lasciando la casa in cui viveva con il
marito per riprendersi quella libertà tanto voluta, ma tra una collaborazione
e un remix, ha iniziato a perdere il controllo di quello che stava facendo.
Quando “Glitter”, il suo primo album con una nuova casa discografica,
la Virgin, non ha venduto come si sperava, Mariah è stata immediatamente
licenziata, anche se molte case discografiche hanno iniziato a contendersela
quando hanno saputo che stava registrando il suo nuovo album a Capri.
Ora Mariah è con la Island Def Jam, con Lyor Cohen che ha una grandissima
fiducia in lei e in questo nuovo album che reputa un grandissimo successo,
soprattutto per il fatto che “Through the Rain” è uno dei singoli più
programmati dalle radio. Ora Mariah sta di nuovo bene, e secondo lei dipende
dal fatto di aver registrato “Charmbracelet” nella bellissima isola di
Capri. Ha ricaricato le batterie, ha prodotto quello che lei chiama un
grande album e le piace la sua vita.
Sei bellissima. Qual è il tuo segreto?
Mi prendo cura di me stessa.
Hai imparato molto da quello che ti è successo lo scorso anno.
Oh certo, ho imparato moltissimo.
E’ stato detto molto a proposito del tuo esaurimento, del ricovero.
Ma cosa è successo veramente?
Be’, è stato meno di un esaurimento nervoso e un po’ più di un crollo
fisico. Se non dormi, se lavori più di 2 ore al giorno per due mesi ovviamente
stai male. Nessuno potrebbe farlo. E soprattutto quando hai intorno tutti
quei paparazzi che dicono che sei finita, che hai un esaurimento… il gioco
è fatto!
Ma perché non ti sei mai fermata?
Mi sono sempre presa cura di me stessa fin da piccola. Sono sempre stata
una sorta di genitore per me. Perché i miei divorziarono quando avevo
appena tre anni: molta gente questo non lo sa e molti bambini che passano
queste cose non si prendono cura di se stessi come dovrebbero invece fare.
Io facevo tutto da me. In realtà io mi gestisco da sola, produco e scrivo
le mie canzoni.
E sei stata su tutti i tabloids.
Naturalmente. In fondo è quello che vuole la nostra società. I giornali
vendono in base alle cose brutte che capitano agli altri. Amiamo i drammi
in TV. Ci piacciono programmi che trattano fatti di vita reale. Ci piace.
Ci piacciono i talk show trash. E ci piace parlare delle celebrità…
Ma in parte anche questo ti piace, vero?
E’ interessante. A volte leggo un giornale e mi scopro a dire ‘Chi ha
fatto cosa?’ e poi penso ‘Aspetta un momento, ma chi ha scritto questo?’
Ho scoperto che molti giornali considerati rispettabili a volte scrivono
i fatti senza verificarli. A volte scrivono tanto per scrivere qualcosa.
E come riesci ad uscirne?
Ne esci e basta. Ho prodotto il mio nuovo album su una piccola isola del
Mediterraneo, in Italia, e dormivo in un appartamento sopra gli studio.
Era come un piccolo palazzo sulle colline, fantastico perché lì non puoi
guidare. Ed è stato molto bello perché mi sono divertita. Puoi lavorare
sodo, ma devi lavorare senza stress. Ho lavorato per giorni interi senza
guardare l’orologio, andavo a dormire quando mi sentivo stanca. L’oceano
è fantastico, è grandioso.
Ma dov’è questo paradiso?
Non posso dirtelo, altrimenti non sarebbe più il mio rifugio.
Perché hai intitolato il tuo nuovo album “Charmbracelet”
Perché i bracciali portafortuna sono oggetti molto personali che raccontano,
in qualche modo, una persona. Mia nonna ne aveva uno. E’ qualcosa di molto
importante per me. Ecco perché per me è come fare un regalo ai miei fans.
E’ come se ogni canzone avesse un suo significato. Rappresenta una parte
della mia vita.
Fino ad ora abbiamo visto due lati differenti della tua musica. Le
canzoni uptempo e hip-hop e le ballate. Quali preferisci?
Mi piacciono tutte e due. Ho avuto molte influenze perché sono cresciuta
soprattutto con la musica R&B. Mia mamma era una cantante d’opera
e io ho collaborato con molte persone, anche con Pavarotti. Lui ha cantato
Hero in italiano e io in inglese durante un evento a scopo benefico che
lui ripete ogni anno. Non voglio limitarmi a fare una cosa sola; ho sempre
lavorato con differenti artisti.
Il tuo primo CD è uscito nel 1990 e ti ha fatta subito diventare una
star. Com’è ora la tua vita, 12 anni dopo?
Mi sento come se fossi cresciuta sotto gli occhi di tutti. Non so, io
non mi sento veramente famosa, è sempre cose se fossi agli inizi, come
se mi occupassi solo della musica e di cantare. Mi sento sempre la stessa
persona, ma mi sento ancora un po’ strana quando vedo persone con le mie
foto o quando sono sui giornali. Mi sento molto vicina alle persone che
sono cresciute ascoltando i miei dischi, perché è così che racconto la
mia vita.
Quando partecipi ad un evento sei sottoposta a pressioni forti per
essere sempre al top. Come te la cavi?
Ci sono degli alti e bassi. Io non sono sottoposta a quei regimi dietetici
a cui sono sottoposti molti altri. La maggior parte delle volte faccio
un po’ di ginnastica guardando dei film in tv. Così mi passa il tempo,
posso anche stare al telefono se voglio.
Secondo i tabloids la tua vita sentimentale è complicata. Ma cosa deve
fare un ragazzo per uscire con Mariah Carey?
La maggior parte delle persone sono convinte di dover dire certe cose
in un certo modo, o di sembrare molto belli. E’ una cosa carina, ma a
me non piace essere impressionata da qualcuno. Sono come tutti gli altri,
non richiesto cose impossibili
Un’ultima domanda, cosa ti emoziona di più in questo momento, a parte
il tuo nuovo album?
C’è un artista con il quale sto collaborando e sono molto emozionata.
Ha 13 anni, è molto bella ed ha una voce splendida. Stiamo lavorando a
un CD, è come se fosse la mia sorellina, una sorellina segreta.
Gennaio 2003
TELEPIU'
Aspettando il sole...
Dopo un anno disastroso Mariah Carey è tornata con CHARMBRACELET, un album
coraggioso cui hanno collaborato anche personaggi della scena hip-hop
più spregiudicata. Per Mariah Carey, il 2002 è stato davvero un brutto
anno, un anno da dimenticare. Una serie di disavventure, personali e artistiche,
l'avevano fatta cadere in un tunnel depressivo dal quale sembrava difficile
che potesse uscire. Da una parte la separazione sentimentale dal cantante
Luis Miguel e il dolore per la morte del padre; dall'altra del film GLITTER
(e del cd omonimo) e il licenziamento dalla sua casa discografica, Unica
nota positiva (non da poco), la liquidazione che la Virgin le ha concesso
per liberarsene: 28 milioni di dollari! "Ma io" sostiene la popstar "non
ho più nulla da dimostrare". E come darle torto visto che la Universal
le ha offerto un contratto di 20 milioni di dollari per tre album, il
primo dei quali è già in circolazione. Si intitola CHARMBRACELET (braccialetto
portafortuna) e, come dice la parola stessa, per Mariah rappresenta un
amuleto per esorcizzare tutte le negatività che le si sono abbattute addosso,
un nuovo capitolo della sua carriera e forse anche della sua vita. "Per
inciderlo" ha dichiarato la Carey "mi sono rifugiata a Capri, lontana
da New York sia con il corpo sia con la mente. Lo considero quasi un'operazione
psicoterapeutica. In una canzone THROUGH THE RAIN, lo dico a chiare lettere:
dopo la tempesta, ritorna sempre il sole! Inizialmente il video di questo
brano doveva essera una specie di remake della storia di Giulietta e Romeo,
ambientata negli anni 50, ma poi ho deciso di farne una rappresentazione
della vicenda dei miei genitori, che in realtà si sono separati, mentre
qui c'è un lieto fine" Il legame di Mariah con suo padre era molto forte,
tanto che un altro pezzo SUNFLOWERS è dedicato proprio alla sua memoria.
L'album, però, riserva anche sorprese meno scontate. Ad esempio, la collaborazione
con una serie di reapper del calibro di Ice Cube (uno dei padri fondatori
del genere gangsta, ovvero l'hipè-hop duro) e Jay Z (il più quotato rivale
di Eminem). Ma come è possibile che una cantante così politicamente corretta
se la faccia con questi "neri" cosi "cattivi"?? "Beh", risponde lei, "non
è mica la prima volta.. Qualche anno fa, tutti si sbalordinoro perchè
un tipo conosciuto come Ol' Dirty Bastar, uno dedi capi della "ferocissima"
posse famosa come Wu-Tang-Clan, accettò di lavorare a una mia canzone.
Eppure è successo, anche perchè conosco la gente dell'ambiente hip.hop
da molti anni e ho la loro stima" Se lo dichiara così appertamente, c'è
da crederle! Un po' meno credibilie, invece, la voce che circola su un
suo presunto flirt con Eminem. Mariah lo smentisce seccamente ("come potrei
condividere qualcosa con un tipo cosi violento?"). E, tanto per non lasciare
spazio a ulteriori illazioni, ha anche inciso un brano provocatorio CLOWN,
che si adatta alla perfezione al personaggio - Eminem (ma lei non lo ha
mai ammesso). Un'ultima curiosità: in CHARMBRACELET troverete addirittura
una cover "BRINGIN ON THE HEARTACHE" portata al successo dai Def Leppard.
una delle hard band inglesi piùà ortodosse. Che la bella Mariah abbia
deciso di abbandonare definitivamente l'immagine acqua e sapone per riconquistare
i favori del pubblico con qualcosa di assolutamente inaspettato? Be' se
così stanno le cose, prossiamo dire che ci sta provando alla grande. Ai
suoi fan l'ardua risposta.
TUTTO
Mariah Carey- La rinascita?
IO,FRA RAPPER, "BASTARDI" E PORTAFORTUNA
Che ci fa un'artista smaccatamente pop assieme a gente della scena
hip-hop?Cerca forse di esorcizzare un meriodo "nero"?E perchè odia tanto
Eminem?
Mariah carey è tornata. Tutti parlano di rinascita,richiamando alla
memoria il brutto periodo di Glitter,film e cd non esattamente fortunati,
Un funesto momento professionale che la vide abbandonata dalla Virgin,
a fronte di una carriera di 120 milioni di album venduti negli ultimi
10 anni. Un periodo di depressione, di crisi amorose...Ma noi non crediamo
che quelle che stiamo per intervistare sia un'artista in procinto di cominciare
una nuova vita.Mariah è l'artista che ha venduto più dischi da che esiste
la musica pop, e tanto basta...
Allora Mariah...parlaci di questo nuovo album. Il primo con la universal?
Mariah:Quasi tutte le canzoni di Charbracelet, soprattutto
le ballate, sono molto personali. Vengono da esperienze che hanno lasciato
il segno sulla mia pelle. Ho scelto di intitolare il cd Charmbracelet
perchè mi sono immaginata che ogni canzone fosse come un ciondolo di un
braccialetto portafortuna.
Nel nuovo lavoro collabori con artisti hip-hop come Cam'ron, Jay-z la
West side connection, cosi come in passato hai fatto con molti altri rapper
e cantanti. Quale di queste collaborazioni reputi più importante?
Mariah:Lavorare con Jay-z e Cam'ron è stato molto divertente,sono
miei amici di lunga data. Ma la collaborazione a cui sono più legata con
Old Dirty Bastard. E' stata la prima, nel periodo Fantasy, e una delle
più coinvolgenti.Ai tempi in cui collaborammo, nessuno poteva pensarmi
al fianco di un membro del wu-Tang-clan.
A proposito, hai novità sulla situazione di O.D.B? Le ultime notizie lo
davano semilobotomizzato in carcere...
Mariah:Per quello che mi riguarda i suoi problemi con la
giustizia, si ne sono al corrente, ma non voglio parlarne nelle interviste.
Sia come sia, questa tua commistione di musica pop e di influenze hip-hop
e r'n'b ha fatto scuola.Penso all'ultimo lavoro di Christina Aguilera,
Stripped...
Mariah:No, non credo di aver inventato un genere.Ci sono
tanti artisti che hanno fatto un percorso simile al mio: Mary j. Blige,
Method Man, R.Kelly...io. Comunque, sono cresciuta in una famiglia interraziale,
padre afro-americano e madre bianca e per me è naturale mischiare culture
diverse.Certo, quando vedo artisti radicalmente pop avvicinarsi a queste
contaminazioni,mi vengono seri dubbi sulla loro sincerità.
Parliamo di cinema.Nella recitazione sei alle prime armi.Cos'è, una
ricerca?Una sfida?
Mariah:No, no.Faccio solo film solo per divertirmi.Comunque,
anche nei video recito delle vere sceneggiature, come fossero piccoli
film...Pensa a Honey, per dirne uno.
A proposito di video: in Through the rain racconti la difficoltà di
vivere una storia d'amore interraziale.
Anche tu vivi una vita "differente".Ti manca la normalità?
Mariah:Be da sempre mi sento "diversa" dagli alti.Anch'io,
come i protagonisti del video, vengo da una famiglia interrazziale, una
famiglia che si è sgretolata quando ero piccola. Sono cresciuta tra due
culture lontane tra loro, ma sono riuscita a venirne fuori. Un pò come
succede nel brano, dove dopo la tempesta arriva finalmente il sole.
Cambiamo discorso. In passato hai cantato per le truppe americane in Kosovo.
Pensi di andare anche in Afghanistan? E andresti a tirare su gli animi
dei militare in Iraq. Nel caso di un attacco a Saddam Hussein?
Mariah: Premetto che odio tutte le guerre. Quando mi hanno
chiamata in Kosovo, sono andata perchè pensavo che risollevare il morale
di quei ragazzi fosse una buona azione. Per lo stesso motivo, augurandomi
che non ci sia nessun attacco all'Iraq, lo rifarei.
Ultima domanda: si mormora di un duetto con justin timberlake degli NSYNC...
Prima o poi farai anche una canzone anche con Eminem (con quale si
favoleggia di un flirt, da lei immortalato nel brano Clown; n.d.r)?
Mariah:Si, il duetto è stato registrato. Probabilmente uscirà
come singolo o remix. Invece escludo a priori la possibilità di lavorare
con Eminem. Si, ho collaborato con artisti hip-hop che, a prima vista,
sembravano violenti, ma ho sempre scelto rapper che uscivano dal ghetto
e che fuori cercano la positività. Non credo che potrei mai collaborare
con un tipo come Eminem, uno che istiga alla violenza e si fa portavoce
di messaggi così negativi.
Di Michele Monina
Fonte: Tutto Musica E Spettacolo (Gennaio 2003)
Grazie Antonio
Dicembre 2002
Larry King Live CNN
Grazie Mariah
Carey Guardian Angel
Abbiamo aspettato questo momento per molto tempo ed è
veramente un piacere per noi dare il benvenuto a Mariah Carey qui al Larry
King Live. Lei è la star che ha venduto più dischi in assoluto, ha 15
singoli che hanno raggiunto il primo posto delle classifiche, è l’unica
artista che ha raggiunto il primo posto delle charts ogni anno dal 1990,
la vincitrice di due Grammy e di otto American Music Awards. Il suo nuovo
album è “Charmbracelet”, il titolo in una sola parola. E mentre parliamo
è già al terzo posto della classifica di Billboard. E’ un gran bel debutto
anche perché è già al primo posto della classifica R&B e numero uno
in Giappone. Mariah, perché questo titolo?
Mariah: Be’, ha un significato molto personale. Mia nonna aveva
un bracciale, e questo non lo sapevo. Purtroppo la scorsa estate mio padre
si è ammalato molto gravemente e così ho rivisto molti dei parenti che
non vedevo da tantissimo tempo. Uno dei miei cugini mi ha parlato del
bracciale di mia nonna e io ho pensato che fosse carino. Purtroppo mio
padre è morto poco dopo e volevo fare qualcosa per lui, dato che stavo
ancora lavorando all’album…
King: Tu scrivi tutti i tuoi testi, vero?
Mariah: Sì, scrivo tutte le mie canzoni. E c’è una canzone che
ho scritto per quest’album che si intitola “Sunflowers for Alfred Roy”.
Ma volevo che ci fosse qualcosa di molto simbolico che rappresentasse
parte della mia famiglia e...
King:
Ed è stato così?
Mariah: Questo
è quello che avevo. E' come uno scherzo ma quando ho saputo che mia nonna
ne aveva uno, ho pensato davvero che fosse una strana coincidenza.
King:
Però non ci sono canzoni intitolate “Charmbracelet”
Mariah: No.
King:
Qual è la canzone dedicata a tuo padre?
Mariah: E’ “Sunflowers for Alfred Roy”. E’ molto personale. E’
difficile parlarne. Abbiamo attraversato un periodo davvero difficile
perché è stato come un attimo, un istante… è successo tutto così in fretta!
King:
E la sua malattia?
Mariah: Sì. Intendo dire che era una persona molto forte, solo
poco prima stava scalando un monte e poi, sai, quella telefonata… Stavo
lavorando al mio album…
King:
Cosa aveva?
Mariah: Aveva il cancro, una forma molto rara di cancro. Non erano
riusciti a diagnosticarlo prima. Così sono tornata a casa e abbiamo passato
un po’ di tempo insieme. I miei genitori divorziarono quando avevo appena
tre anni, così ci è voluto un po’ anche per noi prima di riavvicinarci.
King:
Ti ha cresciuta tua madre?
Mariah: Sì, sono stata cresciuta da mia madre. Ma vedevo mio padre
ogni domenica e qualche volta anche di sabato. E così c’è stata una sorta
di riavvicinamento anche perché non so se sapete che io arrivo da…
King:
Un matrimonio misto
Mariah: Sì, appunto.
King:
E’ stato divvicile vero?
Mariah: Sì
King:
Lui era di colore e…
Mariah: Era venezuelano. Troviamo aspetti differenti di questo
tutte le volte.
King:
E tua madre?
Mariah: Irlandese. Mio padre…
King:
Deve essere stato un matrimonio interessante fino a che è durato
Mariah: Credo di sì, mi manca molto di tutto questo. Io ero, sai…
King:
Come ti senti, bianca o nera?
Mariah: Non mi sento bianca perché tecnicamente non lo sono. Sono
cose che purtroppo sono state stabilite durante la schiavitù…
King:
E’ triste
Mariah: Molto triste, naturalmente. Ma è stato come…
King:
Qualcosa come una goccia, non è così?
Mariah: Sì, ecco cosa era la schiavitù – I giorni degli schiavi
avevano queste cose che erano già state stabilite. E tecnicamente è quello
che dicono
King:
Così ti consideri di colore? Ma tu sei stata cresciuta…
Mariah: Io mi considero nata da un matrimonio misto.
King:
cresciuta da una madre bianca
Mariah: Sì…
King:
Il più delle volte in una cultura bianca
Mariah: Non del tutto. Sono cresciuta in quartieri di neri e in
quartieri di bianchi.
King:
Dove sei cresciuta?
Mariah: Prevalentemente a Long Island. Ma mia madre ha fatto lavori
diversi, era una cantante, ma il cantare il più delle volte non pagava
le bollette. E alla fine si è fermata. Io sono la più giovane di tre figli.
E quindi sono cresciuta con lei che ha fatto i lavori più diversi. Ci
saremo spostati circa 13 volte e quindi siamo cresciute insieme.
King:
Molte cose da riscoprire. La morte di tuo padre è stata dolorosa per te?
Mariah: Molto.
King:
Gli eri molto vicina, lo sei stata per molto?
Mariah: Eravamo molto vicini, ma ero lì quando è morto, l’ho visto
andarsene – è come guardare qualcuno che ti lascia davanti ai tuoi occhi.
E’ veramente molto doloroso.
King:
E’ successo in fretta?
Mariah: No, non molto in fretta – ma comunque prima di quanto ci
aspettassimo.
King:
Quanti anni aveva?
Mariah: 72, ma dimostrava almeno 10 anni di meno. Ed era sempre
quel grande, forte uomo che ho conoscituo
King:
E’ stato difficile per te cantare quella canzone?
Mariah: Sì. L’ho cantata una sola volta mentre la registravo. E
non credo che sarà una di quelle canzoni che farò live. Ma ho pensato
che fosse importante includerla nell’album. Perché questo album è molto
personale e…
King:
C’è un tema portante in tutte le canzoni?
Mariah: Non comincio con un tema particolare nella mia mente. Ma
è come se l’album fosse una sorta di celebrazione della vita. Ma durante
la nostra vita tutti abbiamo degli alti e bassi, ecco perché ci sono canzoni
differenti. E la prima canzone è intitolata “Through the Rain”. E finiamo
con un’altra versione di “Through the Rain” che è come se fosse…
King: Casa
Mariah: Sì, come se la storia continuasse.
King:
Francamente, ti sei mai chiusa in te stessa?
Mariah: Sai cosa?
King:
Una bambina cresciuta a Long Island in un matrimonio inusuale, che si
è spostata spesso, giusto?
Mariah: Sì. Be, sai una cosa? Stavo pensando a questa cosa proprio
oggi, prima di venire qui, Penso che una delle ragioni per cui ho lavorato
sempre così duro è perché non mi sono mai sentita speciale. Cioè, l’unica
cosa che mi abbia mai fatta sentire speciale è la mia musica. Non mi sentivo
carina. Non mi sentivo accettata dagli altri bambini, perché alla fine
non ho mai avuto un posto dove stare. E l’unica cosa che mi ha fatto andare
avanti è stata sicuramente la fiducia in me stessa…
King:
E la forza era nel tuo lavoro?
Mariah: Sì, nel mio lavoro.
King:
E in nient’altro?
Mariah: Nelle mie canzoni, nella mia musica
King:
E questo ti ha sollevata -
Ma sapevi già cosa fare quando andavi a scuola?
Mariah: Sapevo di voler cantare fin dall’età di 4 anni. E canto
da quando avevo 4 anni. Mia madre era una cantante d’opera. Cantava nella
New York City opera, ancora prima che io nascessi. Ed è arrivata a New
York dal Midwest, poi ha sposato mio padre, che era cresciuto ad Harlem
e che per lei era bellissimo, divertente, simpatico… pensava che fosse
Yul Brynner!
King:
Era calvo?
Mariah: Sì, e poi ha incontrato mio padre a Brooklyn.
King:
Brooklyn
Mariah: Brooklyn Heights, perché era lo stesso quartiere in cui
viveva Yul Brynner.
King:
Mariah, il tuo nome è stato preso dalla canzone “They Called the Wind
Mariah”?
Mariah: Esatto.
King:
Una delle mie canzoni preferite
Mariah: Davvero^
King:
Da “Paint Your Wagon”
Mariah: Esatto
King:
"Way out here they've got a name for wind and..."
Mariah: "rain and fire."
King:
"The rain is test..."
Mariah: "The fire is Job."
King: "And they call the wind
Mariah."
Mariah: E’ quello che si dice.
King:
Mariah, perché hai fatto il tuo tour in Messico?
Mariah: In verità abbiamo girato il mondo.
King:
Per l’album?
Mariah: Per l’album, perché molte persone non realizzano – molte
persone non girano il mondo perché il loro tipo di musica è conosciuto
solo in America e quindi non girano l’Asia o l’Amercia Latina. Ma io sono
stata abbastanza fortunata da essere conosciuta in gran parte del mondo,
e quindi so che è importante andare in questi posti. E in Messico c’era
il Telethon, hanno raccolto fondi per costruire ospedali per i bambini.
Ho pensato che fosse qualcosa di molto importante da fare
King:
Questo programma è visto in tutto il mondo. Noi siamo in tutto il mondo
adesso.
Mariah: Davvero? Siamo in tutto il mondo?
King:
Sì. Sei sorpresa del fatto che la tua musica è davvero ben accetta in
Giappone?
Mariah: Sai, per me è sempre una sorpresa quando vai in un altro
stato e le altre persone cantano le tue canzoni. Ma non possiamo iniziare
una conversazione perché non parliamo la stessa lingua. E’ qualcosa di
molto gratificante perché supera tutte le barriere. E’ fantastico pensare
che io scrivo una canzone e qualcun altro in Giappone la sta cantando.
King:
Come te lo spieghi? In fondo canti canzoni e le canti in inglese.
Mariah: Esatto
King: Non capiscono quello che
canti.
Mariah: Be’, però sai una cosa? Credo che in molti paesi facciano
cantare le canzoni per insegnare l’inglese e tra l’altro ho fatto anche
delle pubblicità per Berlitz in Giappone. E loro usano molto l’inglese.
King:
Come è stato il tuo inizio?
Mariah: E’ come se ne avessi avuti tanti ma…
King:
Quale è stato…
Mariah: Ma io ero una corista, ho iniziato cantando…
King:
Per?
Mariah: Per Brenda K. Starr, appena terminata la scuola
King:
Anche se sei una cantante con sette ottave? E’ esatto?
Mariah: Be’, io non lo so…
King:
Qualcuno mi ha detto che hai sette ottave
Mariah: E’ quello che hanno detto a me, ma oggi forse ne ho una
in meno, perché non ho dormito molto. Ma sai, io non so tutte queste cose
tecniche. Mia madre è talmente tecnica che io sono l’esatto opposto. Ecco
perché…
King:
Così eri una corista.
Mariah: Una corsita. In effetti lo sono stata dall’età di 13 anni
per persone diverse. Un giorno una delle coriste di Brenda K. Starr si
è ammalata e uno dei suoi collaboratori mi ha chiamata. Quando sono andata
da lei e ho provato a cantare lei mi ha detto: “Cosa stai facendo? Stai
cercando di rubarmi il lavoro?”, ma devo ammettere che mi ha aiutata moltissimo.
King: Come hai prodotto il primo
disco? Come è stato?
Mariah: Be’, lavoravo sempre per lei. Avevo preparato un demo durante
le superiori, avevo scritto canzoni, quel demo contenteva tre delle canzoni
del primo album che hanno raggiunto il primo posto delle classifiche.
Brenda ha cercato di dare il mio demo a molte persone, ma tutte le persone
a cui lo dava non lo consideravano. Così una sera mi ha portata a un party
per la WTG Records, dove c’erano Walter Yetnako, Tommy Mottola e Gerry
Greenberg. Tutte queste persone mi guardavano, ma non capivo perché. Ero
solo una ragazzina, non avevo vestiti e quelli che indossavo quella sera
me li aveva prestati lei. L’unica cosa che non mi aveva prestato erano
le scarpe, perché i miei piedi erano troppo grandi. E’ andata da Gerry
Greenberg e ha detto: “Questa è la mia amica Mariah. Scrive tutte le sue
canzoni, lei fa questo, lei fa quello…”, ha dato la cassetta con i demo
a Gerry ma Tommy gliel’ha presa. La storia è questa, anche se tutti pensano
che io sia andata lì dicendo a tutti: “Ecco, ecco il mio demo!”. Ma io
non sapevo neanche chi fosse Tommy. Quando però mi ha detto chi era ho
pensato che non avrebbe mai ascoltato le mie canzoni. Ma quando se ne
è andato lo ha ascoltato mentre tornava a casa. Tommy è tornato al party
per cercarmi, ma io me ne ero già andata e mi ha rintracciata tramite
Brenda.
King:
Quanti anni avevi?
Mariah: 19.
King:
Diventare famosa tanto in fretta, ti ha creato problemi?
Mariah: La cosa interessante è che non mi sono sentita famosa fino
allo scorso anno perché…
King:
Sei stata bersagliata, lo sai.
Mariah: Lo so, è come se fossi stata sequestrata lontano dal mondo.
E non avrei mai voluto sentirmi famosa…
King:
Non lasciate che lei…
Mariah: I manager, i legali, tutte quelle persone che dovrebbero
essere un’unica cosa. Sai cosa intendo? Era come se non avessi nessuno
intorno. Tutti mi controllavano, ed è stato difficile perché io sono cresciuta
molto libera.
King:
Cosa è andato storto?
Mariah: Dovevo capire dove volevo arrivare.
King:
E quindi hai registrato il tuo primo album?
Mariah: Sì, ma all’inizio io non avevo niente e nessuno, nemmeno
un manager. E ho deciso di andare con loro prima che con la Warner Bros
perché pensavo che lui capisse quello che volevo.
King:
Alla fine lo hai anche sposato?
Mariah: Esatto
King:
Quale è stata la tua prima hit?
Mariah: “Vision of Love”.
King:
Eri sorpresa di così tanto successo così in fretta?
Mariah: Ero sorpresa per "Vision of Love", perché secondo
me non era rappresentativa del periodo musicale. Era una ballata con molte
influenze R&B, non qualcosa di pop come tutto quello che andava in
quel periodo. Ma non capivo ancora nulla di tutto il sistema delle chart,
né tantomeno dei Grammy…
King:
Il nuovo CD, “Charmbracelet”. Ok, cosa è successo? Cosa ti ha fatta ammalare?
Ci sono un sacco di storie in giro, un esaurimento nervoso, ma cosa è
successo realmente?
Mariah: E’ stato un collasso fisico ed emozionale. Ecco cosa è
stato.
King:
E’ quello che è successo lo scorso anno?
Mariah: Sì, è quello che è successo.
King:
A luglio dello scorso anno?
Mariah: Non questo luglio, quello prima ancora.
King:
E a luglio di quest’anno è morto tuo padre.
Mariah: Sì, ma in quel periodo mi ero dovuta prendere due settimane
di riposo. Ormai lavoravo quasi 22 ore al giorno.
King:
Registrando o...
Mariah: No, anche per al promozione. Giravo per il mondo, a volte
rilasciavo 20 interviste al giorno. Era davvero stressante e stancante.
Ma non mi permettevano di fermarmi un attimo, mi dicevano: “Non fermarti,
dobbiamo fare un servizio fotografico”. E poi dovevamo fare quel video…
King:
E questo era nuovo per te, non lo avevi mai fatto prima?
Mariah: Sì, l’avevo fatto prima, ma ora stavo con una nuova casa
discografica, perché avevo finalmente lasciato quella di prima. Ho avuto
un sacco di successo con quella di prima ma c’erano troppe questioni personali.
Ero arrivata ad un punto in cui dovevo assolutamente chiudere.
King:
Ma avevi sposato il capo della tua casa discografica…
Mariah: Ma avevamo anche divorziato. E dopo il divorzio stare lì
era diventato davvero molto difficile, perché le persone che lavoravano
là non erano sempre carine con me...
King:
No…
Mariah: Non sapevano se dovevano amare la mia musica o odiare me.
King:
Cresceva la tensione.
Mariah: Certo, è cresciuta per troppo tempo. Ma a un certo punto
ho avuto una nuova casa discografica, vivevo una nuova situazione. Perchè
ho dovuto produrre una colonna sonora, che non è affatto come un album
e ho dovuto fare anche i conti con la casa produttrice del film.
King:
Intendi per un film?
Mariah: Infatti, mi sono dovuta confrontare con tutto questo, con
persone con cui non avevo mai dovuto avere a che fare prima. Le persone
che lavoravano là non mi hanno mai vista come un’artista e non sapevano
come essermi d’aiuto. Non avevo un’assistente personale che dicesse: “Ok.
Ora ha bisogno di cinque minuti di riposo per mangiare qualcosa”.
King:
Non avevi un’assistente personale?
Mariah: La mia assistente se ne era dovuta andare. Era di un altro
paese. Se ne è dovuta andare per problemi personali.
King:
Eri praticamente sola
Mariah: Sì, ero sola, perché le altre persone si occupavano di
altro.
King:
E cosa è successo quando sei crollata?
Mariah: Be’, cosa è successo...
King: Cosa ti è successo fisicamente?
Mariah: Ho avuto questo crollo a casa di mia madre. Ero arrivata
al punto in cui dovevamo girare il secondo video per Glitter, e a un certo
punto ho detto “Sapete una cosa? Ho lavorato troppo”. Il mio medico mi
aveva già detto che stavo lavorando troppo, avevo pochi zuccheri, dovevo
prendermi cura di me stessa, e questo non stava accadendo perché lavoravo
troppo. E’ difficile spiegarlo alle persone fuori, perché loro ti guardano
e pensano “Lavorare troppo? Ma se non stai facendo niente, te ne stai
solo lì seduta a parlare!”
King:
E dovevi sempre apparire in ordine?
Mariah: Tutto doveva sembrare perfetto. Ma seriamente erano giorni
in cui mi dovevo alzare alle cinque del mattino per fare un’intervista
al telefono e poi tornare a dormire, per svegliarmi ancora…
King:
Ma lo facevi per la nuova casa discografica e questo ti era richiesto.
Mariah: Infatti. E io ho detto “Sono in assoluto la persona che
lavora di più” e infatti lo dicono ancora di me, anche se ho ridotto le
mie ore. Perché comunque capisco l’importanza della promozione di un disco
King:
Giusto, ma cosa è successo poi?
Mariah: Ok
King:
Sei stata male?
Mariah: Sì, ero completamente disidratata. Sono andata a casa da
mia madre, perché quando ho detto che non volevo fare il video tutti mi
hanno guardata e hanno detto “Cosa vuol dire? Ha detto no?”, io non sapevo
come dire di no.
King: E’ difficile da dire.
Mariah: E’ difficile dire no. Perché pensavo che se avessi detto
no, tutti intorno a me mi avrebbero abbandonata ma questo non sarebbe
successo. Capisci cosa intendo? Ho provato a dire a tutti “No, ho bisogno
di tempo per me”. Ma loro non capivano, perché non è mai stato parte del
mio carattere. Così sono andata da mia madre, di solito quando vado da
mia madre porto sempre dei regali, ma quella volta avevo bisogno di aiuto.
E quando sono stata male lei ha chiamato il 911.
Probabilmente se le cose fossero andate diversamente e non fossi
stata una celebrità, mi avrebbero dato un sedativo e mi avrebbero detto
di riposare, ma non è stato così anche perché io ho detto “Sapete una
cosa? Forse se potessi andare in ospedale, sono esausta…”
King:
E’ arrivata un’ambulanza’
Mariah: Sì. Perché ho detto “Sapete, forse se vado in ospedale
le persone capiranno che sono umana e ho bisogno di riposo.”
King:
Come hai preso tutte le voci di un possibile suicidio?
Mariah: Sono cose che mi hanno fatto molto male.
King:
Come mai?
Mariah: Perché ci sono ragazzini che sono dei fans e spesso cercano
di imitare i loro idoli in tutto quello che fanno. Quindi l’ultima cosa
che voglio che facciano è pensare che quando c’è un problema, qualcosa
che non riescono a superare, pensino subito al suicidio. Questo è quello
che mi ha dato più fastidio.
King:
E tu come stavi?
Mariah: Ma io ero in ospedale…
King:
E per cosa sei stata curata? Per l’affaticamento?
Mariah: Sì
King:
Non per esaurimento nervoso?
Mariah: No, non per quello
King:
Hai ricevuto cure psichiatriche?
Mariah: Ho fatto della terapia. Credo molto nella terapia. Non
ho mai pensato che poteva essere…
King: Ma hai fatto tutto questo?
Mariah: Esatto. Ma in alcune persone che non crescono con questo
tipo di cose, tutto questo risulta come una terapia. E io ora sto bene.
King:
E’ stato difficile diventare una persona che dice spesso no e che ha ridotto
il suo lavoro dal 90 al 40%?
Mariah: Ero una persona che dedicava il 99% del suo tempo al lavoro,
ora dedico al lavoro il 75% del mio tempo. Forse l’ospedale non è stata
la cosa migliore perché in ospedale non dormi, quindi il massimo del mio
riposo l’ho avuto quando sono uscita dall’ospedale.
King:
E dove sei andata per riposare?
Mariah: Be’, in tanti posti. Sono andata ai Carabi, a Puerto Rico.
Sono stata con degli amici. Il problema erano i paparazzi che mi seguivano
da tutte le parti e creavano tutte le loro storie. Hanno detto che ero
in qualche ospedale in Inghilterra, dove in realtà non sono mai stata.
Ero qua, ero là… e tutti i miei amici mi chiedevano “Perché non li denunci?”
King:
E perché non l’hai fatto?
Mariah: Perché avevo già abbastanza problemi, e comunque loro stanno
cercando di vendere più giornali. A un certo punto una volta che qualcuno
legge circa 5000 storie su di me dice “ecco, sta avendo il suo 59esimo
crollo emotivo”. Su, andiamo! Non vale la pena di prendersela tanto!
King:
Hai mai letto bugie sul tuo conto?
Mariah: Ti dirò una cosa, a un certo punto mi divertono anche.
King: Davvero?
Mariah: A un certo punto quando leggi cose ridicole come “lei è
andata in una clinica e ha avuto un esaurimento, e ha obbligato i suoi
collaboratori a seguire la sua dieta ma loro sono andati a sua insaputa
a mangiare cheeseburger e poi dovevano mangiare mentine per nascondere
perché lei adora i cheesburgher”… io pensavo “Ma non ho mai mangiato cheeseburger!”.
King:
Ancora un paio di cose…
Mariah: Ok.
King:
Per un periodo ho anche sentito voci di messaggi strani sul tuo sito web…
Mariah: Sì
King:
Qualcuno ha parlato di messaggi strani, ma cosa intendevano?
Mariah: Be’, è stato lo stesso giorno in cui…
King:
In cui sei stata male?
Mariah: Infatti, è stato il giorno in cui ho lasciato quel messaggio,
perché quello che cercavo di fare era di lanciare un messaggio alla casa
discografica. Nessuno rispondeva al telefono, e io cercavo di comunicare
con la casa discografica. Ho lasciato molti messaggi sul mio sito, perché
ho comunque un rapporto molto personale con i miei fans, mi trasmettono
qualcosa che io non ho mai avuto. Ho cercato di dire loro cosa stavo attraversando,
ma quando l’ho fatto ho capito che altre persone lo potevano sentire.
Ho detto che non avrei fatto più nulla, che avevo bisogno di riposo e
che mi sarei resa del tempo, ma le persone che lo ascoltavano si chiedevano
cosa stessi dicendo, parlavo di Arcobaleni e cose del genere, tutte cose
che possono capire solo i miei fans… ho un album intitolato Rainbow, ho
un album intitolato Butterfly. Non ero una pazza che parlava di arcobaleni
e farfalle a caso, sono cose che i miei fans…
King:
Tu sei qui questa sera per dire che non sei diversa?
Mariah: No, non sono diversa. Cioè… tutti lo siamo qualche volta,
e se pensiamo di non esserlo non diciamo tutta la verità. Ma io penso
che cose come questa siano una specie di messaggio ai miei fans, e loro
lo sanno. Non mi aspetto che tutto quello che dico venga capito, o che
tutti credano a quello che dico.
King: In altre parole, “tutto”
fa parte di me, giusto? E’ quello che stai dicendo? Che non potrei capire?
Mariah: Non parlo di te, intendo dire che si ho spiegato una cosa,
tu puoi capirla.
King:
Potrei capire
Mariah: Ma non penso che abbiamo abbastanza tempo in questo show
King:
Torneremo tra qualche minuto, non andate via
Mariah: Voglio solo dire che sto cercando di capire cose nella
vita adesso. Ma non penso di doverlo fare per forza adesso. Potrei credere
a tutti in questo momento, perché non capisco cosa sta succedendo.
King:
Siamo tornati con Mariah Carey. Ha avuto molti alti e bassi ultimamente.
La vita però è stata piuttosto buona.
Mariah: Sono molto grata di tutto. Sono felice della mia vita e
di tutto quello che ho. Penso che tutti abbiano dei periodi difficili.
Io li ho avuti. Tutti li abbiamo. La vita è così. Sfortunatamente la mia
è finita sui tabloids e diventi inevitabilmente un gioco, qualcuno da
prendere in giro. Va bene, diventi lo zimbello di tutti per un periodo,
è lo show business.
King:
Frank Sentra una volta mi ha detto che loro facevano solo le cose di cui
erano capaci, tutto il resto era un di più.
Mariah: Sì, è vero.
King:
Ma tu fai di più di tutto questo.
Mariah: Ci provo
King:
Provi a cooperare?
Mariah: Infatti, cerco sempre di accontentare tutti, anche se questo
mi occupa moltissimo tempo. Ecco perché non dico mai di no.
King:
Hai qualcuno adesso che dice no per te?
Mariah: Io? No, devo dirlo da sola.
King:
Perché la tua tendenza è quella di dire sempre sì?
Mariah: Sì, ho detto agli altri “Dovete dire di no qualche volta,
perché arriverete a un punto dove si prova e si prova e si prova. Ecco
quali sono i motivi per cui lo devo fare.”
King: Come è avere la propria vita
privata sbattuta sui giornali?
Mariah: Be’, la metà di quelle cose erano bugie…
King:
Hanno detto che stavi con persone con cui non sei mai stata, vero?
Mariah: Oh sì, sì… sempre, quasi ogni volta che esco. Ed è divertente
perché io sono davvero una persona di compagnia, soprattutto quando posso
uscire con colleghi.
King:
Cosa vuoi fare da grande, Mariah, quello che stai dicendo, vero?
Mariah: Esatto. Io magari tendo a essere troppo carina con qualcuno
senza rendermene conto. E a volte questa cosa ti marcia contro perché
poi le persone si fanno un’idea sbagliata e pensano…
King:
Si è innamorata di me
Mariah: Esatto. Magari sei lì che parli con qualcuno e tutti pensano
“Ecco il suo nuovo fidanzato”
King:
Ma se dai appuntamento a qualcuno di famoso…
Mariah: Giusto.
King:
Sto pensando a Derek Jeter…
Mariah: Sì…
King:
Anche quello è stato un problema?
Mariah: Sì, penso che sia davvero difficile per le star dello sport,
perché sono molto vicini ai loro fans…
King:
Derek era aggredito, no?
Mariah: Sì, ma…
King:
E quando eravate insieme?
Mariah: Be’, non dipendeva dalle situazioni in cui eravamo. Era
come se fossimo in qualcosa di più del suo mondo, ci sono persone che
escono con me lo stesso. Ma io e lui, se eravamo sempre come in un altro
posto o situazione che non fosse il campo da baseball… Ed io stavo molto
bene con lui, ero molto vicina alla sua famiglia, mi piaceva stare con
sua madre, sua sorella e suo padre.
King:
Perché non siete stati insieme?
Mariah: Perché non ha funzionato.
King:
Ma a te piace ancora come prima?
Mariah: Penso che sia una persona fantastica. Lo penso davvero.
E amo talmente tanto la sua famiglia. Mi hanno dato molto di loro, perché
anche loro vengono da una situazione come la mia, e quindi mi trovavo
a mio agio.
King:
Ho capito
Mariah: Non ho mai visto un matrimonio misto durare così a lungo
ed ho imparato molto da loro.
King:
E ora tu sei con il cantante messicano Luis Miguel?
Mariah: Stavamo insieme
King:
Non lo so
Mariah: Ok. Siamo stati insieme per molto tempo, più di quello
che avrei dovuto. La relazione è durata un po’ troppo a lungo, ed è finita
in modo naturale. Le persone hanno detto che quello che mi è successo
l’anno scorso è successo perché…
King:
Perché era finita con lui.
Mariah: Sì, a causa della fine della nostra storia. Ed è più facile
per tutti pensare che lui mi abbia trattata male e che io abbia sofferto
molto per quello che mi è successo, ma le cose non sono andate in questo
modo. Quindi gli auguro solo tutto il bene del mondo. Ha molto talento.
Ma eravamo due persone molto famose, se dovevamo andare in Messico, in
Argentina o in America Latina lui era molto più noto di me, e questo era
molto bello.
King:
E cosa mi dici di Eminem?
Mariah: Cosa ti dico?
King:
Sei uscita con lui?
Mariah: No.
King:
E allora cosa era tutto quello che è stato scritto?
Mariah: E’ stato detto di tutto.
King:
E non sei davvero mai uscita con lui?
Mariah: Ho parlato con lui al telefono. Forse ci siamo sentiti
in totale al massimo quattro volte. E io non considero certo una telefonata
un appuntamento.
King:
Pensi che abbia del talento?
Mariah: Sì, lo penso.
King:
Come spieghi il successo per il tipo di musica che fa?
Mariah: Be’, prima di tutto io sono una fan dell’hip-hop, è una
musica che gira da 20 anni, solo ora però sta diventando come un messaggio,
e sta diventando una cosa universale. E penso che lui possa essere un’alternativa
per tutte quelle persone che hanno problemi con altri artisti di colore.
King:
Perché è bianco
Mariah: Penso che alcune persone lo accettino di più
King: Come spieghi il tuo talento?
L’abilità nello scrivere testi, da cosa viene?
Mariah: Considero tutto questo come un dono di Dio. Tutti…
King:
E tu scrivi testo e musica?
Mariah: Sì. Sento le melodie prima nella mia testa, e poi le canto
alle persone, perché non sono bravissima a suonare il piano.
King:
Non leggi la musica?
Mariah: No, anche se mia madre è capace, io sono andata in un’altra
direzione. Penso che però questa cosa mi abbia aiutata a scrivere testi
che non sarei stata in grado di scrivere se avessi avuto nozioni tecniche.
Perché tutti ti dicono “Non puoi fare così da questo passaggio. Non si
fanno queste cose. “
King:
Irving Berlin non può leggere la musica.
Mariah: Infatti
King:
Scrivi alcune canzoni, ma è come se infrangessi le regole
Mariah: E’ così, a volte lo faccio ma le melodie mi vengono talmente
in fretta che non posso usare il piano. Alcune canzoni come “Vision of
Love” le ho scritte al piano, o “All I Want for Christmas” l’ho iniziata
al piano. Ma sono solo le basi. Ecco perché preferisco lavorare con qualcuno
che sappia più di me.
King:
Comunque, il tuo album è già al numero tre delle classifiche e primo nella
R&B chart. Queste chart sono importanti, no?
Mariah: Lo sono, e io non so cosa…
King:
Ti consideri un’artista R&B
Mariah: Lo sono. Posso scrivere canzoni pop. Ma il mio cuore è
molto più R&B, capisci cosa intendo? Prima parlavamo della musica
rap. Io adoro collaborare con artisti rap, perché è una forma d’arte che
mi piace molto e con la quale sono cresciuta. E credo che sia molto importante
per me superare certe barriere, come le varie charts.
King:
Ti piacciono canzoni come “Night and Day” di Cole Porter? Ti piace…
Mariah: Certo, mia madre cantava anche jazz e…
King:
Ti piace?
Mariah: Certo, io lo cantavo; quando ero piccola, seduta nel salotto
di casa, cantavo con dei musicisti amici di mia madre “I can’t give you
anything but love” e…
King:
Cosa ne pensi del fare un album seguendo gli standard convenzionali? O
devi cantare quello che scrivi?
Mariah: Scrivere testi per me è quasi più importante del cantare.
E’ difficile cantare soprattutto in questo album perché c’è troppo di
quello che ho attraversato, ho messo tutto nei testi, nella musica. Ma
mi piace anche cantare altre canzoni, non necessariamente scritte da me.
King:
Hai una voce fantastica.
Mariah: Grazie.
King:
Penso che Dio ti abbia dato un dono fantastico.
Mariah: Penso che quando ricevi un dono come quello della musica,
è sicuramente Dio che te ne ha fatto dono.
King:
Consideri l’esperienza con Tommy Mottola un errore?
Mariah: No, assolutamente.
King:
O qualcosa che cresce lungo la via?
Mariah: Ero molto, molto giovane quando mi sono fidanzata con lui,
e non avevo parenti che mi dicevano “Ma cosa stai facendo? Forse è meglio
se non ti butti in questa relazione”. Ma devo ammettere che abbiamo avuto
dei momenti molto belli e anche molto molto difficili. Tutti e due abbiamo
avuto dei benefici da questa relazione.
King:
Quanto è durato?
Mariah: Be’, io considero il matrimonio l’inizio della fine della
nostra relazione. Tutto è finito lì.
King:
Davvero?
Mariah: Sì, non voglio entrare troppo nello specifico perché rispetto
molto Tommy e gli auguro il meglio e spero che sia felice adesso. Me è
difficile, molto difficile cercare di cambiare una persona come me.
King: Non puoi essere controllata.
Mariah: Ho permesso di essere controllata, ma ogni volta che ne
avevo la possibilità e mi lasciavo andare, era come se una nuvola scura
si abbattesse su di me e mi dicesse “Ok, adesso basta con i divertimenti”.
King:
Vuoi dei bambini?
Mariah: Non lo so. Non ne sono poi così sicura. Prima di avere
dei bambini vorrei un marito. Voglio che li cresca la persona giusta.
King:
Ma non stai cercando qualcuno da sposare?
Mariah: Non ne sono poi così sicura…
King:
Non sei sicura di volere dei bambini?
Mariah: Non è che non sia sicura. Se devo avere dei bambini, voglio
un marito prima, tutto l’insieme insomma.
King:
Poco rumore insomma
Mariah: e nipoti, certo.
King:
Ma tu non sei – in altre parole, se dici che non vuoi avere bambini, loro…
Mariah: Se qualcuno, Dio permettendo, dicesse che non posso averne,
be’… allora penso che ci sono tanti bambini per il mondo che hanno bisogno
di una famiglia…
King:
Ne adotteresti uno?
Mariah: Probabilmente sì, ma comunque sai, lavoro con un sacco
di centri per bambini e penso che sia molto importante.
King:
Questo programma ha un relazione con te già da prima che ci incontrassimo,
perché ti abbiamo seguita dall’11 settembre. Tu eri in tour.
Mariah: Sì
King:
Ti abbiamo seguita, e per tre volte differenti alla fine dei nostri programma
c’è la musica. Credo che tu lo sappia.
Mariah: Sì, lo so.
King:
Tu hai chiuso tutti i programmi
Mariah: Sì
King: Dove eri l’11 settembre
Mariah: Sai, io vivo a Tribeca. Ed ero a Los Angeles in quel momento,
ho sentito quello che era successo e…
King:
Credo tu stessi dormendo, era mattina presto.
Mariah: E’ così, mi sono alzata e ho guardato la TV. Non potevo
credere a quello che stavo vedendo. Poi c’è stato il “Tribute to Heroes”
ed io ero a Los Angeles, mi hanno chiesto di partecipare a quello show
televisivo, c’erano tutti…
King:
Un grande show.
Mariah: Sì, infatti. Io tra l’altro uscivo da quel brutto periodo
ed ho dovuto affrontare tutte quelle voci su di me. E’ stato importante
per me. Ma è stato strano per me quella sera tornare a casa, guardare
fuori dalla finestra e realizzare che non c’erano davvero più, solo molto
fumo e…
King:
Erano parte del tuo scenario. Parte della tua cultura.
Mariah: Parte della mia cultura, della mia vita e parte dei miei
ricordi.
King:
E tu dove sei andata? Noi ti stavamo seguendo, dove stavi andando?
Mariah: Mi avete vista in Kosovo, giusto? Ero là nel periodo natalizio,
ho cantato per le truppe.
King:
Come è stato?
Mariah: Molto bello. Ci si sente bene a fare una cosa di questo
tipo, qualcosa per qualcuno, perché comunque non è il più bel posto al
mondo, e non c’era proprio lo spirito giusto. Ma anche loro si sentivano…
King:
Be’, quando sei arrivata hai comunque fatto qualcosa di carino per loro,
giusto?
Mariah: Sì, ed è stato bellissimo.
King:
Siamo tornati per gli ultimi istanti con la fantastica Mariah Carey. Cosa
è successo con Michael Jackson?
Mariah: Io lo conosco. Credo che sia davvero pieno di talento.
Sono cresciuta con la sua musica e lo ammiro molto. Una persona piena
di talento.
King:
Ti ha sorpreso il fatto che ha attaccato il tuo ex marito?
Mariah: Sono rimasta sorpresa dal modo in cui l’ha fatto. Ma non
ero così sconvolta dalle cose che ha detto. Ma sai, molti artisti sono
scontenti del mondo della musica.
King:
Ti danno fastidio tutte le attenzioni a Jennifer Lopez? Siete rivali?
Mariah: Ci sono rivalità, ma non penso che lei abbia dei problemi
nei miei confronti. Intendo dire che tutto quello che mi importa è scrivere
e cantare…
King: Lei è anche un’attrice.
Mariah: Sì. E sai, io ho fatto questo per tutta la vita. Cantare
è la cosa più importante, un dono di cui sono molto grata. Quello che
fa lei è qualcosa di diverso.
King:
Quando scrivi ti preoccupi di quello che fai? Nel senso che alcune persone
scrivono testi ma sono aridi.
Mariah: Sì, ma non è il mio caso
King:
Io non potrei scrivere di tutto.
Mariah: Questo io lo faccio, l’ho fatto lo scorso anno. Quando
ho avuto tutte quelle idee per le canzoni. E per quest’album, Charmbracelet,
ho scritto circa 21 canzoni ma le ho dovute ridurre a 15, quindi penso…
King:
Le senti in testa?
Mariah: Be’, è stato come avere un’idea dopo l’altra. E credo sia
stato perché qualche volta devi attraversare momenti dolorosi per arrivare
a un momento di gioia, per arrivare dove realmente vuoi arrivare. Capisci
cosa intendo?
King:
Vuoi arrivare a Broadway?
Mariah: Le persone me lo chiedono in continuazione. Non vorrei
arrivare a Broadway se questo volesse dire cantare la stessa canzone tutte
le sere. Ma vorrei fare qualcosa di divertente, delle commedie, cose simpatiche
insomma.
King:
Cosa mi dici del cinema?
Mariah: Ho appena finito di girare un film con Mira Sorvino intitolato
Wisegirls. E’ stata un’esperienza fantastica per me, è un film indipendente
dove io interpreto la parte di una ragazza della mafia. Ho imparato molto
da questa esperienza.
King:
Sei romantica?
Mariah: Credo di sì. Credo che si debba essere romantici per scrivere
testi come i miei.
King:
Lo sei certamente. Anche se ora non sei innamorata, ti manca l’amore?
Mariah: Non credo di essere mai stata realmente innamorata.
King:
Cosa?
Mariah: Sì, è vero.
King:
E tu scrivi tutte quelle cose bellissime, canzoni fantastiche, e credi
di non aver mai provato quello che scrivi?
Mariah: E’ quello che ho detto.
King:
Sai cosa si prova quando pensi “Se non mi chiama penso che impazzirò”
Mariah: E’ una cotta o è amore? Non lo so. Capisci cosa intendo?
King: Be’, è come quando un ragazzo
ti dice “Ti chiamerò” ma non lo fa, non ti viene da impazzire?
Mariah: No, assolutamente, ma vorrei che succedesse, vorrei potere
dire “Oh, non mi ha chiamata” e impazzire.
King:
Questo non è amore.
Mariah: Questo vuol necessariamente dire che sei innamorato?
King:
No, è l’oppposto.
Mariah: Non voglio dire che non me ne importa. Anche se ho detto
che sarei impazzita, in realtà sarebbe stato “Lei è pazza”
King:
Non vorresti essere innamorata?
Mariah: Credo che sarebbe bello. Ma sai, il mio problema è che
non mi fido mai veramente delle persone, perché non sai mai quali siano
le loro vere intenzioni. E’ come se fossi molto amico di qualcuno, lui
ti parla dei suoi problemi e tu dei tuoi e il passo successivo è inevitabilmente
una relazione. E io non sono sicura di volere questo in questo momento…
King:
Ma potrebbe capitare domani.
Mariah: Ma tu non lo sapresti mai.
King:
Ma è difficile, no? Non credi di intimidire le persone in questo modo?
Un ragazzo si deve sentire sicuro.
Mariah: No, non credo.
King:
Tu sei una grande star…
Mariah: Ma…
King:
Voglio dire, Joe Flake, l’uomo dell’assicurazione di Astoria, non ha nessuna
possibilità di incontrarti.
Mariah: Potrebbe invece essere una persona molto divertente, non
lo saprai mai.
King:
Joe, c’è una speranza anche per te.
Mariah: Joe Flake.
King:
Joe, tu piaci a Mariah Mariah grazie mille.
Mariah: Grazie a te Larry. E’ stato splendido stare qui questa
sera.
King: Mariah Carey, è stato fantastico
incontrarti. La più grande star di tutti i tempi. Il suo nuovo album,
Charmbracelet, n. 1 nella classifica R&B, n. 3 nella chart di Billboard,
n. 1 in Giappone. Lei è la #1, Mariah Carey
grazie per essere stata con noi.
Novembre
2002
La rinascita della Diva
Saving Grace, una delle canzoni del tuo
nuovo album, parla di una persona che ti ha salvata. Chi è questa persona?
Si tratta di un gospel e parla di Dio. Sono cresciuta in una situazione
familiare difficile, sono stata messa da parte a causa delle mie origini.
Ma attraverso gli anni, i più difficili, mio zio, che era prete, mi ha
confortata dicendomi che nella vita avrei ottenuto tutto quello che desideravo.
Questo zio è morto l’anno successivo e mio padre, che era molto religioso,
è morto quest’anno. E anche io mi sono avvicinata a questa via molto spirituale.
Lo scorso luglio hai avuto un problema e sei dovuta entrare in clinica.
Che è successo?
Purtroppo mi sono caricata di impegni, presa nella “ragnatela” della promozione
di Glitter e del film che ne seguiva. Avevo appena firmato un contratto
importantissimo con la Virgin per tre album con quella nuova casa discografica
e mi sentivo in dovere di fare quello che stavo facendo. Dal mio debutto
in Sony avevo l’abitudine di produrre un album all’anno. Lavorare non
mi aveva mai fatto paura, ma ero sostenuta, avevo un gruppo intorno a
me. Questa volta invece no. Avevo appena perso un’amica, la mia assistente
era partita per il Brasile, mi sentivo persa. A Parigi ho fatto più di
un’intervista senza fermarmi a mangiare né a bere. Ho lavorato sempre
e sodo, anche con 40° di febbre.
E’ stata tua madre, Patricia, a prestarti
i primi soccorsi. Ma è stata in grado di aiutarti?
Il mio errore è stato quello di girarmi
verso mia madre, ma era più che giustificato. Non dormivo da cinque giorni
quando mi sono rifugiata da lei. Di solito arrivo con le braccia piene
di regali, ma questa volta ero affaticata, frustrata, furiosa… e lei è
entrata in panico, perché da sempre sono stata io quella più forte, quella
che sosteneva un po’ il ruolo della madre: quando mio padre se ne è andato
da casa, sono stata io a sostenerla fino a che tutto non è tornato a posto.
E le voci che giravano di un tentativo
di suicidio?
Io, che ho cantato Hero che parla di esporre
il proprio coraggio, commettere un atto del genere? Un coltello è caduto
a terra, mi sono chinata a raccoglierlo e mi sono tagliata, ma non tagliata
le vene! Quando mia madre mi ha trovata in cucina ha chiamato l’ambulanza
senza riflettere. Mi ha presa in braccio e mi ha portata fino al letto
per farmi calmare. Una volta all’ospedale un medico mi ha rassicurata:
una persona in depressione non ha la voglia di fare i mestieri come li
stavo facendo io!
Come hai reagito a tutta la pressione a cui sei stata sottoposta?
Quando sono uscita sono stata letteralmente seguita dai fotografi
da Santa Barbara fino a Puerto Rico. Ho sentito le voci più strane su
tutto quello che era successo, ma me le sono lasciate alle spalle. Mi
sono invece concentrata sugli altri. Ho cantato rendendo omaggio alle
vittime dell’11 settembre, ho finito Wise Girls, con Mira Sorvino, un
film che sta per uscire negli Stati Uniti. La musica, come sempre, è stata
la mia medicina. Comporre, scrivere, cantare, tutto questo fa parte di
me. Ho cominciato a lavorare a Charmbracelet, il mio nuovo album, nell’autunno
del 2001. E ho creato la MonarC, la mia casa discografica.
Lavorare con la Def Jam, una label di
Rap e R’n’B, è un modo di dichiarare le tue origini?
Certamente. Non vi deve ingannare il colore
dei miei capelli, perché in realtà io sono mora. I miei nonni erano di
colore, mia madre è irlandese. Anche dopo tutto quello che ho sofferto
sono fiera di quello che sono.
Grazie Dany
Ottobre 2002
Mariah
Carey è tornata, ed è tornata facendo quello che fa meglio. Il suo ultimo
singolo gira tantissimo nelle radio ed ha buoni motivi per essere così
promosso dopo un anno così tumultuoso e controverso.
Non lo immaginerete mai però guardando Mariah in questo video, girato
in una chiesa di New Yourk, ma questo è il suo primo singolo dopo un lungo
anno di silenzio. E’ una ballad intitolata – non a casao – “Through the
Rain”.
Lo scorso anno Mariah è stata vittima di un forte esaurimento nervoso,
seguito da un CD molto discusso e il licenziamento dalla Virgin Records,
che l’ha pagata milioni pur di farla andare via dopo un solo album.
Ora Mariah ha un nuovo contratto con una nuova casa discografica, la Island
Def Jam, e la trentaduenne superstar sta cercando di lasciare il passato
dietro le spalle. Ha registrato il suo nuovo album in uno studio a Capri.
Billy Bush, di Access Hollywood, l’ha intervistata per noi sul set del
suo nuovo video…
Billy Bush: perché hai deciso di girare il video in una chiesa?
Mariah Carey: Siamo in una chiesa perché voglio che la gente pensi
che la parte finale del video sia molto profonda. E comunque è una parte
della storia del video. Non voglio dire molto del video, ma la coppia
che seguiamo sono una sorta di Romeo e Giulietta che alla fine volano
via.
Billy: La pioggia è vera o creata?
Mariah: E’ stata creata, ma a New York, quando è stata trasportata,
ha perso qualcosa e tutto alla fine è sembrato un po’ più realistico.
Billy: Ho visto Jamie-Lynn Sigler, la dolce Meadow Soprano, girare
intorno alla chiesa. Come mai è qui?
Mariah: E’ qui perché interpreta a parte della giovane madre che
alla fine del video vola via nel vento.
Billy: E’ passato un po’ dal tuo ultimo album. Come ti senti? Sei
nervosa, emozionata?
Mariah: Sai, sono emozionata per la musica. Se fossi stata nervosa
non avrei pubblicato un album. Faccio musica per me e per i miei fans.
E’ comunque un passo avanti per me. Sono appena tornata da Capri, dove
ho passato gli ultimi due mesi. Sono dovuta tornare per un po’ a causa
di problemi familiari. E’ stato molto rilassante là. Mi sono immersa nel
lavoro, ho scritto testi – perché scrivo io tutte le mie canzoni – e nella
produzione. Ho sempre vissuto in un piccolo appartamento sopra gli studio.
Questa è stata l’occasione per essere più riflessiva e per concentrarmi
sulla musica, ho capito che “Hey, non è il caso di concentrarsi così e
di stressarsi tanto. E’ solo il mondo della musica. E’ solo una parte
del mondo della TV”. Quello che conta veramente è la famiglia, gli amici
– quelli veri – sono la cosa più importante. E’ favoloso avere successo,
ma potrei ritirarmi anche domani e continuare ad avere le mie vittorie
personali.
Billy: Ci credi che stai facendo tutto questo da quando avevi 19
anni?
Mariah: Sì, lo so. Be’, alla fine è solo un anno (ride). Be’, come
hai detto prima ho iniziato molto giovane. Ho iniziato a produrre demo
all’età di 14 anni. Sono cresciuta senza un soldo, sono cresciuta con
tutta questa determinazione e con la forza per scavalcare qualsiasi ostacolo.
Ero povera, mi sentivo diversa e sempre fuori posto. E poi tutto è cambiato,
sono diventata famosa. Ho iniziato a lavorare sodo, senza fermarmi mai,
ho prodotto un album all’anno più la promozione. E’ stato davvero devastante,
e la gente non lo capisce perché loro ti vedono da fuori ed è sempre come
se tu fossi in TV a dire “Sì! Ecco il mio nuovo album!” Ma sai, questo
richiede molto di più di 20 minuti al giorno in ogni stato del mondo,
se comunque decidi di girare il mondo.
Billy: E tu hai avuto problemi a salvare tutto questo
Mariah: Esattamente!
Billy: Credo di essere anche io una di quelle persone
Mariah: Sei anche tu uno di quelli che non si preoccupano degli
altri? (ride)
Billy: Sì!
Mariah: Il problema è che a volte nessuno si prende cura di te.
Rinneghi te stesso e quello che ho imparato è che non c’è niente di male
a dire di ‘no’ qualche volta, a mettere se stessi prima di tutto. Ora
ho capito che è questo che devo fare qualche volta.
Billy: Parlami del nuovo album, il primo singolo. Musicalmente
questo album è diverso da quello che hai fatto in precedenza?
Mariah: Il primo singolo si intitola “Through the Rain”. Non è
molto diversa da canzoni come ‘Hero’ o ‘Vision of Love’. E’ una ballad,
ho prodotto un album up-tempo e per me c’erano molte canzoni che dovevano
uscire, ma quando la gente ha sentito la canzone era come se sapesse che
quella doveva essere il primo singolo. So che la gente dice ‘Oh, questa
canzone riguarda lei e la sua vita’. E naturalmente tutto quello che scrivi
viene da dentro, da quello che hai vissuto. Ma ho sempre creduto che fosse
importante trasmettere agli altri qualcosa, soprattutto a quelle persone
che stanno attraversando periodi difficili – un amore perso o altro. Cerco
solo di far capire alla persone che se credi veramente e hai fede puoi
attraversare tutto, e in questo io credo molto.
Billy:
La canzone è sicuramente un successo. Intendo dire che è una carta vincente
per te, no?
Mariah: Sì, certo, lo è, ma ho avuto anche album up-tempo di successo.
Dipende da quello su cui ti vuoi concentrare. Canterò sempre delle ballads,
ma non smetterò comunque di cantare up-tempos perché il mondo dice ‘Vogliamo
che lei canti solo ballads’. Non sarebbe giusto. Molte delle ragazzine
che incontro per la strada vengono da me e vogliono che canti ‘Heartbreaker’.
Ci sono canzoni che sono sicuramente dei successi senza per forza essere
ballads. Io non sono un’artista che segue un’unica strada. Se qualcuno
mi chiedesse ‘Potresti scrivere un jingle per il latte?’, io risponderei
che lo so fare! Sono una persona che è cresciuta in ambienti diversi e
ovviamente ho avuto influenze diverse. Ecco perché non mi piace concentrarmi
su una cosa sola.
Billy: Lascia che ti chieda una cosa. Tu canti mai sotto la doccia
o a tempo perso?
Mariah: Be’, io non considero il canto un lavoro.
Billy: Ma tutti cantiamo sotto la doccia, e tu?
Mariah: Sì, ma preferisco la vasca! (ride)
Settembre 2002
Se volete sapere
cosa ha fatto Mariah Carey durante le sue vacanze, la risposta è: lavorare.
Certo, si è anche divertita, dopo tutto ha registrato un disco a Capri,
ma la Carey si è concentrata su quello che sa fare meglio: produrre hits.
Con più di 140 milioni di album venduti e singoli in tutto il mondo, 12
canzoni che hanno raggiunto il primo posto delle classifiche negli States,
Mariah è una star che si è costruita da sola.
Certo non è un segreto per nessuno che la Carey ha avuto dei problemi
personali e professionali negli ultimi anni. Il flop di Glitter, il suo
esaurimento nervoso e per finire la morte di suo padre. La Carey ha spiegato
che si erano riavvicinati poco prima che lui morisse. “E’ stato difficile
per me” ha spiegato “Ci sono molti riferimenti a lui in questo album,
una canzone è dedicata a lui”
Se volete sapere da dove arriva la Carey con questo nuovo disco, ascoltate
le sue parole: “L’esperienza di registrazione di questo album è molto
vicina alle esperienze che ho dovuto affrontare nella mia vita. Ho cercato
di essere speranzosa” ha detto “Non è un album pieno di cose tristi. Ci
sono canzoni che ti danno un ottimo stato d’animo, ma io ho cercato di
essere sempre positiva, anche in quelle occasioni che sembra ti possano
abbattere.
La Carey ha anche cambiato casa discografica quest’anno con Doug Morris
e Lyor Cohen alla Universal’s Island Def Jam Music Group. Quando ho chiesto
a Cohen cosa pensa di Mariah mi ha risposto “Tutto quello di cui Mariah
ha bisogno è di trovare una casa discografica che la ami veramente e che
capisca di cosa ha bisogno un’artista. Mariah è un dono per noi. La sua
musica e le sue canzoni hanno donato molta gioia alle persone. Credo abbia
scritto una canzone che diventerà davvero un classico.”
La canzone di cui parla Cohen è Through the rain, che sta girando davvero
tutte le stazioni radio. Quando ho chiesto alla Carey se è stata lei a
scegliere Through the rain come primo singolo ha risposto: “Credo che
la canzone si sia scelta da sola. Tutti quelli che l’hanno sentita hanno
provato una grandissima emozione.”
Così la Carey ha un nuovo album. Ha una nuova casa discografica, la MonarC,
ha scritto tutte le canzoni dell’album tranne il remake (ancora non si
conosce il titolo). Ha lavorato con Jermaine Dupri, Jimmy Jam e Terry
Lewis e promette ancora molte sorprese. Con il suo sorprendente look,
la sua grandissima voce e il suo incredibile talento, la Carey è tornata.
Fresca, decisa e piena di hits.
La tua nuova
casa discografica, insieme alla Island, è la MonarC. Come sei arrivata
al nome?
Jerry Blair, il presidente
della MonarC ed io abbiamo pensato a molti nomi, e MonarC era la mia prima
scelta. Come molte persone sapranno la farfalla è diventata un po’ il
mio simbolo. Le farfalle Monarch, per me, sono le più belle. Così abbiamo
tolto la “h” e la MC ha dato personalità. Ci sembrava carino.
Ha già avuto una tua
casa discografica in passato, la Crave. Perché ne hai creata un’altra?
Be’, la Crave non era
proprio una mia idea. E in quel periodo, quando si è formata la casa discografica,
io attraversavo una situazione differenta, anche come artista. La MonarC
mi rappresenterà veramente.
Hai già qualche progetto per la MonarC?
Voglio che la MonarC
abbia un’impronta tutta sua, non voglio che gli artisti si sentano obbligati
a fare il tipo di musica che io rappresento o che associno la casa discografica
a me. Jerry Blair sta vagliando alcuni artisti, e io ho scoperto una ragazza
di 13 anni, davvero brava. Abbiamo
già cominciato a registrare con lei e ci sono già molte cose in agenda.
Dopo aver sciolto il contratto con la Virgin
hai vagliato molte case discografiche, perché hai scelto proprio la Island?
Fin dal primo giorno
Doug Morris e Lyor Cohen sono stati moto carini con me, mi sono stati
vicini. Hanno creduto in me. Anche se ho incontrato molte altre persone,
ho sentito che loro mi erano così vicini che non ho voluto incontrare
altre persone. Ho capito e sentivo nel mio cuore che quello era il posto
giusto per me. Stavo già andando con loro prima di firmare il contratto
con la Virgin. Dopo quello che è successo ho capito che non puoi stare
con le persone solo per i soldi, ma devi stare con persone passionali,
con uno spirito giovanile. Credo davvero che loro abbiano saputo far rivivere
la musica.
Ti è piaciuto lavorare
con Cohen in questo album?
Quello che mi piace di più è il modo in cui
questo team lavora. Ho scritto “Through The Rain” prima di firmare il
nuovo contratto. E così ho fatto anche con altre canzoni. Lyor era davvero
bravo, perché anche quando non sapevo che fine avrei fatto, lui mi parlava
di diversi co-produttori e diverse idee. E’ venuto a Capri ed è stato
molto carino, ci siamo divertiti molto ascoltando il nuovo album su una
nave all’interno della Grotta Azzurra. Non conosco altri produttori che
si comportano così con i loro artisti.
Due parole: “Glitter” e “perché”?
È un progetto nato
un giorno in una situazione che stavo vivendo. E la natura incerta di
questa cosa è diventata un punto insicuro per quel progetto. Non voglio
che si pensi male, ma è uscito l’11 settembre, uno dei giorni più terribili
nella storia del mondo.
Credi che Glitter sarebbe
stato diverso se tu lo avessi promosso come avevi promosso tutti gli altri
progetti?
Certo, ma stavo già facendo una buona promozione
prima che fosse finito, e questo ha contribuito alla mia stanchezza. Stavo
lavorando troppo e non avevo un vero e proprio team di supporto. Tutto
quello che posso dire è che tutto questo appartiene al passato.
Hai riflettuto molto
su quest’album per tornare alle formule del passato?
Sinceramente non ho
mai lasciato quella formula. Onestamente non ho mai lanciato una ballad
come primo singolo. Tutti gli altri singoli erano degli uptempo perché
sono canzoni molto più orecchiabili. L’idea era di partire con un uptempo,
ma dopo che tutti hanno ascoltato “Through The Rain” non c’era dubbio
su quello che pensavano a io ho pensato “Ok, è perfetto, perché questa
canzone rappresenta molto per me”. L’unica cosa strana era che tutti adesso
sembrava vagliassero al microscopio quello che stavo facendo.
Perché hai deciso di incidere questo album a
Capri?
Ho lavorato a Rainbow
a Capri. Sono stata lì per circa tre anni, lì c’è uno studio di registrazione
che mi piace davvero tanto. Stavo in un piccolo appartamento sopra gli
studios, il mio cellulare non suonava… Potevo davvero concentrarmi su
quello che stavo facendo. Potevo scrivere e stare in pace con me stessa.
Ho ricevuto molte visite, ma ho comunque potuto lavorare.
Descrivici le tue sensazioni
mentre lavoravi a questo album
Ho iniziato a registrarlo ancora prima del Super
Bowl. Non ho mai smesso di scrivere testi. Avevo 21 canzoni per questo
album, e questo è molto più di quanto potessi utilizzare. Sto decidendo
che canzoni mettere nell’album, quali salvare e quali regalare ai fans
come bonus tracks. Scrivere questo album è stata per me un’esperienza
molto personale e professionale. Ho perso mio padre quest’anno, ci eravamo
appena riavvicinati, è stato molto doloroso per me e ho cercato di mettere
tutte queste sensazioni in questo album. C’è una canzone che ho scritto
per lui.
Quali canzoni invece sono più divertenti?
Ce ne sono un paio
nelle quali mi sono divertita molto, ma non voglio dire niente prima che
l’album sia pubblicato, perché non voglio sciupare la sorpresa.
Quali sono le persone con le quali hai lavorato
in questo album?
Jermaine Dupri, Jimmy Jam e Terry Lewis e molti
altri artisti.
Hai già una canzone preferita?
E’ molto difficile,
perché sono molto personali e quindi hanno una natura diversa. Dipende
dal mio stato d’animo.
Come hai scritto l’album?
Ho scritto tutto io tranne un remake. Molte canzoni sono ispirate
da momenti che ho passato e vissuto anche negli anni passati.
Molte delle tue migliori canzoni sono ballads,
simili a “Through the rain”. Quando hai deciso di pubblicare singoli hip-hop
hai mai pensato che avresti potuto perdere alcuni dei tuoi fans?
No, credo solo che
la gente usi questa scusa per ferirmi. Ho prodotto singoli hip-hop che
sono diventati comunque delle hits, e anche delle ballads. Ho cominciato
a produrre canzoni hip-hop da Music Box. Guardate collaborazioni come
Fantasy con O.D.B. o Heartbreaker con Da Brat e Missy Elliot e Jay-Z.
O il lavoro che ho fatto negli anni con Jermaine Dupri oppure Puffy, prima
ancora che diventasse un famoso rapper. Canterò sempre delle ballads,
ma non sono spaventata nel continuare a produrre collaborazioni con artisti
hip-hop. E’ un mio diritto come artista.
Sei soddisfatta del lavoro fatto con questo
album?
Molto soddisfatta.
Lo sento vicino come sentivo molto mio Butterfly che è sempre stato uno
dei miei preferiti.
Hai già dei progetti per il tour di promozione
dell’album?
Certo, ma è ancora alle prime fasi.
La pubblicazione del nuovo singolo e del nuovo
album comporta un faccia a faccia con la stampa. Cosa stai facendo per
prepararti a questo?
Dormo e mi prendo cura di me stessa come fanno
tutti gli altri, non sono più una “macchina da lavoro”.
Che messaggio
vuoi dare ai DJ delle radio?
Apprezzo tutto quello che avete fatto per me
negli anni, e so quanto mi avete aiutata nella mia carriera. “Through
the Rain” e il remix di “Through the Rain” sono molto speciali per me.
Spero vi piacciano.
Cosa vuoi
dire ai tuoi fans?
Grazie per il vostro supporto costante. Mi aiutate
sempre ad andare avanti, vi voglio bene.
Mariah Carey
ce l’ha fatta attraverso la pioggia, qual è il tuo “ombrello”?
La fede è sempre stata
la mia salvezza, o “ombrello” se preferisci chiamarla così. Sì, credo
di avercela fatta attraverso la pioggia, e noi tutti possiamo farcela
se mettiamo Dio al primo posto.
CIAO -Settembre 1999-
MARIAH, REGINA DI CUORI
Sarà Mariah Carey la regina musicale d'autunno. La cantante americana
pubblicherà il 1° novembre il nuovo album, 'Rainbow'. Nell'attesa il singolo
Heartbreaker domina nelle radio di tutto il mondo, aiutato, forse, da
una maliziosa copertina, nella quale, grazie a un jeans sapientemente
strappato in vita, mostra le sue bellezze. E' una tipa furba, sempre attenta
ai nuovi suoni, tanto da aver numerose collaborazioni nel suo nuovo LP,
da Jay-Z a She'kspere, entrambi talentuosi rappers. Il suo Heartbreaker
è quindi già disco d'oro in USA, e sorride la star ventinovenne, con il
suo abitino corto griffato che lascia intravedere un corpo da top-model.
Sguardo coperto come le più grandi dive da occhiali da sole firmati Gucci
e un paio di sandaletti che la slanciano ancora di più. Nel suo nuovo
album c'è anche un po' d'Italia. E' giunta a Capri dopo aver preso parte
al Pavarotti & Friends? No, l'avevo già in programma. L'Italia è bellissima,
e Capri è magnifica. Ha un clima stupendo e amo tutte quelle piccole vie.
Il mio produttore Randy Jackson me ne aveva parlato, in quanto ha già
lavorato qui con altri artisti. E così all'ultimo momento, invece che
andare a New York, abbiamo cambiato rotta. Allora, come le è sembrato
il concerto di Pavarotti? Come ha fatto aprenderne parte? Molto bello.
Conobbi il tenore un anno fa a Los Angeles, durante uno show in onore
di Stevie Wonder. Lui mi chiese di cantargli un'aria, ma io risposi che
non sapevo se ne fossi stata capace. Lui rimase stupito delle mie capacità
vocali e mi propose di duettare una mia canzone. Ma la sua carriera, oltre
a innumerovoli numeri uno, è costellata di duetti. La collaborazione come
le è sembrata? Stimo molto Whitney. Prima non la conoscevo personalmente,
ma con questo duetto ho visto in lei una grande artista, con una grande
voce, potente ed espressiva. Siamo amiche ora, e fin dall'inizio c'è stata
intesa; i giornalisti hanno sempre da trovare pettegolezzo, ma tra noi
non c'è stata e non ci sarà mai nessuna rivalità. Penso che la canzone
lo testimoni. Sul suo volto passano diverse espressioni, ma mai stress
da pressioni. E' difficile lavorare ad un album che dovrà vendere milioni
di copie, reggere la pressione? Non penso a questo quando sono in una
fase creativa, e se mi scopro a farlo, significa che non sto lavorando
nel modo migliore. L'importante è che stia in un posto speciale e che
l'ambiente intorno a me sia funzionale al progetto. Ricordo la prima volta
che cantai qui a Capri; uscii dall'albergo alle 5-6 del mattino. Feci
una passeggiata e mi guradi intorno... Tutto era bellissimo, il mare era
stupendo, la luna si rifletteva nelle acque... Insomma, ero così felice
di essere viva! Fare la musica che amo è quello che mi interessa, tutto
il resto non importa sul lavoro.
Grazie Marco
TUTTO -Febbraio 2002-
"E' CADUTA UNA STELLA?"
di Michele Molina
Se un Raf non propriamente ispirato fosse costretto a riciclare le proprie
idee riscrivendo Cosa resterà segli anni 90, indiscutibilmente si troverebbe
di fronte un dilemma di non facile soluzione: che parola fa rima con Mariah
Carey?. Sì, perchè non si può parlare del decennio scorso senza tirare
in ballo Miss "150 milioni di copie" (tanti sono gli album e i singoli
che Mariah ha venduto nei soli anni 90). Una cifra che ha fatto balzare
la bella interprete di Vision Of Love e My All in vetta alle classifiche
di mezzo mondo a ogni sua nuova uscita. 150 milioni di copie vendute!.
Pensateci un attimo e poi riflettete sul fatto che proprio questa estate
una ragazza in grado di far ballare e sognare così tante persone, una
ragazza che ha fatto girare così tanti miliardi sia finita in una clinica
psichiatrica solo perchè mollata dal fidanzato. Ma allora è umana, verrebbe
da gridare. Poi, fai mente locale e ti ricordi che il fidanzto in questione
è Luis Miguel, quello stesso Luis Miguel che, tredicenne, in pieni anni
80, fece la parte del leone al Festival di Sanremo cantando "Noi, ragazzi
di oggi, noi...", e allora capisci che tanto umana, la Carey, forse non
lo è... Mariah rappresenta la perfetta incarnazione della "cultura pop".
A partire dai primi passi mossi nello show business, che la vedono impersonare
le vesti di una moderna Cenerentola... Questi i fatti, almeno stando alla
leggenda metropolitana: a una festa, una giovane e ancora non formosa
Mariah si avvicina il boss della Columbia, Tommy Mottola. Dopo aver bofonchiato
poche parole impacciate, gli lascia una audiocassetta da lei registrata.
Tommy, distratto, la saluta e, dopo un po', stanco del party, se ne va
a bordo della sua limousine. E' a quel punto, racconta sempre la leggenda,
che si rende conto di avere fra le mani la cassetta di Mariah. Sempre
con fare distratto, la passa al suo autista che la infila nell'autoradio.
Bastano poche note, al buon Tommy, per capire che la bella biondina del
party si può trasformare nella famosa gallina dalle uova d'oro. E' un
attimo, la limousine fa inversione a U, Tommy entra come un novello principe
azzurro nei locali dove si tiene la festa e propone alla bella Mariah
un contratto per la Columbia. Poi, già che c'è, le chiede pure di sposarlo
e, nel giro di uno zot, Mariah si trova ad essere una cantante professionista
e la futura signora Mottola... Da quel momento, è solo un susseguirsi
di successi. Ogni album che esce, manco fosse oggetto di un qualche benigno
incantesimo, arriva dritto al numero 1 delle charts. Non per nulla il
primo, parziale, greatest hits si intitola 1#. Una vera collezione di
primati. Una collezione di primati in parte giustificata. Mariah ha una
voce invidiabile, in grado di coprire un buon numero di ottave e caratterizzata
da acuti flautati che ben si possono ricordare nel celebrato duetto di
When you believe, durante il quale si prende la briga di umiliare una
ormai appannata Whitney Houston. E quella con la Houston è un po' una
sfida a distanza, da antologia, tipo Beatles e Rolling Stones o, per rimanere
al pop, Britney Spears e Christina Aguilera. Da sempre le due vengono
assimilate, sia per le doti vocali che per il genere in cui amano spaziare:
un mix di ballate romantiche e di brani più ritmati che strizzano l'occhio
alla black music e più in particolare al versante hip hop dell'R'n'B.
Mariah, però, ci tiene a sottolineare alcuni particolari che la distinguono
dalla rivale: lei compone i brani che canta, lei produce le canzoni che
canta e, in conclusione, lei è anche più brava a cantare. La prova viene
appunto dal citato duetto, concepito per la colonna sonora del film spilberghiano
Il principe d'Egitto. Il videoclip di accompagnamento non fa che sottolineare
il KO subìto dalla Houston: ci sono le due cantanti che dividono il palco,
apparentemente nulla di strano. Quello che però colpisce è che la Carey
veste molto castigato, con un lungo completo nero che le copre anche le
caviglie. Nessuna traccia del tanto famoso e solitamente ostentato decoltè.
La Houston, invece, indossa un abito corto, sempre in nero, forse ultimo
bagliore di un fuoco che ormai sembra spento per sempre. Le due si ignorano
per quasi tutta la canzone, come due vere dive dovrebbero fare. Verso
il finale però, quando le voci cominciano a intrecciarsi tra loro, le
due si avvicinano, fino a prendersi addirittura per mano. E' proprio a
questo punto che la bella Carey affonda il colpo segreto: mentre la Houston
si lascia andare ai soliti, routinari gorgeggi, Mariah sfodera degli acuti
da standing ovation. Acuti che costringono la collega all'angolo. Come
a voler dire: non ho bisogno di far vedere le gambe per dimostrarvi che
sono io la numero 1. Anche se poi le gambe la Carey ce le ha fatte vedere,
eccome...per non parlare delle scollature. Da quando la love strory con
Mottola è finita in pasto agli avvocati, archiviata dalla più glamourosa
relazione con Luis Miguel, Mariah ha decisamente cambiato guardaroba.
A ben vedere, si deve essere rivolta a una catena di vestiti per bambini,
perchè non è stata più in grado di trovare una maglietta della giusta
misura, e anche i pantaloncini che spesso esibisce sembrano quelli noti
negli anni 80 come marchio di fabbrica della cugina Daisy di Hazard, la
serie di telefilm con Bo, Luke e il cattivo Boss Hog... Dal 1997, anno
del divorzio, Mariah deve aver ripetuto a se stessa lo slogan: mai più
coperta!. E su questa sensualità giocosa, la Carey ha fatto prosperare
una carriera di per sè già fortunata. Quanta abbondanza, sant'Iddio, e
quanto successo. Un successo che le ha anche dato modo di sperimentare
qualcosina, sempre senza correre rischi eccessivi, sia chiaro. In un'epoca
in cui la commistione tra pop e hip hop, così come tra qualsiasi altrogenere,
sembra scontata e naturale, non dobbiamo dimenticare che una delle prime
artiste di un certo livello (leggi: da milioni di copie vendute) ad aver
tentato la carta della collaborazione ardita è stata proprio Mariah. Quindi,
nel carniere dei "featuring" leggiamo nomi poco noti al mondo pop, ma
ben conosciuti dagli appassionati di rap: Old Dirty Bastard dei Wu-Tang
Clan, Puff Daddy e Mace, Jay-Z, Mystikal... E poi una impressioante serie
di mega produttori di grido, di quelli che per poterci lavorare insieme
devi prenotarteli anni prima, gente del calibro di Jermaine Dupri, Narada
Michael Walden, Walter Afanasieff o gli immancabili Babyface e Jimmy Jam
& Terry Lewis. Insomma, una vera stella di prim'ordine. Una stella che
oggi, ahinoi, sembra essere sempre più appannata. Una sorta di stella
cadente. Tutto è cominciato con il cambio di etichetta discografica, un'ennesima
presa di distanza dall'ormai ex-marito e dalla sua Columbia. Un distacco
che l'ha portata alla Virgin e alla pubblicazione di Glitter, un album
che fatichiamo ad apprezzare. Un album che, in teoria, doveva essere la
felice anticipazione dell'esordio cinematografico della nostra. Invece,
l'album è stato un mezzo flop (addio 1#) e subito prima dell'uscita del
film Mariah si è ritrovata a parlare da sola in una stanza imbottita dell'UCLA
Medical Center di Los Angeles. Diagnosi: "La paziente è soggetta a violentissime
crisi maniaco-depressive". Non male come lancio di un film che ha per
sottotitolo E' nata una stella. Altro che superstar: Mariah si è dimostrata
quanto mai umana, sgretolandosi sotto lo stress di una storia d'amore
andata in pezzi. E magari sotto una mole di lavoro mica da ridere. Mal
d'amore o di lavoro, sta di fatto che, nel crollare, la Carey si è portata
dietro anche la sua carriera. Perchè si sa, quando le cose cominciano
a prendere la piega sbagliata, sembra che non si riesca mai a correre
ai ripari. Noi, gente comune, diciamo: piove sul bagnato...A volte succede
anche per le star. Uscita dalla clinica, magari anche un po' stonata dagli
psico-farmaci, Mariah ha assistito al flop del suo film, un flop meritato,
visto che la popputa starlette non si è limitata a fare un lungo videoclip,
come quasi tutte le cantanti che si affacciano ad Hollywood, ma ha voluto
fare proprio l'attrice vera, in un remake di E' nata una stella. Con la
piccola differenza che Mariah Carey non è Judy Garland. Dopo questa serie
di passi falsi, la Virgin sta facendo di tutto per liquidare la cantante.
Si parla di cifre da capogiro, qualcosa come 100 milioni di dollari, ma
a fronte dei 250 milioni per quattro album, sembrano scocchezze. Insomma,
le cose sembrano proprio andare male per Mariah. Ma Mariah ci sta simpatica,
con tutti i suoi eccessi e coi suoi numeri 1#. Allora auguri, Mariah...e
pensa alla salute!.
Grazie Emiliano!
HOLLYWOOD REPORTER - Maggio 2002
di Tamara Coniff
Domanda: C'erano tantissime label interassate a te, perchè
hai scelto proprio l'Universal?
Mariah: E' sempre stato un mio desiderio lavorare con l'Universal,
anche prima che io accettassi il contratto con la Virgin.E ho imparato
una grande lezione:devi sempre andare con coloro che sanno davvero quello
che fanno!
Domanda: Cosa avrà di diverso la tua nuova etichetta dalla
Crave Records? (l'etichetta indipendente che Mariah
aveva lanciato quando lavorava ancora x la Sony e che fu un flop)
Mariah: Bè la Crave Records, senza entrare troppo nei dettagli,
non era proprio la "mia etichetta".
Adesso invece si tratta proprio di una cosa tutta mia e mi sento molto
supportata!
(A quanto pare il nome della nuova etichetta indipendente lanciata da
Mariah sarà annunciato tra una decina di giorni e in questo lavoro
Mariah sarà aiutata da Jerry Blair con cui ha già lavorato
all'epoca della Sony-Columbia)
Domanda: Come ti spieghi l'insuccesso di Glitter?
Mariah: Credo sia stato una specie di "effetto domino"....
Glitter è una colonna sonora, ma molti l'hanno considerato un album
vero e proprio, ma in realtà non è un album di quelli classici
registrati in studio!E nonostante tutto io credo che in Glitter ci siano
tante belle canzoni che molti non hanno nemmeno ascoltato!Tanti altri
cantanti famosissimi hanno registrato in passato delle colonne sonore
che certo non erano dei capolavori come "Titanic".
A volte succede, ma non so bene il perchè. L'ultimo album da studio
che ho inciso (Rainbow) ha venduto più di nove milioni di copie,
è andato bene....Glitter l'abbiamo preparato in 7 settimane e poi
se consideri che è stato pubblicato l'11 Settmbre....
Non aveva molte possibilità.
Domanda: Ti sei già chiusa in uno studio di registrazione
x preparare un nuovo album. Come sarà musicalmente?
Mariah: Sto cercando di essere più creativa possibile, non
voglio un album New Age....Sto lavorando con tanti artisti e con tanti
musicisti, e sto preparando tante ballads...
Domanda: Stai scrivendo anche nuovi brani?
Mariah: Più del 50% del mio essere artista è legato
al fatto che io scrivo le mie canzoni, ma molti non lo dicono xchè
non lo sanno.Mi paragono a tutte le altre cantanti che non scrivono e
che non producono le proprie canzoni.
Domanda: Il tuo modo di scrivere è cambiato in questo album?
Mariah: Tantissime canzoni che ho scritto in passato erano personali
e introspettive....e ci saranno anche in ques'album.
Ma ci sono anche pezzi ballabili e divertenti. La gente mi chiede sempre:
"Tutto ok?Stai bene?" Guarda non sono stata depressa, ero solo
stanca!
Domanda: Il tuo film Wisegirls uscirà quest'anno.Stai cercando
nuovi ruoli da interpretare?
Mariah: Sono così felice di aver fatto Wisegirls! Il mio
personaggio è così diverso da quello che tutti si aspettano
da me. E' proprio quello che desideravo fare e mi stanno arrivando tante
nuove proposte .Vivi e impari. E' giusto aspettare di fare qualcosa....e
fare qualcosa di indipendente è stata una cosa bellissima x me!
Domanda: Sei contenta di aver chiuso il tuo contratto con la Virgin?
Mariah: Questa è la stupidaggine del giorno....
TV SORRISI & CANZONI
DUE REGINE UN OSCAR
di Sara Casassa
I duetti tra grandi star della musica mietono successi.E la notte degli
oscar la gloria è toccata anche a Mariah Carey e Whitney Houston con il
brano When You Believe,colonna sonora del film d'animazione Il Principe
D'Egitto,le due regine del pop soul hanno conquistato l'ambitissima statuetta
per la miglior canzone originale,soffiandola ad un'altraccoppiata vincente:
Celine Dion e Andrea Bocelli.Che sono stati sconfitti,si,ma con onore,visto
che il loro brano The prayer composto dai nostri Tony Renis e Alberto
Testa,si era già aggiudicato il Golden Globe.Pioggia di premi sui duettanti,dunque.Sarà
per questo che anche due prime donne come Mariah e Whitney hanno accettato
la proposta di cantare insieme senza far troppe storie.Quando sono apparse
sul palcoscenico del Dorothy Chandler Pavillon,Mariah strizzata nel suo
abito drappeggiato sui fianchibelli tondi,che teneva per mano la sottilissima
Whitney,la sintonia tra le due è sembrata assoluta.
RETROSCENA DI UN SUCCESSO
L'idea di farle cantare insieme è venuta ai responsabili della DreamWorks,casa
di produzione del potentissimo Steven Spielberg,che per il suo primo kolossal
d'animazione,l'epopea del popolo ebraico,voleva aggiudicarsi due interpreti
famose.
Le cose sono andate più o meno così. Uno dei boss del-la produzione ha
messo a segno due telefonate incrociate alle dive: ''Mariah, cosa ne dici
di duettare per noi con Whitney Houston''. La risposta èstata. "Okay,
a me andrebbe bene, ma Whitney cosa ha detto?". "Oh, lei sarebbe d'accordo".
Stessa storia con Whitney Houston. Così, visto che le due non si conoscevano,
nessuna ha mai saputo chi ha accettato per prima. Infatti in una delle
tante interviste, Mariah Carey ha ammesso: "L'idea non è stata nostra,
tutto èiniziato in modo molto professionale, come un business importante
tra due dive. Ma poi, cantando insieme ci siamo emozionate e divertite
moltissimo. 'Whitney ha una voce incredibile e ricca, che suona forte
e potente. Non ci sono state scintille tra di noi".E anche la Houston
si è affrettata a smentire le insinuazioni di molti giornali americani
sui bisticci nati in sala di registrazione. "Con Mariah ho lavorato senza
rivalità e incomprensioni. Prima ci conoscevamo appena, ora posso dire
che siamo buone amiche".Di certo, per entrambe il duetto è stata una scelta
vincente.Per Whitney .ha fatto da ulteriore volano al suo nuovo album,
"My Love is your Love", uscito poco prima di Natale, che ha già venduto
5 milioni di copie in tutto il mondo, di cui 200 mila solo in Italia.
Erano ben nove anni che la cantante nera, famosa per la sua voce plasmata
in una chiesa battista del New Jersey, non pubblicasse un Cd vero e proprio
interpretando solamente brani per le colonne sonore dei suoi film. Basta
ricordare il successo planetario di "I Will always Love you, 33 milioni
di copie in tutto il mondo, per "Bodyguard", il film girato nel '92 accanto
a Kevin Costner.Una lunga pausa dovuta dicono in molti, soprattutto ai
suoi problemi familiari e sentimentali con il marito, il rapper nero Bobby
Brown, sposato proprio nel '92. Un uomo violento di cui però Whitney resta
caparbiamente innamorata e da cui ha avuto una figlia, Bobbi Christina.
Così innamorata da volerlo come autore della colonna sonora del suo prossimo
film con Will Smith, dall'emblematico titolo"Anything far Love", ''qualsiasi
cosa per amore''.Intanto anche la meno romantica Mariah Carey punta al
cinema. Scaricato da tempo l'ingombrante marito e presidente della Sony
Tony Mottola, venduti 90 milioni di dischi e pubblicato un nuovo album
con tutti i suoi hit, "Ones", la vedremo presto nel film "The Bachelor'',
remake di "Le 7 probabilità" dl Buster Keaton. Mariah, che 2 anni
fa ha cominciato a studiare seriamente recitazione, interpreta una cantante
d'opera. Ma ha preferito farsi doppiare quando il suo personaggio intona
le arie dell'Aida'. Per ora un ruolo secondario, ma questo, assicura lei,
è solo inizio.
CALTANET
STRESS DA STELLE
di Alessandra Dell'Olmo
Avrebbe dovuto essere un periodo eccezionale per Mariah Carey: due film
in uscita, un nuovo album ed un contratto da capogiro con la Virgin Records.
Ma lei non c'è l'ha fatta, non ha retto i ritmi dello showbiz, che spesso
distrugge le sue stelle più luminose, come nel suo caso e di molti altri
divi. A quanto pare lo stress, le pressioni della sua nuova casa discografica,
la preparazione dell'album e dei due film, Glitter e Wise Girl, nonché
la rottura con Luis Miguel, suo fidanzato da circa tre anni, le hanno
giocato un brutto scherzo e alla fine la bella Mariah si è ritrovata con
un esaurimento nervoso. Tutto era iniziato qualche mese fa: prima alcuni
messaggi deliranti sul suo sito ufficiale, poi uno spogliarello non richiesto
davanti alle telecamere di Mtv Usa ed una crisi di nervi in un hotel di
Soho, dove si dice abbia tentato il suicidio. Infine, dopo l'ennesimo
episodio folle, il ricovero in una clinica psichiatrica a New York. Ora
Mariah sta meglio e molto probabilmente se le sue condizioni lo permetteranno,
ad ottobre potrebbe andare in Australia, dove è attesa per gli Aria Awards.
Nel frattempo è stata rimandata tanto l'uscita del suo primo film Glitter,
e dell'omonimo album, previste rispettivamente per il 21 e l'11 settembre.
Comunque sia per la pop star stanno arrivando anche le buone notizie:
Loverboy, il primo estratto tratto da Glitter, ha venduto solo in America
il mezzo milione di copie, a dispetto della critica specializzata, che
invece lo aveva stroncato.
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UNA CENERENTOLA IN PAILETTES
di Patrizia Marinelli
Come ogni diva del pop che si rispetti, anche Mariah Carey è approdata
al suo primo ruolo da protagonista in una pellicola cinematografica. Il
film si chiama "Glitter" . "Ho sempre desiderato recitare" , ha dichiarato
Mariah entusiasta, "e fin dagli inizi della mia carriera discografica
ho sempre pensato che fare l'attrice sarebbe stato per me il modo migliore
per esprimermi. Così adesso che mi sono capitate delle ottime occasioni
non me le lascio certo scappare, anche se questo dovesse comportarmi dei
grossi sacrifici" . Bastava aspettare il momento giusto: "Il problema
è stato che fino all'anno scorso ho incontrato soltanto dei registi e
dei produttori imbecilli che non hanno avuto voglia di credere in me e
nel mio talento, ma adesso è giunto finalmente il mio momento!" . La diva
americana, dopo essere entrata e uscita dalle cliniche, si è ripresa e
ha promosso alla grande il film, che uscirà in Italia i primi di dicembre.
Il copione della pellicola sembra cucito addosso a Mariah, visto che racconta
i duri inizi artistici, la voglia di sfondare, le difficoltà e per finire
l'ascesa di una oscura ragazza dall'ugola d'oro ma dagli scarsi mezzi
economici, naturalmente molto, molto attraente. Ad aiutarla ad uscire
dall'anonimato, dalla solitudine e dalla difficile situazione familiare
(la madre tossicomane l'ha abbandonata da ragazzina), arriva, però, un
giovane dj dal grande intuito che per primo si rende conto delle sue potenziali
e decide di lanciarla nel firmamento delle star. L'album omonimo, che
ha subito un certo ritardo nell'uscita, esattamente come il film, è entrato
immediatamente ai primissimi posti delle classifiche statunitensi, dimostrando
ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, la grande popolarità che
la Carey, nonostante i recenti problemi di salute che l'hanno tenuta lontana
dalle scene, gode tra il pubblico. Ma non è tutto. Nonostante le fatiche
sembra proprio che con "Glitter" la Carey ci abbia preso gusto. Tanto
è vero che la prossima primavera dovrebbe uscire negli States il suo secondo
film, "Wise Girls" . Ma la cosa non ha provocato un grande entusiasmo.
C'è chi dice, infatti, che Mariah in "versione attrice" sia insopportabile,
montata e troppo capricciosa e che le sue doti recitative lascino tutto
sommato molto a desiderare. Ne sanno qualcosa i membri della troupé di
"Wise Girls" che hanno dovuto sopportare per tutta la lavorazione del
film, i continui intoppi sul set, i suoi ripetuti ritardi e i giornalieri
litigi con le colleghe.
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TERAPIA DI GRUPPO
di Lucilla Walken
L'abbiamo vista da Panariello quattro giorni fa. Mariah Carey è apparsa
piuttosto dimessa. I suoi chili in più tradivano un periodo non proprio
entusiasmante, passato da una clinica all'altra. Ma chi l'avrebbe mai
detto che gli esaurimenti di Mariah sono da attribuire nientemeno che
allo spirito di Marilyn Monroe ? E' stato il tabloid americano "The Star"
a diffondere il bizzarro sospetto. A quanto riportato dal magazine, i
parenti di Mariah attribuiscono l'esaurimento emotivo e fisico della cantante
della scorsa estate (luglio 2001) allo spirito tormentato dell'attrice
scomparsa tragicamente nel 1962. Tutto ha avuto inizio quando Mariah ha
acquistato il pianoforte appartenuto a Marilyn. Già la scorsa estate,
nel momento più delicato delle sue crisi nervose, la cantante aveva dichiarato
che la leggenda del cinema le parlava attraverso il piano. Ma, ovviamente,
nessuno l'aveva presa seriamente, viste le sue precarie condizioni di
salute mentale. I suoi parenti adesso le credono e le danno man forte.
La cosa sembra già abbastanza delirante ma c'è chi va ben oltre. E' Kenny
Kingston , nientemeno che l'ex psichiatra personale di Marilyn Monroe.
Il medico, che è stato vicino alla Monroe prima del suo suicidio, ha tranquillizzato
la famiglia della cantante escludendo che la Monroe la stia tormentando.
E qui tutto normale. In un secondo momento il medico ha però aggiunto
che la defunta diva di Hollywood sta cercando di aiutare Mariah, avvertendola
che un secondo dottore, malvagio, potrebbe farle del male e addirittura
di trasformarla in un uomo. "Sono stato il solo e unico psichiatra di
Marilyn per tutta la sua carriera e sono ancora in contatto con lei. Marilyn
è tornata solo per aiutare Mariah, ne sono certo. Lei è già la guida di
Melanie Griffith". Ha dichiarato Kingston al tabloid americano. Fin qui,
dubbi a parte, il discorso può risultare semplicemente bizzarro. Ma Kingston
ha aggiunto "Sebbene io non abbia mai incontrato Mariah e non le abbia
mai parlato, sto programmando di parlare con Marilyn e accordarmi con
lei per andare a New York e allontanare molto del male che sta tormentando
la sua vita in questo momento. E' un dottore malvagio quello che sta facendo
a Mariah tutto questo male. Probabilmente questo medico è stato molto
vicino a Marilyn e adesso è geloso del fatto che Mariah possegga il suo
vecchio piano, Mariah ha bisogno di dire allo spirito maligno che non
c'è posto nella sua vita per lui" . Della serie: chi guarisce i guaritori?
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STELLA CADENTE?
Di Benedetta Cucci
NEW YORK - Poco glitter e molti problemi. Non sono bastati un contratto
con la Virgin da 20 milioni di dollari a disco, il nuovo singolo Loverboy,
un film come Glitter che la vede protagonista e la colonna sonora omonima
già in circolazione nei negozi di tutto il mondo a ridare a Mariah Carey
la serenità persa da tempo. " Onestamente sono davvero delirante, stressata,
subissata di lavoro e sto facendo troppe cose. Non dormo da due settimane
" dichiarava prima dell'estate mostrando già i primi segni di cedimento.
E oggi ormai i giornali, più che dei suoi successi e della sua musica,
parlano dei suoi esaurimenti nervosi. Dei suoi soggiorni in clinica, dei
tentati suicidi, delle interviste cancellate e delle sue manie di persecuzione.
Dopo essere stata ricoverata al Silver Hill Center in Connecticut lo scorso
luglio, pare per lo stress dovuto alla realizzazione del disco e del film
contemporaneamente, la diva ha avuto una ricaduta all'inizio di settembre.
Secondo Mariah il crollo sarebbe imputabile soprattutto al fatto di non
aver avuto nessuno accanto a se che la consigliasse per il meglio: " Quando
lavori molto molto duramente, se qualcuno non ti dice Guarda che stai
lavorando troppo, devi prenderti una pausa e mangiare non è una buona
cosa, perché finisci per ridurti male " ha detto.
In realtà questa volta la bomba sarebbe stata innescata dalla sua rivale
Jennifer Lopez , che ha usato, per il nuovo singolo I'm Real , sample
dal pezzo Firecracker della Yellow Magic Orchestra : lo stesso campionato
da Mariah per il suo nuovo singolo. E per di più, essendo il pezzo di
J.Lo arrivato nei negozi prima del suo, la Carey non ci ha messo molto
ad associare l'accaduto a una cospirazione dell'ex marito Tommy Mottola
, la cui etichetta Sony è la stessa della Lopez. Questa notizia ha mandato
giù di testa Mariah e l'ha portata dritta all'Ucla Medical Center di Los
Angeles. Sembrava che la vita della star si fosse tranquillizzata, aveva
anche fissato un'intervista in esclusiva con la rete tv americana ABC
dove avrebbe parlato di disco, film e della sua recente crisi nervosa.
Molte copertine di magazine di moda le avevano dedicato le copertine di
agosto e settembre: una Mariah in forma, sorridente. Nelle interviste
loquace e spiritosa. " Se potessi permettermi il lusso di non dover cantare
canzoni scritte da me dormirei anch'io otto ore a notte come lei " rispondeva
in tono sarcastico riguardo alla Lopez. Poi, improvvisamente ai primi
di settembre, mentre si trovava all'aeroporto di Los Angeles, ha iniziato
a gridare. Sosteneva di ricevere messaggi dall'aldilà che le dicevano
che il suo aereo sarebbe caduto. Oltre alla cospirazione messa in piedi,
secondo lei, dall'ex marito e dalla Lopez, Mariah era convinta di essere
invisibile e di essere in contatto con Marilyn Monroe che le parlava attraverso
un pianoforte.
Secondo gli amici più cari, Mariah aveva bisogno di un lungo ricovero,
forse anche un anno, ma alla fine, lo scorso 21 settembre, in occasione
dello show televisivo a sostegno delle vittime del World Trade Center,
la cantante disastrata ha fatto la sua apparizione. Per la prima volta
in tv da quando è iniziato il pellegrinaggio ospedaliero. Ha superato
il suo esaurimento per cantare Hero e unire la sua voce a quella di tante
altre star tra cui Bruce Springsteen e Wyclef Jean . Ero esausta, avevo
bisogno di riposarmi, ha detto davanti alle telecamere la Carey, " tendo
a lavorare senza fermarmi come se fossi un supereroe. Ma sapete cosa vi
dico? Io sono un essere umano e così non posso farlo. Ma avevo davvero
bisogno di capirlo ". L'ultimo ricovero a Los Angeles, è costato alla
Carey tutta la promozione dell'album e del film. Ma del resto, la sua
carriera artistica è fortemente legata alla sua malattia. Le vendite di
Glitter nelle prime settimane hanno registrato 116.339 copie vendute rispetto
alle 323.000 della prima settimana di vendite dell'ultimo lavoro Rainbow
nel 1996. La stessa accoglienza tiepida vale per il film Glitter, in cui
lei recita la parte di una ragazza povera, abbandonata dalla madre, che
vuole diventare una popstar. La pellicola, l'unica di grossa portata a
essere uscita lo scorso 21 settembre e con un weekend tutto per sé, ha
ricevuto critiche ben poco lusinghiere.
(15/10/2001)
THE EARLY SHOW -21 Dicembre 2001
Grazie Mariah Carey
Guardian Angel
Early
Show:
Mariah Carey, benvenuta.
Mariah:
Grazie, buongiorno
Early
Show: Siamo
felici di averti qui con noi.
Mariah: Grazie,
anche io sono felice di essere qui
Early
Show: sei
in ottima forma.
Mariah: Grazie.
Early
Show: Molti
dei tuoi fans si chiedono come sei stata negli ultimi mesi, come ti senti?
Mariah: Mi sento
benissimo, sto bene da un po’. Sai com’è, sono stata molto impegnata e
non ho mai avuto molto tempo per me e quest’estate ci sono state molte
persone che mi hanno spinta in più di una direzione senza curarsi affatto
di me e a un certo punto è stato come svegliarsi e dire “Ciao, prenditi
cura di te stessa, nessuno è perfetto, sei umana” così mi sono dovuta
fermare per un po’, ma ho imparato molto da questa esperienza.
Early
Show: Non
ti sei accorta che tutte le attenzioni, le attenzioni dei media, erano
puntate su questo?
Mariah: No,
non ne avevo idea e quando mi rivedo mi dico “ma cos’è tutto questo?”
E’ tutto molto strano, la stampa o qualunque altra cosa, i fotografi.
Non riesco a immaginare qualcuno lì fermo a guardare la casa di mia madre
mentre aspetta per potermi scattare una foto.
Early
Show: Parlami
un po’ dello speciale di questa notte.
Mariah: Questo
speciale è qualcosa che sento molto. “A Home for the Holidays” è una cause
che sostengo molto, è uno speciale che riguarda i bambini senza una casa
e le persone che li vogliono adottare. Solitamente sono bambini un po’
cresciuti e che hanno aspettato tanto una famiglia. Io ci tengo molto.
Early
Show: Be’,
io ho visto solo un pezzetto dello speciale ed è incredibile vedere cosa
hanno dovuto passare questi bambini.
Mariah: Sì,
è vero.
Early
Show: E comunque
il lieto fine del programma.
Mariah: Certo,
il lieto fine, ma anche quando li senti dire “ho una mamma adesso” o “questo
è quello che avevo sempre sognato” o cose del genere. Quando ti accorgi
di quello che hanno passato e che alcuni di questi bambini non sono mai
stati in una vera famiglia, e il pubblico è stato molto attento.
Early
Show: Cos’è
la cosa più importante per te?
Mariah: Be’,
credo che I bambini vogliano una famiglia, vogliano essere amati e se
un qualunque tipo di show può fare questo e fare incontrare qualcuno…
credo che alcune famiglie e alcune persone non fossero convinte di adottare
qualcuno, forse anche qualcuno di un po’ cresciuto, be’, è comunque bello
poter partecipare a questa causa e poter dare questo tipo di aiuto.
Early
Show: Comunque
sia sei stata aiutata un po’ in questa causa, Destiny’s Child, Enrique
Iglesias, David Hoffman e molti altri.
Mariah: Sì,
c’erano molte persone di talento.
Early
Show: E tu
sei anche appena tornata dal Kosovo.
Mariah: Sì,
è vero, è stata un’esperienza unica per me.
Early
Show: Come
era il morale, cosa ti hanno detto i militari?
Mariah:
(ride). Um, hanno
detto molto.
Early
Show: (ride)
scommetto che erano molto felici di vederti!
Mariah (ride)
hanno detto un sacco di cose diverse! No, a parte tutto, erano molto felici,
è molto triste in Kosovo, è come un’area dove sei fuori da tutto, e sai,
sei sempre un po’ giù, sembra quasi che abbiamo una specie di famiglia
nella base e c’era un generale che chiamavano “The Bachelor” e mi hanno
convinta a portarlo sul palco segretamente e a dargli un bacio, è stato
simpatico e divertente, hanno decorato alberi di natale.
Early
Show: Penso
che l’album che hai appena fatto, e il singolo mai pubblicato prima “There
for me” siano fantastici.
Mariah: Grazie,
è solo un singolo ma ha…
Early
Show:
Never Too Far.
Mariah: Never
too Far e Hero e c’è una canzone mai pubblicata prima che si intitola
“There For Me”, non c’è in nessuno dei miei album ed è un ringraziamento
a tutti i miei fans. Mentre tutto il ricavato di Never Too Far e Hero
andranno alla Heroes Foundation, un’associazione che aiuta le vittime
dell’attentato dell’11 settembre.
Early
Show: E’
uscito anche il tuo Greatest Hits.
Mariah: E’
un doppio album…
Early
Show: Doppio,
ma avrai bisogno di più di due album per metterci tutte le tue hits!
Mariah: Be’,
sembra quasi che non abbia mai fatto niente del genere fino ad ora, ma
credo the tu lo sappia.
Early
Show: E’
vero che canterai l’inno nazionale al Super Bowl quest’anno?
Mariah: E’
vero, lo canterò, mi sto preparando per questo.
Early
Show: Come
ti sentirai a cantare davanti a 300 milioni di persone?
Mariah: penso….
Early Show: Penso che se sei Mariah Carey per te sia una cosa come
un’altra (ride).
Mariah: Sai sei tutto spaventato e poi, due minuti e mezzo dopo…
Early
Show è tutto
fatto, giusto?
Mariah: E’
tutto finito, giusto. E’ una sensazione strana.
Early Show: Andrai a sciare in questo periodo?
Mariah: Sì, certo.
Early
Show:
molto carino.
Mariah: per
la sciatrice che sono!
Early Show: lo so, ne parlavamo prima (ride).
Mariah: ne parlavamo prima (ride).
Early Show: qualcosa nel mezzo.
Mariah: Sai, ho provato un po’ di snowboard lo scorso anno, ma
non è da me, così cercherò di fare bella figura con quello che so fare.
Early Show: (ride) so che farai del tuo meglio. Be’, è stato un
piacere averti qui.
Mariah: anche per me.
Early Show: dovremmo parlare dello speciale di questa notte.
Mariah: Sì.
Early Show: alle 8 in punto.
Mariah: 8 in punto.
Early
Show:
sulla CBS
Mariah: sulla CBS.
Early
Show: Perfetto,
buona fortuna, noi ti guarderemo.
Mariah:
Grazie.
Early Show: Ciao.
Mariah: Buone
Vacanze.
CINEMATIC -23 Novembre 2001-
Victoria:
Siamo con la meravigliosa Mariah Carey. Stai benissimo
Mariah:
Anche tu.
Victoria:
Hai personalizzato la tua T-shirt
Mariah:
A volte va fatto
Victoria:
E’ venuta bene
Mariah:
Se gli altri non sanno farlo come vuoi tu, allora bisogna tagliare e farla
Victoria:
A modo tuo
Mariah:
Giusto
Victoria:
Tu personalizzi i vestiti. Come quando hai lanciato la moda dei jeans
strappati anche in vita.
Mariah:
Ho dovuto farlo, mi schiacciavano la pancia.
Victoria:
E così gli hai tagliati.
Mariah:
Sì, dopo essermi consultata con la mia stilista. Li ho sbottonati e aperti.
Lei ha detto: “Tagliamoli”. “Ma no, strappiamoli” ho detto io. Ecco i
miei famosi jeans.
Victoria:
Tutti si mettevano i jeans strappati di Mariah.
Mariah:
Immagino di sì. Ora non mi va più di indossarli.
Victoria:
Comunque, cambiamo argomento e parliamo del tuo film. “Glitter”. Per cominciare
raccontaci di cosa parla.
Mariah:
Il personaggio che interpreto è una ragazza di nome Billie. All’inizio
del film è una bambina che viene strappata alla madre e cresce in un orfanotrofio.
Sua madre si droga per cui lei viene portata via. Sua madre le promette
che tornerà a riprenderla. Poi c’è un salto temporale al 1983.
Victoria:
Qui entri in scena tu.
Mariah:
Esatto. Si scopre però che la madre non è mai tornata a prenderla. E’
la storia di Billie, c’è anche una storia d’amore tra Billie e DJ Dice,
il quale scopre che Billie presta la voce a Sylk una ragazza carina ma
senza voce. Ma il problema di fondo è che dietro ogni cosa che fa Billie
c’è il bisogno di capire perché sua madre non è tornata da lei. La mia
vita è molto diversa, io ho un rapporto molto stretto con mia madre e
mia madre non vuole che sia ritenuto autobiografico.
Victoria:
Stavo per chiedertelo, spero che questo chiarisca ogni dubbio. Non è un
film autobiografico.
Mariah:
A mia madre non piacciono queste voci, la sconvolgono molto, fa sempre
molta scena. Oltretutto il film è ambientato nell’82/83 nella scena musicale
dei club, un’epoca particolarmente interessante.
Victoria:
Allora, adesso dammi delle risposte dirette. Commedia o film drammatico?
Mariah:
Commedia.
Victoria:
Marilyn Monroe, Sharon Stone o Mariah?
Mariah:
Marilyn Monroe.
Victoria:
Di Caprio o Johnny Depp?
Mariah:
Sono attori troppo attuali. Non posso rispondere.
Victoria:
Va bene. Vino bianco o rosso?
Mariah:
Entrambi.
Victoria:
Entrambi… Fatti o parole?
Mariah:
Fatti, anche se sono una chiacchierona.
Victoria:
Ok. Parlare o ascoltare?
Mariah:
Parlare.
Victoria:
Bionda o bruna?
Mariah:
Bionda.
Victoria:
Produttore musicale o regista?
Mariah:
Sono una produttrice musicale, dovrò scegliere quello.
Victoria:
Bene. Tipo intellettuale o macho?
Mariah:
Un misto.
Victoria:
Biancheria sexy o comoda?
Mariah:
Dipende.
Victoria:
Dipende. Certo! Minigonna o jeans?
Mariah:
Minigonna, anche se non potrei sedermi così. Allora vada per i jeans.
Victoria:
Push-up o topless?
Mariah:
Push-up.
Victoria:
Push-up, senza alcun dubbio. Stretching
o body building?
Mariah:
Body building. Anzi,
niente. Sono negata in tutto.
Victoria:
Anch’io. Registrazione in studio o concerto?
Mariah:
Entrambi.
Victoria:
Dal vivo sei bravissima.
Mariah:
Grazie. Ma adoro la fase di registrazione, quando si crea un disco.
Victoria:
Ti capisco. “Grease” o “Glitter”?
Mariah:
“Grease” è… “Grease” è il massimo. E’ uno dei primi film che ho visto
in vita mia. In prima media mi vestivo come Olivia Newton-John, versione
cattiva.
Victoria:
Davvero?
Mariah:
Le maestre pensavano fossi pazza.
Victoria:
Oh, no.
Mariah:
Forse era in quinta elementare. Una ragazzina di nove anni in pantaloni
attillati.
Victoria:
Sì, mi ricordo.
Mariah:
I capelli con la permanente.
Victoria:
Era fantastico.
Mariah:
Sì, davvero.
Victoria:
Mariah in stile Olivia Newton-John.
Mariah:
E’ una grande.
Victoria:
Il fatto che il tuo personaggio sia una cantante che aspira al successo
ti ha ricordato i tuoi inizi?
Mariah:
Sì, certe scene come quando Billie sente il suo pezzo alla radio per la
prima volta.
Victoria:
Come è stato per te?
Mariah:
Nella mia vita reale? Non è stato così intenso come nel film, ma è stato
un traguardo emotivo. All’epoca non sapevo niente di Billboard o dischi
di platino, vivevo esclusivamente per la radio e quando sentivo i miei
pezzi non potevo crederci. Quindi certe cose del film mi ricordano la
mia vita. Ma le esperienze di Billie sono diverse perché la scena musicale
era diversa, e poi con lei c’è un ragazzo e anche per lui non è tutto
rose e fiori. Quindi è una situazione del tutto diversa.
Victoria:
Cos’è la cosa peggiore che hai dovuto indossare nel film? Gli anni ’80
potevano essere molto trash.
Mariah:
Non mi ero resa conto che il look che amo di meno sarebbe stato il più
usato nel film. E la cosa divertente è che all’inizio ho cercato di rendere
il personaggio diverso da me, nel senso che in genere io non porterei
mai lo chignon lucido, con la riga da una parte, o l’abito rosa con le
perline e la pelliccia che lei indossa alla premiazione. E anche il trucco
è rosa sfumato di viola. E’ carino, ma dopo una rissa si ritrova tutta
in disordine. E’ divertente, avevo vari particolari da considerare e spesso
mi sono chiesta “Perché abbiamo scelto questo?”. Ma ho imparato molte
cose, ho appena finito il secondo film, “Wise Girls” nel quale interpreto
un personaggio diversissimo da me, una cameriera di Staten Island che
spaccia stupefacenti.
Victoria:
Hai appena finito di girarlo?
Mariah:
Sì.
Victoria:
Stai diventando un’attrice!
Mariah:
Era un film indipendente, avevo appena fatto “Glitter”, avevo finito di
lavorare alla colonna sonora. Mi davano della pazza perché mi buttavo
in un altro progetto ma sento di aver imparato molto durante la lavorazione
dei film. Non è come girare un video, non si tratta di mostrare il profilo
migliore.
Victoria:
Esatto.
Mariah:
“Perché riprendono questo profilo?”, “Perché riprendono questo?”. Un film
è qualcosa di molto più personale, non sono tutti effetti speciali, esplosioni,
fuochi d’artificio e spari. Ho avuto l’opportunità di imparare cose nuove.
Ovviamente continuerò a fare video come li ho sempre fatti ma li prenderò
molto meno seriamente.
Victoria:
C’è qualcosa che non sei disposta a fare come attrice? Per esempio scene
di nudo o cose del genere? Qualcosa che ti imbarazzerebbe?
Mariah:
Lo farei solo se me lo chiedesse un regista di grande talento di cui mi
fido ciecamente e solo per un ruolo serio, non qualcosa di banale. In
“Wise Girls” sono molto diversa, non è un film adatto ai ragazzini. Perché
lei spaccia… sotto sotto è una persona buona, anche se è una sbandata.
Il mio è un ruolo minore, ma ho dovuto trasformarmi completamente. Un
tizio sul set diceva “E’ strano sentire Mariah che dice le parolacce,
è davvero sboccata”. Ma era il mio personaggio. Comunque è stato bello,
per me è un po’ come fuggire dalla realtà.
Victoria:
Ok, in bocca al lupo.
Mariah:
Grazie.
Victoria:
Grazie mille. E’ stato un piacere incontrarti. E prima di lasciarci ci
vediamo “Loverboy”. Vuoi presentarlo tu?
Mariah:
Questo è il video tratto dal mio primo film, “Glitter”, si chiama “Loverboy”
e… come dite in italiano?
Victoria:
Lei è fichissima nel video, prova a dirlo tu? Io sono fichissima nel video.
Mariah:
io so… non ci riesco! Ciao!
VIDEOMUSICA
-28 Settembre 2001-
di Stefano S3Keno Piccoli & Andrew Frank
Non
sono stati tempi facili per Mariah Carey quelli recenti. In quello che
sarebbe dovuto essere il periodo più importante per la promozione contemporanea
del suo primo film da protagonista assoluta - “Glitter” - e del suo nuovo
album (l’omonima colonna sonora) Mariah si è spezzata. Il 25 luglio scorso
è stata ricoverata d’urgenza. Dicono per “esaurimento psicofisico completo”,
eppure la rete (e il quotidiano britannico “Sun”, che spara la notizia
in prima pagina) parla di tentato suicidio. L’ultima diva è crollata.
La sua portavoce ufficiale smentisce, precisando che certe ferite – polsi
compresi – se le è procurate rompendo accidentalmente piatti e bicchieri
in un momento di rabbia.
Troppe condizioni a suo svantaggio, forse. Cominciando dalle ovvie aspettative
della Virgin, che ha chiuso con lei il contratto discografico più costoso
della storia della musica. La diva pensa per esempio che il suo ex marito
Tommy Mottola (il boss della Sony) e Jennifer Lopez, la nuova stella di
punta della label, tramino contro di lei.
In agosto comunque Mariah torna a casa. Dopo un breve periodo di convalescenza,
costato un annullamento di tutti gli impegni promozionali e uno slittamento
dell’uscita sia del film che dell’album (che in termini economici non
è poco), sembra che sia pronta per affrontare i media, che affamati la
stanno aspettando. La Virgin la rimette in piedi, la prepara alle prime
interviste, alle prime apparizioni televisive: i nuovi prodotti non possono
più stare fermi. Nemmeno il tempo di un primo incontro con la stampa europea,
che il fragile rimontaggio effettuato sulla sua immagine crolla nuovamente
a dispetto del suo equilibrio, come un’impalcatura tirata su troppo in
fretta. I primi di settembre (due giorni dopo il nostro incontro con lei!)
Mariah rientra in clinica a Los Angeles e annulla la sua prima intervista
televisiva con la ABC. Le informazioni che riceviamo la danno “in piena
crisi maniaco-depressiva”.
A volte nella vita l’unico momento in cui si riesce a superare i propri
problemi è quando ci si confronta – e ci si scontra – con quelli degli
altri, forse molto più drammatici. E forse è stato così anche per Mariah.
Il tragico 11 settembre che ha così duramente colpito gli Stati Uniti
deve aver colpito anche il cuore e l’anima della diva. Di fronte ad un
atto tanto grave, di portata mondiale, Mariah si ritira su: riappare per
la priva volta, canta al telethon “America: a tribute to heroes”, comincia
a rilasciare le prime dichiarazioni…
E’ tornata. Il film è uscito nella sale statunitensi. L’album è nei negozi
di dischi, ma sta ricevendo un tiepido favore in patria (forse perché
non è oggettivamente un grande disco); va meglio in Europa, in Italia
è già in Top Ten.
Videomusica.it l’ha incontrata in un momento
molto delicato, quasi di passaggio da una fase all’altra. Non stupiscano
quindi certe strane affermazioni della Carey. In fondo le dive, anche
quando hanno meno guai, sono un po’ così…
Puoi descriverci il tuo nuovo album “Glitter”?
Mariah: “E’ la colonna sonora del mio film, ambientato nel mondo dei club
di New York nel 1982, quindi pieno di dischi up-tempo in piena atmosfera
party. Vedendo il film puoi ascoltare quel tipo di musica, o meglio come
loro la avrebbero fatta, anche se io ho cercato di far incontrare il gusto
degli anni ’80 alle sonorità del 2002. Ci sono anche molti pezzi lenti
nell’album, delle ballate sentimentali scritte appositamente per la storia
del film, per sottolineare le emozioni che ti trasmette la trama. Quindi
è importante precisare che questo è il nuovo album di Mariah Carey, ma
soprattutto che è stato realizzato per il film, che è davvero bello. Penso
che ai miei fans piacerà molto”.
Hai collaborato con molti rapper nell’album; come ti trovi a lavorare
con questo genere di artisti?
“Sai, la gente pensa che io sia cresciuta nella bambagia, con un certo
tipo di educazione ‘per bene’, ma ho visto molte cose in vita mia, anche
perché sono sempre entrata molto a contatto con i diversi rapper con cui
ho lavorato e con le loro realtà. Sebbene la gente pensi che io abbia
avuto una vita da favola, ti assicuro che non è così. Comunque in questo
momento la mia persona preferita tra quelle con le quali ho lavorato è
Da Brat, perché è una delle mie migliori amiche ed è anche una delle persone
più vere che io abbia mai conosciuto. E’ onesta, è ‘cool’, e mi ha veramente
aiutata, in tanti modi”…
Ti piace recitare?
“Recitare è qualcosa che mi aiuta come persona. Non è una cosa che faccio
perché 'va fatta'. Non sono la prima cantante che fa un film e non voglio
essere l’ultima. La vedo piuttosto come una specie di ‘terapia’, ed anche
se in futuro non dovessi più girare un altro film, questo mi ha aiutata
a sentirmi più libera, più rilassata, più a mio agio con me stessa e con
le mie emozioni. E’ stato come aver preso confidenza con i miei veri sentimenti”.
Hai baciato Max Beesley nel
film. La cosa non ha infastidito Mel B?
“No. E lei non deve nemmeno essere gelosa. E’ stato davvero divertente
lavorare con Max, senza considerare che ha molto talento. Ma siamo dei
professionisti, e in verità baciare una persona sul set non è come nell’intimità…
ci sono centinaia di persone che ti girano intorno e ti guardano!”
Cosa c’è di vero circa la rivalità tra te e Janet Jackson?
“Io credo che non esista. Prima di tutto sono una sua grande fan e poi
non riesco proprio ad immaginare una persona realizzata come lei essere
gelosa di me. Ogni volta che ci incontriamo io mi presento nuovamente,
come se non sapesse nemmeno chi sono! Guardavo i suoi video quando non
mi conosceva nessuno, non mi sono mai persa un suo album: per me lei è
un’icona. Sono sicura che anche lei non abbia nulla contro di me o contro
ciò che faccio; siamo due artiste totalmente differenti, quindi non vedo
altro che questo. Penso piuttosto che certe voci siano solo pettegolezzi
messi in giro da gente invidiosa”.
Sei probabilmente considerata la più grande artista del mondo… ma qual
è stata la cosa più normale che hai fatto ultimamente?
“Qualche giorno fa ho avuto una intera giornata libera e invece che dormire
fino a tardi come avevo deciso, ho fatto un salto al mare. Sono andata
sui pattini, ho nuotato e ho giocato con il mio cane… questo è normale
o no? Personalmente non so cosa si possa definire “normale” e cosa invece
no. Per esempio non sono mai a casa e quindi non ho mai il tempo di pulirla.
Certo, sono fortunata perchè ho gente che mi aiuta a seguire queste faccende,
altrimenti sarebbe solo un gran caos!”
Tu canti, scrivi, reciti e produci. C’è qualcosa che non puoi fare?
“Ce ne sono tante. Per esempio vorrei vivere nel mio studio di registrazione,
ma non posso. Può essere più facile per chi non scrive la propria musica,
perché tutto ciò che deve fare è arrivare, cantare una canzone ed andare
via. Ma io sono talmente coinvolta in ciò che faccio, che andrei avanti
ogni giorno fino alle cinque del mattino, e non posso davvero permettermelo.
Ma più che “non potere”, una cosa che invece “non so” fare è andare in
bicicletta. Quando ero piccola, un giorno sono cascata dalla bici mentre
tornavo a casa con una mia amichetta, ci siamo spaventate e fatte male…
da quella volta guidare la bicicletta non fa proprio per me!”
Quali sono a questo punto le tue ambizioni?
“Non hanno a che fare con il raggiungere qualcosa di materiale, quanto
di raggiungere una pace con me stessa. Come vedi, ho bisogno di portare
sempre con me la mia radio e i miei cd, perché anche nel bel mezzo di
un’intervista voglio conservare la mia sanità mentale… può capitarmi che
abbia voglia di concedermi ‘due minuti di festa’, scappare via dalla mia
stessa security, chiamare i miei amici e fargli piccoli scherzi telefonici,
o chiamare mia mamma. Ed è questo che mi mantiene ancorata a terra!”
ANNA -17 agosto 2001-
Dai vertici della hit parade al cinema:
nei panni di una cantante in cerca di successo. Ecco una pop star da 100
milioni di dollari DiAngelo Vaggi
Mariah, un tesoro di ragazza
Dice che il successo non l'ha cambiata. Che è rimasta una ragazza semplice,
fedele a pochi amici. Mariah Carey, voce sublime, fisico dalle curve solide
e sensuali e dieci anni di carriera sorprendente: 140 milioni di dischi
venduti e ora detentrice del più altro ingaggio nella storia del pop,
100 milioni di dollari per passare dalla Sony alla Virgin. Un contratto
di platino per tre dischi di cui il primo, Glitter, esce il 20 agosto.
"E' la colonna sonora del mio primo film da protagonista". Glitter, diretto
da Vondie Curtis-Hall, è la storia di una ragazza in cerca di successo.
Prossimo film in arrivo: Wise Girls, al fianco di Mira Sorvino. Dopo il
divorzio dalla Sony, ecco le prime grane: sua sorella Alison ha scritto
una perfida biografia, Mariah and Me. E come se non bastasse, il cantante
Luis Miguel l'ha lasciata. I pettegoli dicono sia capricciosa e innamorata
del lusso. "Tutte bugie. Al collo porto solo una croce, al polso dei piccoli
bracciali". C'è da crederle?
SUPERCLASSIFICA
-8 Agosto 2001-
MARIAH CAREY "Amo solo la musica"
"Let's champagne"... La suite è di superlusso
nel centro di Milano. Lei sorseggia champagne semisdraiata su un divano
vestita solo con i pantaloncini d'argento e T-shirt. "Ero casta, abbottonata
fino al colletto, mentre invece ora sono libera di esprimermi come voglio.
All'inizio questo mio modo di pormi è stato molto positivo perchè ha messo
l'attenzione soprattutto sulle canzoni, sulle mie qualità vocali. Adesso
posso cambiare, trasformarmi, è un divertimento per me presentarmi così."
Una Barbie con la pelle ambrata e la coda di cavallo da sirena, la super
diva Mariah, mani grandi, gambe lunghe, più imponente di quanto la puoi
immaginare. La sua nuova bandiera è questo look da ragazzina di trent'anni,
esaltato nel video firmato dal fotografo David La Chapelle, vero omaggio
al genere donne e motori per il singolo "Loverboy" tratto dal nuovo album
"Glitter". Primo cd pubblicato con la Virgin, il disco è anche la colonna
sonora del film "Glitter", annunciato da anni come autobiografia della
sua vita di ex corista diventata cantante da 140 milioni di album, Cenerentola
che dopo aver lasciato la sua scarpetta la party - una cassetta con i
suoi provini - è andata sposa al re Tommy Mottola, capo della Sony. Ora
che ha rotto con l'ex marito e la casa discografica che l'ha consacrata,
Mariah è restata la stakanovista che lavora sedici ore al giorno. Quanto
parla senti il fiatone di una corsa a cambiare tutto, per conquistare
"autonomia, libertà" - le parole che ripete più di frequente - nella vita
sentimentale e nel lavoro. Ecco quindi i pantaloncini luccicanti, le soluzioni
rappate di certe canzoni, le spruzzate di disco-music che ti distraggono
un po' dal miele caldo di quella voce dall'estensione mostruosa che l'ha
fatta duettare con Pavarotti e Céline Dion...
Quando ha messo la cassetta con i suoi
provini nella tasca di Mottola pensava di arrivare fin qua?
"All'epoca stavo giù quasi firmando un contratto
con la Warner, il nastro era già stato fatto arrivare a Mottola".
Lei lo conosceva?
"Io non sapevo neanche chi fosse. Era semplicemente
un uomo più anziano che mi fissava".
Come si sente a guardare a quel passato?
"Credo che tutto accada per una ragione,
io sono molto contenta di questo momento della mia vita, di essere la
donna creativa che sono".
Atmosfere, musiche del nuovo disco richiamano
molto gli anni Ottanta: c'è addirittura una cover di "Last night a DJ
saved my life". Anche il film che uscirà tra poco è ambientato negli anni
Ottanta. Che cosa rappresenta per lei quel periodo?
"Il mito. Ero bambina allora, stavo crescendo
in una città come New York. Ho pensato che valesse la pena raccontare
ad altri quell'epoca".
Si dice che questo film sia assolutamente
autobiografico...
"Assolutamente no! Certamente qualche somiglianza
c'è. Billie è una cantante che diventa famosa. Io sono una cantante e
sono diventata famosa, temi abbastanza consueti nei musical. Nel film
però la protagonista viene portata via dalla mamma che è una tossicodipendente.
Viene messa in un istituto e la madre non torna mai a prenderla. Da quel
momento in poi tutto ciò che lei fa, i suoi rapporti sentimentali, la
sua carriera sono finalizzati a capire perchè sua mamma non è mai tornata
e se mai tornerà. Io ci tengo a dire che ho un ottimo rapporto con mia
madre."
Come ha fatto a gestire un salto del
genere a vent'anni?
"La mia non era una famiglia proletaria,
mia madre ha avuto un'ottima istruzione, ha studiato a una scuola di musica,
era una cantante dell'Opera di New York, anche se dopo il divorzio abbiamo
avuto delle grosse difficoltà finanziarie. Il mio segreto è lei. Mi ha
sempre insegnato a credere in me stessa. Mi diceva non chiederti mai "se",
chiediti sempre "quando". Devo ringraziare lei se mi trovi qui, adesso.
Quando eravamo in difficoltà mi diceva di sperare, di tenere duro, di
andare avanti. Penso che se una persona crede davvero fortemente in qualche
cosa, questa cosa si può avverare."
Lei ha detto dopo il divorzio di sentirsi
libera...
"Libera dall'oppressione".
Il passaggio dalla Sony alla Virgin,
un'altra liberazione?
"Era giunto il momento di cambiare, una
situazione stava finendo. Resto molto grata per tutto quello che è stato
fatto."
E' vero che c'è in programma un duetto
con Lenny Kravitz?
"Ho lavorato con un sacco di artisti però
sinceramente non so chi sarà il prossimo".
Anche in questo disco ci sono molte collaborazioni,
soprattutto di artisti rap. E' una scoperta recente?
"Io sono cresciuta a New York con la musica
rap nelle orecchie. Per il resto ho dentro di me una combinazione di culture
diverse. Mio padre era una persona di colore del Venezuela, e abitava
a Harlem, mia madre era un'irlandese del midwest, molto severa."
Mamma, amici, fidanzato, in che scala
li colloca?
"Non ho un fidanzato in questo momento.
Mi capita di avere delle relazioni e poi quando ne parlo la mia relazione
viene rovinata. Ma in questo momento non ho davvero nulla da dire. Sono
innamorata della mia carriera. Non ho tempo da investire in una relazione,
non sarebbe giusto farlo. Mia madre viene prima, amici e famiglia sono
sullo stesso piano. In questa scala di valori metterei anche me stessa".
"Reflection", forse la ballata più toccante,
è legata al tema della perdita della madre. Come le è venuta questa ispirazione?
"La novità del disco sta nel fatto che io
ho scritto queste canzoni pensando a un certo episodio del film. C'è una
scena in cui Billie si domanda perchè sua madre non è tornata e questo
corrisponde a un pezzo preciso. Ho dovuto pensare anche alle immagini
oltre che alla musica e ai testi. Non avrei potuto scriverla in modo autobiografico
ma solo entrando nel personaggio."
Interpretare una canzone scritta da altri,
cantarne una di cui ha comporto testo e musica: che cosa è più difficile?
"Quando canto dei pezzi che ho scritto mi
sento molto impegnata mentalmente perchè è come se li dovessi arrangiare
man mano che vado avanti. Se canto un pezzo inciso da altri ho dei ricordi
precisi di quel pezzo quindi so che cosa voglio andare a ripescare e quindi
è più facile, in fondo..."
Cantanti come Anastacia, Nelly Furtado,
dicono di doverle molto. Lei con chi si sente in debito?
"Con tutto quello che ascoltavo per radio
a New York negli anni Ottanta. Stevie Wonder, Michael Jackson, Whitney
Houston, Diana Ross, Barbra Strisand, Chaka Kan".
Come è stato lavorare nel film indipendente
"Wise Girls" con Mira Sorvino?
"Mira è grande, ha vinto l'Oscar!"
E' contenta del suo personaggio?
"Il mio personaggio è molto duro, molto
sfacciato: ci pensa, è una cameriera che spaccia droga!"
Signorina Carey, è vero che non si ferma
mai, non fa mai vacanza?
"Di solito ho sempre unito la vacanza con
il lavoro. Ma sinceramente adesso credo che sia giunto il momento di pensarci
davvero."
Ma c'è qualche cosa che proprio non le
piace di quello che fa?
"A parte il fatto che non dormo molto, che
non vado mai in vacanza, è fantastico."
DONNA
MODERNA
IL CICLONE MARIAH
Partita da un quartiere povero di New York, oggi la Carey è una star della
musica. Grazie all voce, alla grinta e al nuovo look. Da donna moderna
pronta a conquistare il cuore dei fan. Il suo nuovo album si intitola
Rainbow,
l'arcobaleno, ma quando arriva lei sembra che si scateni un ciclone. Lo
si è visto qualche giorno fa a Milano: Mariah Carey era venuta a presentare
il suo prossimo tour mondiale, che ha come unica datra italiana il 17
febbraio al Filaforum di Assago. Ed è stato un vero bagno di folla: 10
mila fan, armati di poster e di striscioni, hanno invaso la città per
incontrarla. Se da ragazzina le avessero predetto un tale successo, probabilmente
lei non ci avrebbe creduto. Figlia di un'americana di origini irlandesi
e di un venezuelano di colore che si sono separati dopo pochi anni di
matrimonio, Mariah ha dovuto sfoderare tanto entusiasmo e grinta per far
conoscere e apprezzare il suo talento vocale.
Signorina Carey, lo sa che
la sua vita sembra una favola?
"Lo so bene, ho 29 anni e se
mi guardo indietro vedo una ragazzina povera, che vive in quartiere ghetto
di New York. Una ragazzina che, però, ha avuto un regalo: una voce meravigliosa.
Sì, ho lottato, sofferto, stretto i denti per arrivare dove sono arrivata.
Nel centro di Manhattan. Al primo posto delle classifiche. So che non
voglio più tornare indietro e il pubblico mi aiuta: ogni aplauso è energia,
la spinta a fare meglio."
E' stata sorpresa dall'accoglienza
italiana?
"No. Il vostro è un Paese straordinario.
Lo dicono tutti? Io, però, ne sono davvero convinta: per registrare il
mio ultimo disco non mi sono chiusa in uno studio a New York, ma mi sono
rifugiata a Capri. Credetemi, tra me e l'Italia è vero amore."
A proposito di amore. Lei
è felicemente fidanzata con il cantante Luis Miguel: noi italiani ce lo
ricordiamo quasi bambino al Festival di Sanremo del 1985. Sono in vista
nozze?
"Con Luis sto molto bene, ma
io ho già un matrimonio fallito alle spalle e non voglio affrettare le
cose. Quando mi sono sposata ero ancora una ragazza insicura e avevo bisogno
di protezione. Presto, però, mi sono sentita soffocare"
In che rapporti è con il suo
ex marito, Tommy Mottola?
"Ottimi. Lui è presidente della
Sony Music, la mia casa discografica, ed è ancora il mio capo."
Per caso le dà ordini?
"Posso solo dire che tra noi
non ci sono più le tensioni del passato, perchè sono diventata più equilibrata."
Anche quando fa shopping?
Si dice che lei sia una spendacciona.
"Una volta spendevo cifre folli
nei negozi. Quando ho iniziato a guadagnare tanti soldi, non la smettevo
più di comprare abiti firmati. Anche ora adoro i vestiti e ne ho la casa
piena, ma non sono più il mio chiodo fisso."
Il suo look è cambiato.
"Sono tornata a vestirmi da ragazza,
a mostrarmi come sono davvero. All'inizio, invece, i discografici mi avevano
imposto una 'uniforme da signora', perchè avevano paura che il pubblico
mi scambiasse per una teenager del pop usa e getta."
Il pericolo è superato, visto
che ha già venduto 120 milioni di dischi e ha vinto molti premi prestigiosi.
A questo punto quali sono i suoi progetti?
"Fare un po' di cinema. A marzo
inizierò le riprese di All that glitters, un musical ambientato
negli anni Ottanta. Spero che con la recitazione vada tutto bene. Altrimenti
mi rifarò con la colonna sonora."
SETTE
La dea della hit parade è pronta a giurarlo: "D'ora in poi i dischi li
inciderò sempre e solo lì". Mariah Carey ha scoperto i Digital Studios
di Capri la scorsa estate e s'è convinta che sono proprio quel che ci
vuole per la sua voce che vale milioni di dollari. Una voce che ha un'estensione
di cinque ottave, potente, limpidissima, modellata da adolescente sui
repertori di Sarah Vaughan, Stevie Wonder, Aretha Franklin. "Lo sa che
le sirene si ritrovano nella Grotta Azzurra a cantare? E non per caso:
li c'è aria pulita e un'energia spirituale straordinaria", sostiene adagiata
nel lettone da diva della sua suite del Peninsula Hotel sulla Quinta Avenue
a New York.
Esibisce un décolleté generoso
sotto un minuscolo "scaldacuore" color perla, ammicca e dice "Thank you,
Capri".
Assicura che se il suo nuovo
album Rainbow è "so fantastic" il merito è tutto delle "vibrazioni pacifiche"
dell'isola e dei suoi abitanti: "La mia voce a Capri "suona" come in nessun
altro posto. Per chi come me non va mai in vacanza, lavorare in un posto
così bello e così rilassato è quel che ci vuole. Mi sentivo talmente a
mio agio nello studio, che ci stavo persino a dormire".
Non che non abbia trovato tempo
per qualche gitarella: "Appena entrata nella Grotta Azzurra mi è venuta
voglia di cantare l'Ave Maria. C'era mia mamma con me: ci siamo
ritrovate a duettare, così, spontaneamente. E' stato indimenticabile."
A Capri, l'ex Cenerentola del
New Jersey, figlia di una maestra di canto irlandese e di un meccanico
portoricano, che in neanche 10 anni di carriera ha venduto 115 milioni
di dischi (più di Janet Jackson, di Madonna, di Whitney Houston e di Cèline
Dion) ed è la donna che ha venduto più "singoli" nella storia della musica,
tornerà davvero molto presto: "Per incidere la colonna sonora del film
che girerò in febbraio, il primo da protagonista". Annuncia i dettagli
della svolta cinematografica che vuole dare alla sua carriera di regina
del pop mondiale: "S'intitolerà All that glitters. E' la storia
di una ragazza che all'inizio degli anni Ottanta cerca di sfondare come
cantante e si innamora di un deejay. Tra i dialoghi, troveranno posto
molte canzoni: sarà un musical moderno. Spero di avere come partner un
grande attore".
Neanche un po' di paura per il
debutto sul grande schermo? "No, sono assolutamente sicura della mia abilità
di attrice. Studio recitazione da anni, seriamente. Mi sento pronta per
un ruolo importante. Io non voglio fare l'attrice per diventare una star
di Hollywood, ma per poter esprimere la mia creatività con un altro mezzo
artistico. Finora ho fatto solo un'apparizione in The Bachelor,
nella parte di una cantante d'opera, ma la voce non è la mia: quando sono
arrivata il sonoro era già pronto e così mi sono limitata a muovere le
labbra. Il film che ho amato di più? Grease: esaltante. Ho passato ore
a cantare e ballare come nel film".
Con il nuovo album Rainbow,
la ventinovenne Mariah fa più di un'incursione tra i suoni dell'hip hop.
E lei ci tiene subito a rassicurare i fan delle ballate sontuosamente
melodrammatiche che l'hanno fatta diventare una superstar: "Continuo sempre
a cantare "slow songs", le adoro. E in questo disco ce ne sono parecchie,
con molte note alte. C'è anche Against all odds (take a look at me
now), una meravigliosa ballata pop di Phil Collins, che mi ricorda
la mia adolescenza. Ma è vero che mi piace cantare pure brani veloci con
sonorità moderne e in collaborazione con artisti innovativi: come Shak'peare,
DjCool, Jay-Z...".
Secondo lei i "rapper cattivi"
sono un'invenzione dei media: "Se si ascoltassero con attenzione, si scoprirebbe
che lanciano un sacco di messaggi positivi: incitano la gente a vivere
con dignità, a rispettare la famiglia, a considerare il bene della comunità...
i rapper sanno dire cose che hanno senso. Le loro parole a volte sono
dure, aggressive, di ribellione perchè sono lo specchio della realtà di
chi fa fatica a vivere. Io sono cresciuta in una situazione sociale che
mi fa apprezzare quel che dicono. Comunque, chi lavora con me sa che non
sopporto chi perde il controllo e chi si lascia andare alla negatività,
e che quel che voglio è condividere l'amore per la musica."
Tutti pensavano che nel suo nuovo
album avrebbe trovato posto un duetto con Luis Miguel, divo della canzone
sudamericana, conosciuto in Italia soprattutto per essere arrivato secondo
al Festival di Sanremo nel 1985, quand'era appena quattordicenne, che
è accreditato come sua attuale fidanzato, dopo il divorzio da Tommy Mottola,
boss della Sony che l'ha scoperta e nel '93 l'ha portata all'altare, e
una spettegolata valanga di boyfriend che comprende il giocatore di baseball
sex symbol Derek Jeter. "Faremo di sicuro un duetto in furuto, Miguel
e io. Ma stavolta ci siamo accorti di non avere la canzone giusta e neanche
abbastanza tempo. Ci abbiamo provato, ma il risultato non ci soddisfaceva:
siamo entrambi perfezionisti. Meglio lasciar perdere, prima di finire
a litigare: l'amore è più importante di una canzone. E pensare che quando
stiamo insieme non facciamo altro che cantare, lui ha una voce stupenda...
com'è il nostro rapporto? Very nice!".
Del matrimonio ricorda "momenti
felici, ma anche la sensazione dell'oppressione: ero giovane e insicura
quando mi sono sposata, era facile controllare non solo la mia carriera,
ma tutta la mia vita. Non avevo amici, non potevo uscire da sola. E io
sono uno spirito libero". Tant'è vero che, proprio in nome della libertà,
ha trovato il coraggio di affrancarsi da questo marito-padre-padrone,
al contrario, per esempio, di Cèline Dion che il marito manager se lo
tiene ben stretto.
Eppure all'inizio nessuno avrebbe
pensato a questo epilogo. Quanto la sua favola aveva incantato un po'
tutti.
La storia di Mariah comincia
infatti nel 1987. Lei ha 17 anni, lascia la scuola e sbarca a New York
in cerca di fortuna. Di giorno fa la cameriera, di notte mette a punto
le sue canzoni. I tempi sono duri, e la fame si fa sentire, ma Mariah
ha la grinta e la sfrontatezza giusta per arrivare. Così, dopo essere
riuscita a farsi invitare a un party esclusivo, infila la cassetta dei
suoi provini nella tasca del potente italoamericano Tommy Mottola, allora
quarantenne, destinato alla presidenza della Sony music. Una settimana
più tardi Mariah firma il contratto ed entra in sala di registrazione
per l'album di esordio. E' l'inizio della sua trasformazione in superstar.
La piccola Cenerentola ha trovato in un colpo solo il successo e l'amore.
E proprio l'amore continua a essere protagonista di tutte le sue canzoni,
vecchie e nuove. Dice la Carey: "Canto l'amore, nelle sue sfumature contrastanti:
la rabbia, la gelosia, il desiderio... A modo mio, do anche messaggi sociali.
In America quest'anno sono successe cose orribili provocate da ragazi
disperati perchè emarginati. Mi rivolgo ai giovani che si sentono "diversi",
esclusi, per dire che si deve credere nei propri sogni, sempre; che c'è
una luce dentro di noi che nessuno ci potrà mai rubare. Io so che cosa
vuol dire sentirsi emarginati: mi sentivo così ai tempi della scuola e
un po' anche adesso, perchè quando sei famoso sono tanti quelli che vorrebbero
distruggerti". Sostiene che Rainbow, arcobaleno, che ha tutti i colori
della musica, dal melodico al rap, esprime il "sogno di un mondo dove
ci sia armonia tra i colori". L'ha provato sulla sua pelle color biscotto,
mix di sangue irlandese e sudamericano, il problema dell'integrazione.
"I miei vicini di casa non permettevano
ai loro figli di giovare con me, dicevano che ero una bambina cattiva,
in realtà era per il colore "strano" della mia pelle. La differenza di
razza e di cultura è stata alla base della separazine tra i miei genitori.
Con mio padre solo ora sto ricostruendo un rapporto; con mia madre, invece,
ho un legame forte: è stata lei la prima ad apprezzare la mia voce e a
incoraggiarmi a cantare".
Mariah Carey adora le nuove tecnologie:
ai tempi di Ones, in copertina s'era fatta allungare le gambe con
il graphic computer, ora ha lanciato il singolo Heartbreaker su
Internet. "Sono affascinata dalle soluzioni d'avanguardia. Internet non
mi piace solo quando diffonde pettegolezzi e bugie su di me. E io non
posso fare causa a tutti!".
Nel videoclip di Heartbreaker
e nelle foto sul nuovo album, Mariah sfoggia un look sexy-sbarazzino,
decisamente più giovane e meno sofisticato di prima.
"Quando ho cominciato ero una
teen-ager che voleva farsi sentire da gente più grande di lei: quindi,
per non distrarre l'ascolto, mi proponevo con un look adulto e un po'
severo. Oggi il pubblico conosce bene la mia voce, e io posso divertirmi
con la mia immagine. Oggi, posso fare quello che mi pare".
SETTE
E ORA CHIAMATEMI BUTTERFLY
Così si intitola il nuovo album
della cantante che ha deciso di cambiare vita dopo aver venduto 80 milioni
di dischi. Come? Lasciando il marito, riscoprendo la sua sensualità e
sognando il cinema"
La regina del pop anni Novanta,
che ha venduto più di 80 milioni di dischi e detiene spavaldamente il
record femminile dei 12 primi posti in classifica con altrettanti singoli,
più di Madonna e Whitney Houston che sono arrivate a 11, ha spiccato il
volo. E dopo essere volata via dal marito, Tommy Mottola, presidente della
Sony Music (la sua casa discografica) ha inciso il suo nuovo album dal
titolo Butterfly,
"farfalla", appunto. Con un singolo, Honey, che è una dichiarazione
di indipendenza esplicita e decisa.
Così Mariah Carey si lascia alle
spalle quel ruolo di Cenerentola che cominciava a starle troppo stretto
e, dopo aver divorziato dal principe azzurro ("Ma siamo rimasti ottimi
amici e ci vediamo spesso, per lavoro e per affetto"), riprende in mano
la sua vita e la sua libertà.
Cominciando dalla musica, che
va verso sonorità più nuove, più nere, dopo tante ballate romantiche dai
grandi virtuosismi della sua straordinaria voce. "Qualcuno dice che con
questo mio nuovo sound, più moderno e metropolitano, posso aver lasciato
la strada libera a Céline Dion... Non è assolutamente vero. Intanto, lei
è solamente un'interprete, mentre io sono anche autrice di tutto quello
che canto. E comunque siamo diverse...". E la canzone di Titanic?
"Be', il film mi è piaciuto molto...".
Poi, ha cambiato anche look,
privilegiando abiti che la fasciano, ampie scollature e scarpe dal tacco
altissimo che tengono in equilibrio perfetto la sua nuova sensualità.
Ed è più disinvolta, più disinibita anche davanti all'obiettivo, quasi
una prova generale per quella carriera di attrice a cui confida sinceramente
di aspirare.
"Frequento corsi di recitazione
perchè, se il cinema arriverà, vogio che sia per il fatto che so interpretare
una parte, e non solo perchè ho un nome nello show business. Se devo dire
la verità, penso a una carriera come quella di Barbara Streisand o di
Liza Minelli... Il film occasionale non mi interessa. Però sono umile,
e anche pronta a un piccolo ruolo, così, tanto per cominciare".
Senza la minima incertezza, ha
rifiutato di portare sullo schermo la storia della sua vita. Che sembra
un romanzo d'altri tempi, avvincente come una favola. Ma dice che l'ha
già vissuta una volta, e in fondo si recita per essere sempre qualcosa
di diverso.
Nata 28 anni fa a New York, da
una maestra di canto irlandese e un meccanico venezuelano di colore, al
divorzio dai genitori Mariah resta con la madre: cresce per strada, in
quei sobborghi della città dove il rhythm&blues è una specie
di Vangelo.
Già alle medie, fa parte del
coro della scuola e scrive le prime canzoni. A diciassette anni, lavora
di giorno come cameriera, e la sera si esibisce nei pub, finchè un bel
pomeriggio la sua più cara amica le chiede di accompagnarla a un party
di discografici.
E' qui che Mariah mette il nastro
della sue canzoni nella tasca della giacca di Tommy Mottola, un rampante
talent scout, e poi, come nella fiaba di Cenerentola, sparisce nella notte.
Tommy le ascolta e impiega i tre giorni successivi a ritrovare la ragazza.
Che una settimana più tardi firma
il contratto con la Sony. E' il capolavoro di Mottola, quarantenne italo
americano destinato alla presidenza della casa discografica. Ma durante
la registrazione dell'album d'esordio, Tommy conquista anche il cuore
di Mariah; nel 1993, con una cerimonia in puro stile Beautiful, i due
si sposano. "Lui mi ha aiutata molto, perchè mi ha dato la possibilità
di incidere le mie canzoni. Ma non ho venduto tutti quei milioni di dischi
solo grazie a lui... La gente ha scelto la mia voce, la mia musica, le
cose che dicevo... Mica chi c'era dietro a tutto quel lavoro. Comunque
gli sarò eternamente riconoscente".
Dicono che il matrimonio sia
finito per gli oltre vent'anni di differenza, e per la troppa gelosia
di lui, che controllava la vita privata e professionale della bella mogliettina
con l'attenzione e l'ossessione di un segugio, mentre lei, crescendo,
aveva voglia di libertà. Mariah, comunque, giura di non avere un nuovo
amore, e di voler mantenere per un po' questo suo stato di indipendenza.
Anche psicologica.
Con la dedizione di chi è uscita
da un'infanzia disagiata sostiene il Fresh Air Found, la fondazione che
garantisce ai bambini poveri una vacanza in luoghi salubri, e finanzia
il Camp Mariah, un campeggio nello Stato di New York.
Ed è felice di sentirsi finalmente
se stessa, come se la vita fosse cominciata adesso.
NUOVO SOUND PER MARIAH
"Dalla melodia sono passata al rap", dice la Carey. "Ma le sorprese non
finiscono qui". Come riesce una cantante di origine venezuelana, arrivata
a New York giovanissima, a scalare in pochi anni le classifiche, vendendo
80 milioni di dischi, vincere due Grammy e una infinità di premi e riconoscimenti?
Per Mariah Carey, soprannominata anche "la voce più bella del mondo",
è stata questione di talento e di un incontro, quello con Tommy Mottola,
giovane talent scout della Sony, l'ha scoperta, valorizzata, è diventato,
sulla scia del suo successo, un big del business musicale e poi l'ha sposata.
Ma Mariah sa fare anche da sola come dimostra l'album Butterfly, che arriva
dopo il divorzio da Mottola. "Il pubblico mi conosce come voce melodica,
sexy. Ma ora la soprenderò con il rap e un sound nuovo", spiega la Carey
che per Butterfly ha chiamato musicisti di tendenza ed è autrice di molte
canzoni. "C'è un pezzo, Breakdown, "rottura", che canto con molta allegria.
Mi hanno chiesto se non vedevo l'ora di liberarmi di Tommy. Non è così.
Gli vorrò sempre bene e lavorerò con lui. Comunque mi sento diversa. Voglio
essere più calda con il pubblico, meno sofisticata e irraggiungibile.
Insomma, camminare con le mie gambe". E siamo certi che Mariah andrà ancora
molto lontano.
TV SORRISI & CANZONI
MARIAH CAREY "DA CENERENTOLA A REGINA DEL POP"
Ci sono storie che alimentano il sogno americano e quella di Mariah Carey
è una di queste:da ragazza povera di Long Island a regina del pop. A soli
28 anni è l'artista femminile che negli ultimi dieci anni ha venduto più
dischi nel mondo: 90 milioni di copie. Da questo record nasce "Ones" una
raccolta di tutti i suoi singoli arrivati primi nella classifica americana.
Con tre inediti: I Still Believe, cover di Brenda K Starr, che interpreterà
come ospite nella serata finale di San Remo,Sweetheart dove duetta con
Jermaine Dupri, When You Believe, tema del film Il Principe D'Egitto,
cantata con Whitney Houston. La sua è stata una ascesa irresistibile,cominciata
a 18 anni, grazie ad una voce limpida con 5 ottave di estensione ottave
e la determinazione di un carro armato. "Avere successo era la cosa che
desideravo di più e su questo ho concentrato tutte le mie energie" dichiara
senza batter ciglio. Il motore di tutto è inciso nel suo DNA di bambina
cresciuta in fretta nelle strade di un quartiere malfamato di New York,
Long Island, da madre irlandese, maestra di canto, e da padre nero, un
meccanico di origine venezuelana. Contro il volere della famiglia, che
la repudia, la maestrina da alla luce due femmine, Alison e Mariah, e
un maschietto Morgan. Ma quando Mariah ha solo 3 anni i genitori si separano.Per
mantenere i figli la madre deve lavorare giorno e notte. "Spesso la sera
ero sola a casa davanti la tv, ricorda la popstar, e quando sentivo i
notiziari parlare di aggressioni avevo paura che potesse succedere qualcosa"
Intanto la bambina dalla pelle caffellatte cresce: nelle strde respira
Rythm & Blues e in casa scopre il suo talento vocale. "Prendevo lezioni
di canto da mia madre che però non mi ha mai forzato a cantare le arie
d'opera.Mi esercitavo con il repertorio di Sarah Vaughan, di Stevie Wonder
e di Aretha Franklin" A 17 anni punta dritto su Manhattan: di giorno fa
la cameriera, di notte scrive canzoni e cerca di capire come muoversi
nell'ambiente musicale.Per una nno non succede niente fino a quando non
arriva la svolta: la sua migliore amica ,Brenda K Starr, anche lei aspirante
cantante, la porta ad un party di discografici. Li tra gli altri c'è anche
il quarantenne Tommy Mottola, manager in carriera della Sony. Mariah gli
fa trovare in tasca la cassettina con incise le sue canzoni e, con una
mossa a sorpresa degna di Cenerentola, sparisce nella notte. Mottola la
rintraccia subito, la mette sotto contratto e Mariah infila un successo
dopo l'altro.Nel '93 sposa il suo pigmalione che nel frattempo è diventato
presidente della Sony. Ma il matrimonio non dura: la popstar, sempre più
insofferente ai diktat del marito che controlla la sua carriera e la sua
vita, nel '97 lo lascia per il campione di basket Derek Jeter,metà nero
e metà irlandese come lei. Adesso l'irrequieta Mariah ha un nuovo flirt,il
cantante ispanico Luis Miguel, che le ha già regalato un diamante e un
collier di platino. Ma lei tiene le distanze:non vuole che un collier
si trasformi in un guinzaglio.
REPUBBLICA 1999
Sessanta settimane in vetta all'hit-parade: la Carey ha battuto il record
dei Beatles, E ora ha un nuovo obiettivo: il cinema
di Alfredo d'Agnese
Dicono ci sia rimasta male per non aver vinto l'Mtv Europe Award come
miglior artista rhythm'n'blues. Perché Mariah Carey è abituata ai record
e al successo. "È una tripla "minaccia"", afferma il produttore David
Foster. "Canta, scrive, produce. Lavorare con lei è un'esperienza meravigliosa".
Secondo le statistiche è la cantante che ha venduto più dischi in assoluto
in questo decennio, circa 120 milioni tra singoli e cd. Per 14 volte consecutive
ha raggiunto il primo posto nelle classifiche di Billboard, la Bibbia
dell'industria musicale e per 60 settimane ha raggiunto la vetta delle
hit parade, mettendo fine al record dei Beatles
Dati confermati dal successo di Rainbow e Heartbreaker, album e singolo
registrati la scorsa estate nei Digital Studios di Capri, oggi in testa
alle classifiche di mezzo mondo. E proprio sulla vetta del Monte Tuoro
è nata la nuova primavera artistica di miss Carey, dopo due anni di silenzio.
Anche se dice di conoscere solo una canzone italiana, 'O sole mio, l'interprete
americana, che abbiamo incontrato in uno dei suoi trasferimenti tra l'isola
azzurra e Napoli, è stata conquistata da Capri. "Amo il mare e viaggiare,
adoro i paesi caldi", racconta. "Ho registrato alle Bahamas, a Portorico
e in molti paesi dove si può associare lavoro e vacanza. Mi avevano detto
che Capri era un posto magnifico. Mi sono fidata. Per lavorare ho biso-gno
che un luogo sia speciale e tutto intorno a me sia congeniale alla creazione.
Ricordo la prima notte che ho registrato le parti vocali. Sono uscita
dall'albergo alle sei del mattino... Ho fatto una passeggiata e mi sono
guardata intorno. Tutto era bellissimo, il mare era stu-pendo. Insomma
ero così feli-ce di essere viva. Lavorare in posti così e fare la musica
che amo è quello che mi interessa davvero. Il resto non importa molto".
Heartbreaker è stata scritta tra il Messico e lo studio da sogno di Capri,
quasi un inno liberatorio dopo la fine del ma-trimonio con Tommy Mottola,
presidente della Columbia. La cantante ha un nuovo amore, il cantante
Luis Miguel, che l'ha raggiunta anche nel golfo di Napoli. "Oggi mi sento
più libera", afferma. "La mia vita arti-stica non è più limitata e sono
felice. Mi sento così bene. Sono nata in una famiglia molto povera", continua
la Carey, "mia madre è andata via quando avevo tre anni. Poi è arrivato
il divorzio dei miei genitori. Da allora ci siamo spostati in molti luoghi:
sono sempre stata accompagnata da un senso di instabilità, quindi ora
la mia aspirazione, oltre a quella di continuare a cantare, è di acquistare
la sicurezza che non ho mai avuto. Essere famosa mi fa sentire bene".
Una superstar non dovrebbe più avere sogni. Mariah invece ne coltiva ancora.
Dopo la musica, vuole sfondare anche nel cinema: "Mi piace fare l'attrice,
ho studiato recitazione per due anni e mezzo e quando ero piccola ho frequentato
diversi laboratori teatrali. È una grande passione e per me ha una funzione
terapeutica, mi mette in contatto con me stessa, aumenta le mie capacità
creative. In The Bachelor di Gary Lewis con Chris 'O Donnell ho ottenuto
un piccolo ruolo in cui interpreto anche un'aria dalla Traviata, Ma il
progetto che più mi intriga è All that glitters. È la storia della difficile
relazione tra una cantante e un dj. Sto collaborando alla sce-neggiatura
e sto scrivendo alcune canzoni della colonna sonora. Il film uscirà l'anno
prossimo: può anche darsi che la-vorandoci mi venga l'ispirazione per
fare un nuovo album". Tempo fa la Carey si è esibita con Luciano Pavarotti,
cosa che sperava di fare da tempo: "L'ho incontrato a Los Angeles, a uno
spettacolo che tenevo in onore di Stevie Wonder, il mio idolo in assoluto.
Il maestro mi ha fatto i complimenti, invitan-domi al Pavarotti International.
Gli ho detto di sì, senza esitazioni. Ha di certo un merito, aver unito
il pubblico della lirica e quello della musica pop.
DONNE
Carey: "La mia vita distrutta dai pagliacci"
GIUSEPPE VIDETTI ROMA -
"Sì, sono stata ferita, sono cresciuta confusa, sono stata povera, ho
guardato la vita da molti punti di vista, sono stata messa all'indice,
mi sono sentita inferiore perché sono bianca e nera" ("My saving grace").
Mariah Carey si confessa in un album liberatorio, Chambracelet (in parte
registrato in uno studio di Capri), che sarà nei negozi dal 29 novembre,
lo stesso giorno in cui esce nelle sale Scelte d'onore, il film di David
Anspaugh in cui recita accanto a Mira Sorvino. Ci aspetta seduta su divano,
il golfino bianco sbottonato fin sotto l'attaccatura di un malizioso wonderbra
dorato che stenta a trattenere il bellissimo seno. Tutto ha l'aria di
essere casual, tutto è perfetto. I capelli inanellati in riccioli biondi
che le scivolano lungo il collo di cera, il trucco solo apparentemente
discreto che ha cancellato i segni di notti insonni, delusioni d'amore
e un collasso nervoso che l'estate scorsa l'ha costretta a un ricovero.
Questo è il suo album più autobiografico. Aveva l'urgenza di Carey: "La
mia vita distrutta dai pagliacci" mettere il pubblico al corrente del
suo stato d'animo? "Ho attraversato un periodo difficile, la rottura di
un matri-monio (con Tommy Mottola, ndr), la fine di una relazione (col
cantante Luis Miguel), avevo bisogno di un disco terapeutico, di entrare
in studio sola con le mie canzoni, abbandonando il modo di lavorare folle
al quale per anni mi hanno costretta". Ci sono canzoni amare, accuse velate,
una spiccata presa di coscienza e un filo di speranza nelle canzoni del
nuovo cd. S'intuisce la reazione di una persona ferita. "E' difficile
rispondere in poche parole. Ci provo: ho avuto un'infanzia difficile,
figlia di genitori separati, insicura per il fatto di essere una nera
a metà, ca-tapultata in un mondo pazzesco, lusingata da un mercato che
mi ha offerto il massimo (oltre 130 milioni di dischi venduti). Poi un
matrimonio col mio boss che mi ha creato intorno una prigione, personale
e professionale. Cerco di liberarmi, e finisco con un'al-tra casa discografica
che poi mi liquida dalla sera alla mattina (la Virgin, dopo il fallimento
di Glitter, il film e il disco). Mi rifugio da mia madre, dico che sono
sfinita. Ma neanche li mi lasciano in pace. C'è da stupirsi se sono finita
in clinica? Non mi alimentavo bene, non dormivo più, ero disidratata e
stressata". Il successo, alla fine, invece di curare la sua insicurezza
ha ingigantito le sue paure. "Non nascondo che quando mio padre - morto
di cancro l'estate scorsa - si dileguò con tutti i nostri risparmi, i
miei guadagni hanno salvato la mia famiglia. Ho avuto la sfortuna di trovarmi
giovane e vulnerabile nelle mani di persone senza scrupoli. Alla fine
ero in trappola in un oceano di pescecani. Al punto che ho fatto un film
come Glit-ter solo perché l'industria riteneva che era quello che Mariah
Carey doveva fare in quel momento. Era Hollywood che sceglieva, non io.
Tutto questo ha un prezzo e io l'ho pagato". "Clown" è una canzone durissima
contro gli uomini. E' dedicata al suo ultimo boyfriend? "Non solo. La
mia vita è stata piena di pagliacci, più di un circo. La canzone è per
tutti loro".
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